Il mercato del lavoro statunitense si trova a un punto di svolta critico. Mentre i mercati attendono il rilascio ufficiale dei dati macro USA di gennaio, un mix di revisioni statistiche massive e dati "real-time" provenienti da fonti alternative dipinge un quadro decisamente più cupo rispetto alla narrativa del "soft landing" circolata finora.
Dati macro USA: il miraggio statistico, revisioni da 1 milione di posti
Il dato più destabilizzante riguarda l'imminente processo di annual re-benchmarking del Bureau of Labor Statistics (BLS). Le stime indicano che la forza del mercato del lavoro degli ultimi due anni potrebbe essere stata ampiamente sovrastimata dai modelli ufficiali.
-
Revisione marzo 2025: si prevede una correzione al ribasso di circa 666.000 posti di lavoro.
-
Impatto cumulativo a dicembre 2025: una volta aggiornati i modelli (incluso il controverso modello "birth-death"), la revisione totale potrebbe sfiorare il milione di posti cancellati.
-
Significato macro: questo suggerisce che l'economia non sta rallentando ora, ma era già strutturalmente più debole di quanto percepito durante tutto il 2025.
I dati real-time: gennaio in territorio negativo
Se il consensus ufficiale sui dati macro USA rimane cautamente positivo, i fornitori di dati alternativi che monitorano le bacheche di lavoro (come LinkedIn e Indeed) e le pagine career aziendali mostrano una realtà divergente:
Revelio Labs stima che l'occupazione non agricola sia scesa di 13.300 unità a gennaio. Questo calo è stato trainato principalmente dai settori Retail, Leisure and Hospitality e Public Administration, che insieme hanno perso circa 54.000 posizioni.
Fonte: Revelio Labs
Parallelamente, LinkUp - che traccia i dati direttamente dai siti web aziendali - stima una perdita ancora più marcata: meno 25.000 posti. Se confermato, questo segnerebbe la quarta contrazione mensile negli ultimi otto mesi, confermando un trend recessivo ormai consolidato.
Assunzioni ai livelli della crisi finanziaria
Al di là della perdita netta di posti, è la paralisi delle nuove assunzioni a preoccupare gli analisti. Il tasso di assunzione (hiring rate) negli Stati Uniti è scivolato al 3,3%.
Questo valore non è solo in linea con lo shock pandemico del 2020, ma risulta inferiore ai livelli registrati durante la recessione del 2001 e nel pieno della crisi finanziaria del 2008.
In aggiunta, i dati di Challenger evidenziano che a gennaio sono stati annunciati solo 5.306 piani di assunzione, il minimo storico per questo mese dall'inizio delle rilevazioni nel 2009. Le aziende, pur evitando licenziamenti di massa (per ora), hanno sostanzialmente smesso di investire in nuovo capitale umano.
Implicazioni per la Federal Reserve
La fragilità estrema del mercato occupazionale, unita a una previsione di CPI (inflazione) più contenuta per febbraio, mette la Federal Reserve con le spalle al muro.
-
Aspettative sui tassi: gli analisti prevedono ora tagli fino a 100 punti base entro la fine dell'anno.
-
Prospettive politiche: nonostante le rassicurazioni di Kevin Hassett (National Economic Council) su una "produttività record guidata dall'IA", la realtà dei dati suggerisce che la Fed dovrà intervenire "prima piuttosto che poi" per evitare un deterioramento irreversibile.
Il mercato del lavoro non è più solo in fase di "raffreddamento": i segnali indicano una fragilità che precede solitamente le fasi di recessione conclamata. Oggi, mercoledì 11 febbraio, potrebbe essere il giorno in cui i mercati saranno costretti a fare i conti con questa realtà.
Disclaimer: File MadMar.