La domanda per l'IPO di SpaceX si prospetta molto elevata. Secondo fonti vicine alla questione, rilanciate da Reuters, gli analisti che lavorano all'offerta pubblica iniziale stanno ricevendo fino a 20 telefonate al giorno da parte degli investitori, rispetto alle 10-15 che si registrano normalmente per le quotazioni più richieste.
Ieri è iniziato il roadshow dell'azienda, ovvero la serie di incontri con gli investitori durante i quali vengono illustrati i termini dell'offerta, il modello di business e le prospettive della società, rispondendo a tutte le domande.
SpaceX ha confermato di voler mantenere il prezzo di 135 dollari per azione, già indicato nel prospetto informativo aggiornato depositato presso la Securities and Exchange Commission. Ciò comporterebbe una raccolta di 75 miliardi di dollari, per una valutazione della società pari a 1.750 miliardi di dollari.
SpaceX: niente inclusione nell'indice S&P 500
Ieri, però, è arrivata una delusione per il colosso spaziale fondato e guidato da Elon Musk: S&P Global ha dichiarato che non modificherà i requisiti di accesso ai suoi principali indici, a differenza di quanto fatto dal Nasdaq quest'anno.
Questo significa che SpaceX non può contare su una rapida inclusione e dovrà attendere i tempi dettati dalle regole tradizionali. Si tratta di un duro colpo perché, se le regole fossero state cambiate, le azioni della società sarebbero state acquistate dai grandi fondi che replicano l'indice S&P 500 e che, di conseguenza, sarebbero stati costretti a comprare anche il titolo SpaceX. "Non dovrebbero essere concesse eccezioni ai requisiti di sostenibilità finanziaria, anzianità di quotazione e investable weight factor (IWF) esclusivamente sulla base della capitalizzazione di mercato", ha affermato S&P.
La società che gestisce il principale benchmark americano aveva consultato gli investitori sulla possibilità di ridurre il periodo minimo di permanenza in Borsa richiesto alle megacap prima dell'ingresso negli indici, eliminare i requisiti minimi di flottante e rimuovere il requisito della redditività.
Tuttavia, alla fine ha deciso di mantenere i criteri esistenti. "Questo dimostra la credibilità di S&P Dow Jones Indices nel seguire regole oggettive e nel richiedere la redditività prima dell'ingresso nell'indice", ha commentato Art Hogan, chief market strategist di B. Riley Wealth.
Il requisito della redditività è uno di quelli che penalizzano SpaceX, poiché prevede che, per essere inclusi nell'S&P 500, occorra essere redditizi secondo i principi contabili GAAP sia nell'ultimo trimestre sia nel complesso degli ultimi quattro.
SpaceX, invece, ha chiuso il 2025 in perdita, con un passivo di 4,94 miliardi di dollari, nonostante un aumento dei ricavi del 33%, a 18,67 miliardi di dollari. Il produttore di razzi genera profitti grazie al business della connettività Internet rappresentato dalla costellazione di satelliti Starlink, ma continua a bruciare liquidità sia nell'attività spaziale sia, soprattutto, in quella legata all'intelligenza artificiale.
Le pressioni esercitate per mesi da Elon Musk, quindi, non sono bastate. Ad ogni modo, SpaceX potrà consolarsi con l'inserimento nel Nasdaq 100 grazie alla modifica introdotta a febbraio di quest'anno, entrata in vigore il 1° maggio, con la quale non è più richiesta una quota particolarmente ampia di azioni effettivamente negoziabili sul mercato per entrare rapidamente nell'indice.
S&P Global ha comunque annunciato che apporterà modifiche ai criteri di accesso dell'S&P Total Market Index e del Dow Jones U.S. Total Stock Market Index. In questo modo, SpaceX avrà un percorso facilitato per entrare in questi indici, sebbene siano molto meno seguiti rispetto all'S&P 500. La società è inoltre diventata idonea per l'inclusione sia nei Russell U.S. Equity Indexes sia nella FTSE Global Equity Index Series, grazie alle nuove regole di ingresso rapido introdotte da FTSE Russell.
SpaceX: sale la febbre IPO
SpaceX dovrebbe debuttare a Wall Street il 12 giugno. Questi giorni saranno decisivi per valutare se la società meriti davvero la valutazione che le è stata attribuita e, di conseguenza, se valga la pena investire. Ieri è partito il roadshow, con la partecipazione di alcune delle banche che hanno coordinato l'offerta. Il CEO di SpaceX, Elon Musk, era collegato virtualmente e ha risposto alle domande degli investitori.
Era presente anche Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase, che ha chiesto a Musk perché avesse deciso di quotare SpaceX proprio ora. "Stiamo entrando in una nuova e gigantesca fase di crescita e abbiamo bisogno di capitale per sostenerla", ha risposto il numero uno di Tesla. "Sono piuttosto fiducioso sulle previsioni di fatturato. I ricavi dell'azienda sono diventati molto più prevedibili rispetto al passato."