C’è qualcosa di ipnotico nel modo in cui i mercati azionari americani continuano a salire, indifferenti alle fiamme che ardono tutt’intorno. Wall Street balla sul fuoco e per ora non si scotta. La Casa Bianca guarda al 4 luglio come a una scadenza simbolica: Trump vorrebbe presentarsi alle celebrazioni per i 250 anni dell’Indipendenza con il Medio Oriente pacificato.
Ma con le due parti lontanissime da un accordo e la leva dell’Iran in crescita, quell’obiettivo appare irraggiungibile. Alcuni osservatori non escludono un’ultima escalation militare, anche perché un presidente a -21 di consenso ha ormai poco da perdere.
Sul fronte macro, il calore si fa sentire. Il Tesoro ha collocato debito trentennale al 5% di cedola - livello assente dal 2007 - mentre l’inflazione headline supera il target Fed da oltre sessanta mesi. Il balzo dei prezzi alla produzione, dal 4,3% al 6,0% in un mese, segnala pressioni più radicate del previsto. L’IPC potrebbe toccare il 4,5% nei prossimi due mesi.
Eppure la Fed di Warsh non sembra intenzionata ad agire, preferendo una postura “transitoria” nella speranza che energia e supply chain si normalizzino. Intanto le Borse USA continuano il rally, sorrette dalla leva dei bilanci privati. Il fuoco, alla fine, non mente mai. E chi balla troppo a lungo sulle braci, prima o poi, potrebbe accorgersi del calore.
Il PMI parla, i mercati ascoltano
Il Purchasing Managers’ Index è uno di quegli strumenti che, nel tempo, ha conquistato una reputazione quasi leggendaria tra analisti e trader. Non perché sia infallibile - nessun indicatore lo è - ma perché arriva prima degli altri. Prima dei dati sul PIL, prima delle revisioni sull’occupazione, prima che le Banche centrali aggiornino i loro modelli.
Il PMI è un sondaggio condotto tra i responsabili acquisti delle imprese: persone che, per definizione, guardano avanti. Ordinano materie prime, assumono personale, pianificano la produzione. Quando il loro sentiment si deteriora, l’economia di solito li segue a ruota. Quando migliora, i segnali di ripresa tendono a materializzarsi nelle settimane successive. La soglia dei 50 punti è diventata uno dei riferimenti più seguiti della finanza globale. Sopra: espansione. Sotto: contrazione. Semplice nella forma, potente nella sostanza.
E proprio questa semplicità di lettura - unita alla cadenza mensile e alla pubblicazione in forma flash già a metà mese - lo rende uno strumento privilegiato per chi opera sui mercati. Il 21 maggio sarà una giornata densa. I dati flash di S&P Global arriveranno in sequenza: prima l’Eurozona, dove i recenti segnali di stabilizzazione del manifatturiero si scontrano con una domanda domestica ancora anemica; poi il Regno Unito, alle prese con un’inflazione dei servizi ostinatamente elevata che condiziona le mosse della Bank of England; infine gli Stati Uniti, dove il mercato del lavoro solido non ha finora impedito un rallentamento degli ordinativi industriali. Tre istantanee, tre storie diverse, un unico strumento di misura.
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