Aria fresca o viziata in vetta? | Investire.biz

Aria fresca o viziata in vetta?

25 mag 2026 - 16:00

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Le indicazioni in arrivo dal fronte geopolitico spingono i listini azionari e penalizzano il greggio. Ma attenzione ai bond

L’aria leggermente più fresca sul fronte geopolitico, con i dialoghi tra Iran e USA che proseguono, ha spinto il Dow Jones ai massimi storici, con i 51mila punti nel mirino. Veleggiano sui top di sempre anche S&P 500 e NASDAQ, con il mercato che la scorsa ottava ha nuovamente vissuto una forte spinta dei titoli legati all’AI.

È stata una settimana che ha vissuto la sua prima parte nell’attesa per la trimestrale di NVIDIA. Risultati che hanno stracciato le attese, con ricavi record a 81,6 miliardi di dollari (+85% a/a). Un’aria resa più fresca anche dalla tregua che si respira sul fronte delle materie prime, con il petrolio che, respinto dalla soglia dei 105 dollari, é tornato sotto i 100 dollari.

Aria meno fresca invece attorno al mercato obbligazionario, con le prospettive di politica monetaria che stanno spingendo al rialzo i tassi richiesti lungo tutta la curva. Il focus specifico è la parte più lunga, con il 30 anni americano da qualche seduta stabilmente sopra la soglia del 5%. Le prossime settimane saranno determinanti per capire il polso del mercato su questo fronte, con i titoli di Stato americani ed europei che potrebbero sostituire il petrolio nel ruolo di termometro del sentiment degli operatori.

 

La doppia trappola

Attenzione ai segnali arrivati la scorsa settimana dagli indici PMI. A maggio, il Purchasing Managers’ Index composito della Zona Euro si è fermato a 47,5 - minimo dal 2023, in calo dai 48,8 punti di aprile - per effetto di forze ribassiste convergenti: produzione in calo, nuovi ordini in ribasso, occupazione in flessione.

L’Eurozona è stretta tra crescita che cede e costi che non scendono. Una doppia trappola. Il raffreddamento ha colpito sia il manifatturiero sia i servizi. Le imprese segnalano aumenti marcati nei costi di input - energia in primo piano - e una fiducia, tra consumatori e aziende, in costante discesa. Il conflitto in Medio Oriente resta la causa principale dello shock energetico.

Rispetto al 2022 mancano però due ammortizzatori: il sostegno fiscale dei governi e la spinta della riapertura post-pandemia. Senza di essi, l’impatto sulla crescita rischia di essere più persistente. Il paradosso è che la domanda debole potrebbe limitare la trasmissione dell’inflazione al consumatore: a maggio i prezzi praticati sono cresciuti solo marginalmente.

Le pressioni si scaricano così sui margini aziendali - con ricadute su investimenti, assunzioni e crescita. Se il conflitto restasse irrisolto, il rischio di recessione tecnica smette di essere uno scenario estremo: un’economia che si contrae mentre i costi non mollano. Una doppia trappola difficile da gestire per BCE e governi. Uscirne non sarà una questione di soli tassi.

 

 

Qui è possibile leggere tutta la Weekly Note di Vontobel

 

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