Le IPO tornano protagoniste. Nel primo semestre del 2026 le nuove quotazioni americane hanno raccolto oltre 114 miliardi di dollari, una cifra che da sola dice molto sul cambio di passo rispetto agli ultimi anni.
Il dato è trainato dal colosso SpaceX - che da solo ha messo insieme più di 85 miliardi - ma anche al netto di quell’operazione straordinaria, i collocamenti hanno superato i 28 miliardi, quasi il doppio dei 14,8 dello stesso periodo nel 2025.
In questo contesto, Goldman Sachs ha messo gli occhi su due società biotech approdate sul listino USA ad agosto: Latigo Biotherapeutics e Braveheart Bio.
Due storie diverse in termini di performance: Latigo viaggia a +20% dal giorno del debutto, Braveheart segna un +2%. Eppure per entrambe l’analista Salveen Richter ha confermato il giudizio "Buy", con target che lasciano intendere margini di crescita importanti.
Latigo e la sfida al dolore senza oppioidi
Latigo è sbarcata in Borsa il 7 agosto, piazzando 19,2 milioni di azioni a 18 dollari (contro i 16 milioni inizialmente previsti). L’operazione ha raccolto 345,6 milioni di dollari lordi, portando la capitalizzazione oltre 1,5 miliardi.
Il suo cavallo di battaglia è onzotrigine (ex LTG-001), una molecola orale che blocca selettivamente il canale NaV1.8 e che punta a trattare il dolore acuto moderato o severo senza ricorrere agli oppioidi. I dati di Fase 2b su 343 pazienti sottoposti ad addominoplastica sono stati positivi.
La società conta di avviare entro l’anno gli studi di Fase 3, incluso un trial sul dolore post-bunionectomia e uno studio di sicurezza open label, con i primi risultati attesi per la seconda metà del 2027. In pipeline c’è anche LTG-321, per il dolore cronico da osteoartrite del ginocchio, già in Fase 2 su circa 120 pazienti.
Braveheart e la cardiomiopatia ipertrofica
Braveheart ha debuttato il giorno prima, il 6 agosto, a 18 dollari per azione, collocando 21,25 milioni di titoli e incassando 382,5 milioni di dollari. La valutazione si mantiene vicina ai 2 miliardi, nonostante il ribasso iniziale.
Il suo asset principale è BHB-1893, un inibitore orale della miosina cardiaca studiato per la cardiomiopatia ipertrofica, sia nella forma ostruttiva che in quella non ostruttiva. I risultati di Fase 2, comunicati a marzo per l’oHCM e a maggio per il nHCM, sono stati giudicati positivi.
L’azienda prevede di avviare uno studio globale di Fase 3 sull’oHCM entro fine 2026, e un trial analogo sul nHCM nella prima metà del 2027. Il licenziante del farmaco, Hengrui Pharma, sta già conducendo in Cina una Fase 3 sull’oHCM. Secondo Goldman, le vendite globali di picco per BHB-1893 potrebbero toccare i 6,1 miliardi di dollari (stima non aggiustata per il rischio).
I numeri di Goldman: target fino a 73 dollari
Il ragionamento di Goldman su Latigo tiene conto anche del lavoro già fatto dalla concorrenza. L’approvazione di Journavx di Vertex nel 2025 - altro inibitore di NaV1.8 - ha aperto la strada a questa classe di farmaci, e Richter ritiene che Latigo possa approfittare della strada già spianata in termini di accesso al mercato e formazione medica.
La banca prevede un lancio di onzotrigine nel 2028 e vendite di picco a 4 miliardi nel 2040. Il target price su Latigo è di 73 dollari, contro i 22,4 dollari attuali, il che implica un potenziale rialzo del 226%.
Per Braveheart, la competizione diretta arriva da Camzyos di Bristol Myers Squibb e Myqorzo di Cytokinetics, due farmaci già presenti sul mercato. Ma Goldman vede spazio per un trattamento che riduca il monitoraggio richiesto, semplifichi la somministrazione e allarghi la platea oltre i centri specializzati.
È su questo fronte che la banca individua il vantaggio competitivo di una delle due IPO ancora poco seguite dal grande pubblico. Su Braveheart l’obiettivo è di 48 dollari, oltre il 73% sopra i 27,7 dollari correnti.
Anche il consenso degli analisti è uniformemente positivo: tre giudizi su Latigo, quattro su Braveheart, tutti Buy. I prezzi obiettivo medi si attestano a 57,67 dollari per Latigo e 44,33 per Braveheart.