Fed: non è l'età, ma le convinzioni a spiegare chi investe in crypto | Investire.biz

Fed: non è l'età, ma le convinzioni a spiegare chi investe in crypto

25 ago 2026 - 07:00

Studio Fed: le aspettative di rendimento contano più di età e reddito. Un'informazione sui rendimenti passati basta a spostare i portafogli verso le criptovalute

Chi investe in criptovalute? Il ritratto tipico è ormai un luogo comune: giovane, maschio, tecnologico. Un recente studio della Federal Reserve Bank of Cleveland lo conferma, ma aggiunge un dettaglio che ribalta la prospettiva. Il vero discrimine non sta nell'anagrafe, ma in quello che ci si aspetta di guadagnare. E basta un'informazione minima sui rendimenti passati per far muovere i portafogli veri. Vediamo i dettagli

 

Attese rendimento criptovalute: ventidue contro sette

Nel 2021, ai rispondenti veniva chiesto quale rendimento si attendessero dalle criptovalute, tipo il bitcoin, nell'anno seguente. Chi le possedeva rispondeva in media 22%. Chi non le possedeva, 7%. Nel 2025 la forbice si è ristretta - 13,8% contro 4,7% - ma non si è chiusa.

Gli autori dello studio (Michael Weber, Bernardo Candia, Olivier Coibion e Yuriy Gorodnichenko) hanno provato a quantificare quanto pesi questa divergenza. Il risultato: ogni punto percentuale in più di rendimento atteso si traduce in circa 0,8 punti percentuali in più di probabilità di detenere criptovalute.

Questa singola variabile spiega più della decisione d'acquisto di quanto facciano, tutte insieme, reddito, età, genere, istruzione, patrimonio, occupazione e orientamento politico. Aggiungendo la percezione del rischio e le aspettative sugli altri asset, il peso delle convinzioni arriva a quasi il doppio di quello dei fattori demografici.

 

Con l'oro non funziona così

Il confronto con le altre classi di attivo è il punto in cui lo studio diventa davvero rivelatore, ed è ciò che le ricerche precedenti non erano riuscite a isolare. Per azioni, obbligazioni e oro il rapporto si capovolge: sono le caratteristiche osservabili - quanto guadagni, quanti anni hai, che patrimonio hai - a spiegare chi possiede cosa, mentre le aspettative contano cinque o sei volte meno.

E soprattutto: chi possiede oro si attende dall'oro esattamente quello che si attende chi non lo possiede. Nel 2022, 9,9% contro 10,3%. Praticamente lo stesso numero. Sull'oro, insomma, esiste un'opinione condivisa. Sulle criptovalute no: possessori e non possessori abitano due mondi informativi separati.

A monte c'è un vuoto di conoscenza che i numeri fotografano bene. Alla domanda sul rendimento atteso, l'84% dei rispondenti sceglie "non so" quando si parla di crypto - contro il 60% dei conti di risparmio e il 68% delle azioni.

Fra chi non possiede criptovalute la quota sale all'87%. Non è che non le comprino perché le giudicano male: nella maggior parte dei casi non hanno proprio gli strumenti per giudicarle.

 

L'esperimento: due righe che spostano il portafoglio

È qui che lo studio passa dall'osservazione alla prova. Nella rilevazione del secondo trimestre 2025 le famiglie sono state divise a caso: alcune non hanno ricevuto nulla, altre una singola informazione sui rendimenti dell'ultimo anno di Bitcoin, dell'S&P 500 o di GameStop, in forma di testo o di grafico. Un gruppo ha ricevuto la previsione d'inflazione della Fed.

Il gruppo a cui è stato detto che Bitcoin era salito del 14,3% in dodici mesi ha reagito in modo netto: ha alzato le proprie aspettative di rendimento sulle crypto di oltre 3 punti percentuali; ha aumentato di circa 2 punti percentuali la quota di portafoglio che vorrebbe destinare alle criptovalute, sottraendo risorse soprattutto a liquidità e conti correnti, e, mesi dopo, ha effettivamente comprato.

La probabilità di risultare possessore nella rilevazione successiva è salita di 2,5 punti percentuali, pari a un aumento del 23% rispetto alla probabilità di partenza. L'informazione sulle azioni non ha spostato le allocazioni desiderate. Quella sull'inflazione non ha prodotto effetti misurabili. Il dettaglio più significativo, però, è un altro: l'effetto si concentra su chi non investiva per mancanza di informazioni.

Chi aveva già deciso che le criptovalute sono un cattivo investimento non si è mosso di un millimetro. È la prova che non si tratta di rispondenti compiacenti verso il ricercatore, ma di persone che riempiono un vuoto.

 

Guadagni da crypto, spesi come una vincita

L'ultimo capitolo riguarda i consumi. Quando Bitcoin sale, chi lo detiene compra: un raddoppio del prezzo aumenta di 1,4 punti percentuali la probabilità che una famiglia interamente esposta acquisti un bene durevole nel trimestre. L'effetto è più forte su elettrodomestici ed elettronica, si attenua su auto e case, e nel trimestre successivo sparisce.

Sulla spesa corrente, invece, non succede nulla. Ed è una differenza sostanziale: per azioni e obbligazioni la variazione di prezzo si riflette anche sui consumi quotidiani, come accade quando ci si sente più ricchi in modo duraturo. Con le crypto no. Il guadagno viene trattato come una vincita: un acquisto singolo, e via.

 

Il circolo che alimenta le bolle

Messi in fila, i risultati descrivono un meccanismo riconoscibile. Rendimenti passati elevati attirano nuovi partecipanti. I nuovi partecipanti spingono i prezzi. I prezzi più alti generano nuovi rendimenti da raccontare. Nessuno, nel frattempo, si aspetta un ritorno alla media.

Non è un'ipotesi inedita, ma qui l'anello informativo viene misurato in laboratorio anziché dedotto dai grafici dei prezzi. Per il risparmiatore europeo la conseguenza pratica è immediata. Se una riga di testo su un rendimento a dodici mesi basta a spostare di due punti l'allocazione desiderata, allora la comunicazione promozionale, i contenuti sponsorizzati e la copertura mediatica dei rally non sono canali neutri.

E la selettività dell'effetto indica anche dove l'educazione finanziaria rende di più: non nel convincere chi ha già un'opinione, ma nel presidiare lo spazio di chi non ne ha nessuna. La conclusione degli autori è asciutta. Finché non esisterà un insieme condiviso di convinzioni su cosa siano e quanto valgano le criptovalute, la volatilità resterà il loro tratto distintivo.

 

 

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