SaaSpocalypse? Anche no: il software è il vero vincitore dell'era AI | Investire.biz

SaaSpocalypse? Anche no: il software è il vero vincitore dell'era AI

01 mar 2026 - 09:00

HSBC capovolge la narrativa: il software non è la vittima della rivoluzione-AI, ma il suo principale beneficiario

L'ondata di vendite che ha investito i titoli software nelle ultime settimane ha riacceso un dibattito che da tempo agita i mercati: l'intelligenza artificiale è davvero destinata a rendere obsoleto il modello SaaS (Software as a Service), seppellendo sotto una valanga di codice generativo le fortune di colossi come Oracle, Salesforce e ServiceNow?

La risposta degli analisti di HSBC va controcorrente rispetto al sentiment prevalente: no. Non solo il software non sarà scalzato dall'AI, ma ne sarà il principale beneficiario, raccogliendo quella fetta di valore che il mercato ha finora attribuito quasi esclusivamente all'hardware e ai semiconduttori.

Il timore che si è materializzato nei portafogli degli investitori ruota attorno al concetto di vibe-coding, ovvero la possibilità di sviluppare applicazioni software semplicemente attraverso prompt in linguaggio naturale rivolti a modelli di AI generativa.

Se chiunque potesse costruire il proprio software aziendale con pochi comandi digitati su ChatGPT o su Gemini, l'intero ecosistema dei vendor enterprise rischierebbe di essere aggirato, se non direttamente smantellato. È su questo scenario che si è costruita la narrativa della "SaaSpocalypse", alimentando vendite e revisioni al ribasso su tutto il settore.

Ma gli analisti di HSBC smontano questa tesi con argomenti tecnici ed economici. I grandi sviluppatori di piattaforme AI consumer - da Alphabet con Google, a OpenAI con ChatGPT, fino alla startup Anthropic - non hanno esperienza nella costruzione di software di classe enterprise. Entrare in questo segmento vorrebbe dire, nelle parole degli stessi analisti, "progettare da zero in aree altamente complesse e del tutto sconosciute".

Un salto non banale, che richiederebbe anni di sviluppo, investimenti massicci e una curva di apprendimento che i vendor tradizionali hanno già percorso nel corso di decenni. Parallelamente, l'ipotesi che le aziende possano sviluppare internamente i propri sistemi software sfruttando l'AI viene definita dagli analisti non pratica, non realistica e, soprattutto, non economicamente conveniente.

 

 

Il software come orchestratore dell'AI, non come sua vittima

Il cuore della tesi di HSBC risiede in una distinzione concettuale che il mercato sembrerebbe aver trascurato. All'interno di un'applicazione enterprise complessa, l'intelligenza artificiale è destinata a svolgere un ruolo subordinato rispetto alla piattaforma software nel suo insieme.

"Riteniamo che l'AI sia destinata a essere subordinata alla piattaforma software complessiva", si legge nella nota della banca. Non è l'AI a gestire i processi critici di un'azienda globale - è il software che li orchestra, e che potrebbe utilizzare l'AI come strumento per migliorarsi ed evolversi.

Secondo HSBC, il soggetto meglio posizionato per sfruttare l'AI nella generazione di software superiore rispetto ai vendor legacy non è un nuovo entrante, né una big tech del consumer. "Abbiamo identificato il soggetto più adatto a utilizzare l'AI per generare software migliore rispetto ai vendor legacy esistenti. E, naturalmente, si tratta dei vendor software stessi."

I grandi player del settore - che negli ultimi due anni hanno silenziosamente pianificato e costruito infrastrutture di AI agentiva - sono oggi nelle condizioni ideali per trasformare questa tecnologia in un vantaggio competitivo difficilmente replicabile. Il 2026, secondo gli analisti di HSBC, segnerà il momento del via.

Anche qualora il vibe-coding dovesse produrre soluzioni software migliori o persino gratuite, HSBC sottolinea come sarebbe "estremamente difficile" per queste scalzare i vendor incumbent che gestiscono le operazioni quotidiane delle grandi multinazionali. Il tema dell'entrenchment - il radicamento profondo di questi sistemi nei processi aziendali - è un fattore strutturale che nessuna ondata di AI generativa può rimuovere nell'arco di pochi trimestri.

 

 

Valutazioni ai minimi storici, momentum al massimo: è il ora di agire

Le valutazioni del settore software si trovano attualmente su livelli decisamente interessanti, una condizione che la banca attribuisce non a un deterioramento dei fondamentali, ma a un eccesso di pessimismo del mercato alimentato da timori che, a giudizio degli analisti, si riveleranno infondati.

"Le valutazioni del settore sono ai minimi storici, anche se crediamo che il comparto sia pronto a espandersi massicciamente e vediamo un forte momentum della domanda destinato a durare per il futuro prevedibile", si legge nella nota del team di ricerca.

In questo contesto, HSBC ritiene che costruire o ampliare posizioni nel comparto software - prima che avvenga una rivalutazione - "potrebbe essere tempestivo". "Per quanto redditizia sia stata l'AI per i settori hardware e semiconduttori, vediamo la quota preponderante del valore generarsi all'interno del settore software".

La banca esprime un giudizio "Buy" su alcuni dei nomi più noti del settore, tra cui Oracle, ServiceNow, Salesforce, HP e CrowdStrike - tutti titoli finiti nel mirino delle vendite a febbraio. Una valutazione "Hold" è invece assegnata a Twilio, SAP, Fortinet e Cisco, mentre Palo Alto Networks, IBM e CoreWeave incassano un "Reduce". In un settore in piena trasformazione, conclude HSBC, le opportunità per chi sa dove guardare sono tutt'altro che esaurite.

 

 

 

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