Le trimestrali Big Tech arrivano nella settimana più affollata della stagione. Mercoledì 28 ottobre, alle 19 ora italiana, la Federal Reserve decide sui tassi. Mezz'ora dopo parla il presidente Kevin Warsh. Dopo le 21 escono i conti di Microsoft e Alphabet. Giovedì 29 tocca alla BCE, al PIL americano e all'indice dei prezzi PCE. In serata pubblica Amazon. Il mercato ha già fatto i suoi conti. Le opzioni mettono in preventivo movimenti tra il 5 e l'8% per i tre giganti, entro venerdì. Tradotto in valore di Borsa, sono più di 600 miliardi di dollari che possono spostarsi in pochi giorni. Il calcolo è nostro e approssimativo, ma rende l'idea della posta in gioco.
Trimestrali Big Tech: la lezione di Meta, battere le stime non basta
Per capire cosa cerca il mercato bisogna partire da Meta. Il 21 ottobre ha pubblicato ricavi e utili sopra le attese. Nel dopo mercato il titolo saliva di oltre il 6%. Poi gli investitori hanno guardato la cassa. Gli investimenti in data center hanno superato i soldi incassati dall'attività. La cassa libera è diventata negativa per la prima volta dalla quotazione del 2012. Giovedì 22 il titolo ha chiuso in calo del 7%.
Il quadro generale va nella stessa direzione. Secondo FactSet, al 23 ottobre l'83% delle aziende dell'S&P 500 aveva battuto le stime sugli utili. È più della media degli ultimi cinque anni. Ma la sorpresa media è stata del 2,1%, contro una media storica del 7,5%. Battono quasi tutte, quindi, ma di poco. Con aspettative così alte, un margine piccolo non basta a sostenere il titolo.
Cosa misura il movimento implicito delle opzioni
Prima dei conti, chi tratta opzioni compra e vende protezioni sul movimento del titolo. Dal prezzo di queste opzioni si ricava il movimento implicito. È l'ampiezza della variazione che il mercato si aspetta, in un senso o nell'altro. Il dato non dice se il titolo salirà o scenderà. Dice solo quanto forte potrebbe essere la reazione.
La settimana scorsa è un buon banco di prova. Per Meta le opzioni indicavano circa il 7,3%, e il titolo ha perso il 7%. Netflix era attesa al 9,3% e ha perso il 5,3%. Tesla era attesa al 5,6% e ha perso il 3,1%. Lam Research, che produce macchinari per i chip, era attesa al 7,1% e ha perso quasi il 12%. Tre casi su quattro sono rimasti dentro la forchetta. Ma tutti e quattro i titoli sono scesi.

La Fed di mercoledì: pausa quasi certa, conta dicembre
Sulla Fed il mercato sembra avere pochi dubbi. Secondo il FedWatch del CME, la probabilità di tassi fermi tra il 3,75% e il 4% è del 90,6%. A settembre la Banca centrale li aveva alzati di un quarto di punto. Le stesse quotazioni danno quasi l'80% di probabilità a un nuovo rialzo a dicembre.
Per questo conterà più il tono di Warsh della decisione. Se conferma la strada verso un rialzo a fine anno, i rendimenti possono salire ancora. E tassi più alti riducono il valore attuale degli utili attesi tra molti anni. È proprio il tipo di utili su cui le Big Tech stanno investendo centinaia di miliardi.
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Microsoft e Alphabet, le trimestrali Big Tech di mercoledì sera
Per Microsoft le opzioni con scadenza 30 ottobre prezzano un movimento di circa il 5,3%. Sono una trentina di dollari per azione. Altri calcoli, che isolano solo l'effetto dei conti, danno tra il 4 e il 5%. Le fonti divergono perché la scadenza di venerdì include anche la Fed e le sedute normali.
Il numero più atteso è la crescita di Azure, il cloud di Microsoft. Nel trimestre precedente era stata del 43%. Per questo trimestre la società aveva indicato circa il 45%. In altre parole, il 45% è la soglia minima. Conteranno anche gli investimenti, previsti sopra i 50 miliardi nel trimestre. C'è poi il fattore prezzo. A fine luglio il titolo valeva circa 389 dollari, venerdì 23 ottobre circa 524. È un rialzo del 35% in tre mesi, che alza l'asticella.
Per Alphabet il movimento implicito è di circa il 6%. Il gruppo non fornisce previsioni numeriche, quindi l'attenzione va su due voci. La prima è Google Cloud, cresciuto dell'82% nel trimestre precedente. Il suo portafoglio ordini era arrivato a 514 miliardi di dollari. Sono contratti già firmati che diventeranno ricavi nei prossimi anni. La seconda voce sono gli investimenti, indicati tra 195 e 205 miliardi per il 2026 e in aumento nel 2027.

Amazon e il giovedì delle Banche centrali
Amazon è il titolo da cui le opzioni si aspettano la reazione più ampia dei tre: circa il 7,8%. È anche il gruppo che spende di più, con circa 220 miliardi di investimenti previsti nel 2026. Il dato chiave è AWS, il cloud di Amazon. Nel trimestre precedente era cresciuto del 37%, il ritmo più veloce dal 2021. Le stime circolate a metà ottobre indicavano una crescita tra il 30 e il 35%. Un leggero rallentamento, quindi, è già nei prezzi.
La giornata di giovedì però è piena anche prima dei conti. Alle 13:30 ora italiana escono il PIL americano del terzo trimestre e il PCE di settembre. Il PCE è l'indice dei prezzi più seguito dalla Fed. Per la componente di fondo l'attesa è del 3,1% annuo, dal 3% precedente. Alle 14:15 decide la BCE, attesa ferma. Venerdì tocca alla Banca del Giappone.
Il resto della settimana, da Visa a Intesa Sanpaolo
Le trimestrali Big Tech non sono le sole. Secondo FactSet, questa settimana pubblicano 179 aziende dell'S&P 500, tra cui dieci del Dow Jones. Martedì sono attese Boeing, Coca-Cola, UPS e PayPal prima dell'apertura. La sera è il turno di Visa, Robinhood e del gruppo coreano delle memorie SK Hynix. Giovedì mattina pubblicano Eli Lilly, Mastercard e Caterpillar. In serata, oltre ad Amazon, arrivano Intel, Coinbase e Reddit. Per Reddit le opzioni prezzano un movimento di circa il 13%. Venerdì chiudono la settimana Exxon e Chevron.
Anche Piazza Affari ha un calendario fitto. Mercoledì sono attese Stellantis, Prysmian e Campari. Stellantis pubblica solo ricavi e consegne, non il bilancio completo. Giovedì tocca ad Amplifon e Italgas. Venerdì è il giorno di Intesa Sanpaolo, insieme al PIL preliminare dell'Eurozona e dell'Italia. Apple invece non è in questa settimana: la data stimata è il 2 novembre, non ancora confermata dalla società.

La domanda della settimana è la stessa per tutti i grandi nomi della tecnologia. Non basta battere le stime. Bisogna mostrare che i soldi spesi nell'intelligenza artificiale stanno tornando sotto forma di ricavi e di cassa.
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