UniCredit ha portato la propria quota in Generali a oltre il 9%. È quanto riporta Il Messaggero, che ha raccolto indiscrezioni da persone vicine alla vicenda. Ora la seconda banca italiana è vicina alla fatidica soglia del 10%, che fa scattare l'obbligo autorizzativo da parte dell'Ivass. Una quota che potrebbe essere superata una volta completato il programma di riacquisto di azioni proprie e la corrispondente cancellazione di circa l'1% del capitale di Generali.
Secondo quanto scritto da la Repubblica sabato scorso, UniCredit avrebbe effettuato un'operazione di block trade venerdì per una quota dello 0,3%. Il block trade è un investimento di una grande quantità di titoli in un'unica transazione tra operatori istituzionali. A differenza di acquisti graduali, ha l'obiettivo di non dare troppo nell'occhio ed evitare effetti sul prezzo di mercato, in cambio di uno sconto.
Bloomberg ha riferito, citando fonti proprie, che il pacchetto di azioni punterebbe a rafforzare la partnership tra la banca e la compagnia assicurativa, anche in ottica di operazioni che coinvolgono Generali con altri operatori. L'agenzia americana ha reso noto che l'Amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, si è incontrato diverse volte negli ultimi mesi con il suo omologo di Generali, Philippe Donnet. Lo scopo degli incontri è stato proprio quello di discutere circa l'ampliamento della relazione tra le due società, sia nell'ambito della gestione patrimoniale sia sotto il profilo assicurativo.
UniCredit: dove vuole arrivare con Generali?
La partecipazione di UniCredit in Generali era passata dal 6,7% all'8,7%, come emerso dall'assemblea degli azionisti del Leone di Trieste del 23 aprile. Lo scorso fine settimana ci sarebbero stati i movimenti di capitale citati, che avrebbero portato la quota a superare il 9%. Tuttavia, UniCredit ha definito il suo pacchetto azionario come "un investimento finanziario". In occasione della presentazione dei risultati trimestrali dello scorso ottobre, Orcel aveva parlato di un'esposizione netta su Generali inferiore al 2%, con il resto coperto da derivati. Il top manager, al momento, si è rifiutato di commentare le ultime operazioni.
Il punto è: dove vuole arrivare UniCredit? La chiave di tutto potrebbe essere Banca MPS, nel senso che Delfin, holding finanziaria della famiglia Del Vecchio, potrebbe vendere la propria quota nell'istituto senese proprio a UniCredit. La vendita servirebbe a Leonardo Maria Del Vecchio per finanziare il debito con i fratelli. Con il pacchetto di Delfin, Orcel avrebbe in mano una carta molto potente per esercitare il controllo su Generali.
Tutto ciò considerando che MPS ha una partecipazione, tramite Mediobanca, di circa il 13% nel gruppo assicurativo, che con il buyback potrebbe salire al 15%. In questo quadro, non si esclude che UniCredit possa rafforzare ulteriormente la propria posizione acquistando altri titoli Generali direttamente sul mercato.
In sintesi, i movimenti di UniCredit in Assicurazioni Generali si inseriscono in un contesto già caldo di riassetti. Il ruolo di Delfin e la centralità di Mediobanca rendono gli equilibri ancora aperti. Sullo sfondo resta la partita di Banca MPS, che può spostare indirettamente gli equilibri. Dopo i precedenti che hanno coinvolto anche Banco BPM, nonché la scalata di MPS a Mediobanca, il sistema appare di nuovo in movimento. Tutti segnali che lasciano intravedere un possibile nuovo risiko bancario in Italia.
Banche, il risiko riparte da Siena: MPS, BPM e il rebus Generali