La decisione di Strategy di vendere fino a 1,25 miliardi di dollari di Bitcoin potrebbe avere un impatto rilevante sia sulla criptovaluta sia sulle società che emulano il modello di business dell'azienda guidata da Michael Saylor. Nel 2020, l'allora MicroStrategy ha impresso un cambiamento epocale alla propria attività core, passando dalla produzione di software all'acquisto e alla gestione di Bitcoin. Ciò significa che i risultati aziendali da allora dipendono inevitabilmente dall'andamento di Bitcoin sui mercati delle criptovalute, esponendo la società e le sue azioni alla volatilità della valuta digitale.
Il titolo Strategy ha registrato forti guadagni a Wall Street tra la fine del 2024 e gran parte del 2025, grazie all'elezione di Donald Trump per il suo secondo mandato come presidente degli Stati Uniti. Una volta reinsediatosi alla Casa Bianca, il tycoon ha attuato un programma di rilancio delle criptovalute, nominando ai vertici delle autorità di regolamentazione figure particolarmente crypto-friendly. Questo ha dato slancio alle quotazioni di Bitcoin, che a ottobre dello scorso anno hanno raggiunto il massimo storico di 126.186 dollari. Di conseguenza, i profitti teorici di Strategy sono aumentati in maniera considerevole e le azioni in Borsa hanno spiccato il volo.
La situazione si è invertita drasticamente nei mesi successivi, a causa di diversi fattori che hanno remato contro le criptovalute. Tra i venti contrari vanno segnalati le tensioni geopolitiche e l'approccio meno accomodante del previsto del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh. Elementi che hanno allontanato gli investitori dagli asset considerati più rischiosi. Alcuni analisti ritengono anche che la correzione di Bitcoin sia dovuta alle mega-IPO a Wall Street di SpaceX e SK Hynix. Tali quotazioni, infatti, avrebbero spinto molti investitori a liquidare le proprie posizioni in Bitcoin per reperire le risorse necessarie ad acquistare le azioni delle due società.
In ogni caso, il valore di Bitcoin si è dimezzato rispetto al picco del 2025 e quest'anno Strategy ha già venduto circa 218 milioni di dollari in Bitcoin, anche e soprattutto per finanziare il pagamento dei dividendi e ricostituire le proprie riserve in dollari statunitensi.
Bitcoin e il problema delle DAT
Strategy è di gran lunga il maggiore detentore di Bitcoin al mondo, nonostante le vendite effettuate quest'anno. Tuttavia, anche altre società di tesoreria in criptovalute hanno ceduto parte delle loro riserve. Tra queste figura Nakamoto Inc., che ha liquidato circa il 5% del proprio portafoglio di Bitcoin nel mese di marzo e altri 600 Bitcoin a giugno.
Il punto è che queste mosse hanno sollevato interrogativi sulle società che hanno scelto di imitare il modello di business di Strategy. Le cosiddette Digital Asset Treasury company, o DAT, offrono agli investitori un'esposizione alle criptovalute attraverso le proprie azioni. Inoltre, molte di esse raccolgono capitali emettendo nuove azioni o debito per acquistare ulteriori criptovalute.
Se il prezzo del Bitcoin sale, il valore delle riserve cresce e, grazie alla leva finanziaria, il rendimento per gli azionisti può risultare superiore a quello del Bitcoin stesso. Al contrario, se il Bitcoin scende, le perdite possono amplificarsi, motivo per cui questo modello è particolarmente sensibile ai ribassi del mercato. Con il crollo del Bitcoin, infatti, le azioni delle DAT sono scivolate inesorabilmente e, nel 2026, non si intravedono ancora segnali di ripresa, complice la persistente debolezza del mercato delle criptovalute.
L'aspetto più preoccupante è che, mentre lo scorso anno molte DAT erano scambiate in Borsa con un premio rispetto al valore delle criptovalute detenute, ora la situazione si è ribaltata. Questo significa che gli investitori sono meno attratti dalle azioni delle DAT, anche perché gran parte di queste società dipende dal fatto che il prezzo del titolo rimanga superiore al valore patrimoniale netto delle criptovalute detenute.