Lunedì 31 marzo si è chiuso con un rimbalzo significativo per gli indici statunitensi, ma il bilancio del primo trimestre 2025 resta tra i peggiori dal 2022. Il mercato ha recuperato terreno nel finale di giornata, ma la tensione resta elevata in vista del 2 aprile, data ribattezzata dal presidente Trump come “Liberation Day”, in cui entreranno in vigore nuove tariffe commerciali che potrebbero segnare un punto di svolta per il sentiment di mercato.
Wall Street: una seduta di forti contrasti
La giornata si era aperta con un netto calo degli indici. Il Dow Jones Industrial Average era arrivato a perdere oltre 400 punti in mattinata, salvo poi chiudere in rialzo di 417,86 punti (+1%), a quota 42.001,76. Lo S&P 500 ha recuperato da un minimo intraday di -1,65% fino a chiudere in progresso dello 0,6%, segnando la sua maggiore inversione intraday (da negativo a positivo) dal 13 ottobre 2022.
Più debole il Nasdaq Composite, che ha chiuso in lieve calo dello 0,14%, a 17.299,29, dopo essere sceso di oltre il 2,7% nel corso della sessione.
I numeri del trimestre delle Borse USA
Nonostante il recupero dell’ultima seduta, sia l’S&P 500 che il Nasdaq hanno interrotto una striscia positiva di cinque trimestri consecutivi in crescita, con performance negative che non si vedevano da fine 2022. Lo S&P 500 è sceso del 5% da inizio anno, con i settori tecnologici e consumer a far registrare le perdite più marcate.
Il comparto tecnologico, pesantemente esposto su nomi come Apple, Microsoft e Nvidia, è in calo di oltre il 10% da inizio anno. Simile la situazione per il settore consumer discretionary, dove spiccano Amazon e Tesla, anch’esse in forte ribasso.
Di contro, l’energia è il settore migliore da inizio 2025 con un guadagno vicino all’8%, seguito dalla sanità a +5%, seppur con segnali di debolezza nelle ultime settimane. Tuttavia, si tratta di settori generalmente sottopesati nei portafogli degli investitori istituzionali.
La minaccia delle tariffe del 2 aprile
Il clima di nervosismo è alimentato dalle attese per il "Liberation Day", come definito da Trump: una nuova stagione di dazi commerciali dovrebbe prendere il via mercoledì 2 aprile, e il mercato teme un impatto diretto sui margini aziendali e sulla redditività delle imprese americane.
La scorsa settimana, l’annuncio di tariffe al 25% su tutte le auto importate ha già colpito duramente il settore automobilistico: General Motors ha perso il 6,3% e Ford Motor il 2,8% in un solo giorno. Secondo indiscrezioni, l’amministrazione starebbe valutando anche tariffe generalizzate del 20% sulle importazioni. Uno scenario che al momento non sembra ancora pienamente scontato dai mercati.
Impatti stimati su utili e outlook macro
Le stime sugli utili delle società S&P 500 sono già state riviste al ribasso da inizio anno, passando da $272 a $268 per azione. Tuttavia, un’escalation protezionistica potrebbe comprimere ulteriormente i margini, in uno scenario in cui i costi di produzione aumentano e i consumatori iniziano a risparmiare di più.
A preoccupare gli analisti è anche il rischio di stagflazione, una combinazione di crescita lenta e inflazione elevata. Il CBOE Volatility Index (VIX) si è mantenuto su livelli alti, chiudendo a 22,42, pur in calo dai 24,80 toccati nella mattinata.
Un’opportunità o un campanello d’allarme?
Alcuni analisti vedono nella forte negatività un’opportunità di rimbalzo: aprile è storicamente il secondo miglior mese dell’anno per l’S&P 500, positivo nel 65% dei casi, e i livelli di pessimismo degli investitori potrebbero favorire un rimbalzo tecnico (“buy the dip”).
Tuttavia, non tutti sono così ottimisti. Gli analisti di MI2 Research avvertono che l’attuale contesto stagflazionistico rappresenta una “criptonite” per l’azionario e temono che molti investitori USA stiano sottovalutando il rischio sistemico di una politica commerciale aggressiva da parte di Trump. Goldman Sachs invece rivede a rialzo le probabilità di recessione nei prossimi 12 mesi dal 20% al 35%.
Il rimbalzo di lunedì potrebbe offrire un sollievo temporaneo, ma il mercato rimane fragile. Il vero test arriverà il 2 aprile, quando si capirà la portata reale delle nuove tariffe. Se queste saranno contenute, il mercato potrebbe reagire positivamente. In caso contrario, l’effetto "Liberation Day” rischia di essere un punto di rottura per il sentiment di Wall Street.