La spesa per la difesa ha raggiunto il record storico di 2.890 miliardi di dollari nel 2025. È quanto ha riportato lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), secondo cui è stato raggiunto anche il livello più alto dal 2009 in rapporto al PIL (2,5%).
Questo nonostante l'aumento sia rallentato rispetto al 2024, passando dal 9,7% al 2,9%. Il rallentamento è dovuto soprattutto al fatto che gli Stati Uniti abbiano ridotto la spesa militare del 7,5%, bloccando i nuovi aiuti finanziari all'Ucraina, impegnata dal 2022 nella guerra contro la Russia di Vladimir Putin. Secondo il rapporto del SIPRI, comunque, ad alimentare l’aumento complessivo è stato “un altro anno di guerre, incertezza e sconvolgimenti geopolitici con ampi programmi di armamento”.
Spesa Difesa: l’Europa principale artefice dell’aumento
Il principale protagonista del nuovo traguardo in tema di investimenti militari è senza dubbio l’Europa, più direttamente coinvolta, per vicinanza geografica, nei conflitti di questi anni in Ucraina e Medio Oriente. I Paesi del Vecchio Continente hanno accresciuto la spesa complessiva del 14%, arrivando a 864 miliardi di dollari.
A giugno dello scorso anno si erano tutti impegnati, ad eccezione della Spagna, a portare l’obiettivo di spesa dal 2% al 5% del PIL, sotto la forte pressione esercitata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tuttavia, Madrid ha comunque registrato un incremento del 50% nel 2025, raggiungendo i 40,2 miliardi di dollari e superando per la prima volta l’obiettivo NATO del 2% del PIL.
Escludendo la Russia, il Paese con il maggiore aumento è stata la Germania, che ha incrementato la spesa del 24%, raggiungendo i 114 miliardi di dollari e superando, con il 2,3% del PIL, la soglia NATO per la prima volta dal 1990.
A livello globale, nonostante la riduzione, gli Stati Uniti restano il principale spender, con 954 miliardi di dollari. Secondo Nan Tian, direttore del programma SIPRI sulla spesa militare e l’industria degli armamenti, si tratta comunque di una riduzione temporanea, come dimostra anche il fatto che il Pentagono ha richiesto per il 2027 circa 1.500 miliardi di dollari per il bilancio della difesa, ossia la cifra più elevata di sempre.
Spostandosi nell’area Asia-Oceania, si è registrato un aumento dell’8,1%, fino a 681 miliardi di dollari, il più grande incremento dal 2009. La Cina segue gli Stati Uniti come principale contributore, segnando un aumento del 7,4% a 336 miliardi di dollari. Va detto che Pechino non è molto trasparente nella comunicazione delle proprie spese militari, il che potrebbe significare, secondo alcuni osservatori, un dato ancora più elevato.
Di particolare rilevanza è il balzo del 14%, fino a 18,2 miliardi di dollari, della spesa per la difesa di Taiwan, il più alto dal 1988. A spingere l’isola ad attrezzarsi maggiormente dal punto di vista militare è la minaccia di una possibile invasione cinese. Già lo scorso anno, l’esercito di Pechino ha condotto due grandi esercitazioni nei dintorni di Taiwan, mentre le incursioni aeree dal 2020 si sono moltiplicate di 15 volte.
Per quanto riguarda il Giappone, si registra una crescita del 9,7%, fino a 62,2 miliardi di dollari, il livello più alto dal 1958. In rapporto al PIL, la spesa resta più bassa rispetto ad altri Paesi, arrivando all’1,4%, ma la premier Sanae Takaichi ha promesso di portarla al 2%.
“I Paesi alleati degli Stati Uniti in Asia e Oceania, come Australia, Giappone e Filippine, stanno aumentando la spesa militare non solo per tensioni regionali di lunga data, ma anche per una crescente incertezza sul sostegno americano”, ha dichiarato Diego Lopes da Silva, ricercatore senior SIPRI.
Azioni Difesa: l’impatto sul settore
La corsa agli armamenti si è riflessa in maniera molto positiva sulle azioni del settore nei mercati borsistici. Tra il 2024 e il 2025 molte aziende hanno registrato guadagni molto elevati, specialmente in Asia e in Europa.
Tra i principali performer vi sono le aziende coreane. Ad esempio, Hanwha Aerospace ha aumentato la propria capitalizzazione del 193% nel 2025, dopo il +154% dell’anno precedente. La connazionale Hyundai Rotem, che produce treni e mezzi militari, tra cui il carro armato K2, ha visto le sue azioni salire del 278% nel 2025, dopo un +87% nel 2024.
In Giappone si segnala il balzo di IHI Corp, con un +107% nel 2025 e un +237% nel 2024. In Europa spiccano i guadagni di Rheinmetall (+154% nel 2025 e +114% nel 2024) e Thyssenkrupp (+215% nel 2025, dopo un calo del 38% nel 2024).
Ora si tratta di vedere se questi guadagni saranno mantenuti oppure ci sarà una correzione corposa. Molto probabilmente dipenderà dagli sviluppi attuali delle guerre Russia-Ucraina e USA-Iran. Tuttavia, anche se le ostilità dovessero terminare, quanto accaduto negli ultimi anni ha impresso un cambiamento talmente profondo che difficilmente i Paesi faranno un passo indietro sulla direzione presa in relazione al ricorso alle armi.