I robotaxi sbarcano anche a Londra. Da oggi, 3 settembre, gli utenti Uber della capitale britannica che prenotano una corsa UberX, Uber Electric o Uber Comfort possono essere abbinati a una Ford Mustang Mach-E dotata dell’AI Driver sviluppato da Wayve.
Il debutto parte con meno di 20 vetture e, almeno inizialmente, con un operatore autorizzato a bordo pronto a intervenire. Il passaggio al vero servizio senza conducente dipenderà quindi dalle autorizzazioni delle autorità britanniche.
Per Uber si tratta comunque di un passaggio importante. Londra è una delle città più complesse al mondo per traffico, pedoni, ciclisti e struttura stradale e diventa il secondo mercato europeo nel quale la società offre corse autonome, dopo Zagabria.
Robotaxi in Europa: Zagabria e Londra aprono la strada
Il primato europeo appartiene infatti alla capitale croata. L'8 aprile Verne ha avviato a Zagabria il primo servizio commerciale europeo di robotaxi, utilizzando la tecnologia di Pony.ai. I clienti possono prenotare e pagare la corsa, anche se nella fase iniziale resta presente un operatore di sicurezza. Dal 19 agosto le vetture sono prenotabili anche tramite Uber.
Per il resto d'Europa siamo ancora prevalentemente nella fase che precede la commercializzazione. WeRide e Uber puntano a partire a Madrid e Zurigo entro il 2026, mentre Waymo ha iniziato a preparare l'ingresso a Monaco di Baviera, dove punta ad aprire il servizio commerciale entro la fine del 2027. La differenza con Stati Uniti, Cina e Medio Oriente rimane quindi notevole.
Ecco dove sono già una realtà
Negli USA il riferimento è Waymo, controllata da Alphabet. Dopo Phoenix, San Francisco e Los Angeles, l'azienda ha accelerato enormemente l'espansione arrivando a offrire corse completamente autonome in 14 città, tra cui Austin, Atlanta, Dallas, Houston, Miami, Orlando, Denver, San Diego e Tampa. Il Waymo Driver ha ormai superato 200 milioni di miglia percorse in modalità totalmente autonoma.
Ancora più impressionanti alcuni numeri cinesi. Apollo Go di Baidu ha raggiunto 28 città nel mondo, oltre 23 milioni di corse cumulative e più di 350 milioni di chilometri autonomi. In Cina continentale Baidu dichiara operazioni completamente driverless nei mercati in cui è presente, tra cui Pechino, Shanghai, Shenzhen, Wuhan, Chengdu e Chongqing.
Il Medio Oriente è un altro laboratorio chiave. WeRide e Uber gestiscono servizi Level 4 senza conducente ad Abu Dhabi e, da marzo, anche a Dubai. A fine luglio la flotta robotaxi di WeRide nella regione era arrivata a circa 400 mezzi. Pony.ai è invece già commercialmente attiva a Doha e ha aperto al pubblico un servizio a Singapore.
Waymo, Baidu, Tesla e Uber: chi sta vincendo la corsa?
Se si guarda alla scala attuale, Waymo e Baidu sembrano avere il vantaggio operativo. Alle loro spalle si stanno facendo largo le cinesi Pony.ai e WeRide, entrambe quotate negli Stati Uniti e sempre più aggressive nell'espansione internazionale.
Un modello diverso è quello di Uber. Dopo aver abbandonato lo sviluppo diretto della guida autonoma, il gruppo sta diventando una sorta di aggregatore del settore: mette app, clienti e rete commerciale a disposizione di partner come Waymo, Wayve, WeRide e Pony.ai. Una strategia che potrebbe permettergli di beneficiare della crescita dei robotaxi senza dover necessariamente vincere la battaglia tecnologica.
Poi ci sono Tesla e Amazon. La prima punta sul Cybercab e su una soluzione basata soprattutto su telecamere e intelligenza artificiale; Zoox, controllata da Amazon, ha invece avviato nell'agosto 2026 le corse a pagamento a Las Vegas e continua ad ampliare i test negli Stati Uniti.
Un mercato da oltre 400 miliardi di dollari?
Ed è qui che la sfida diventa particolarmente interessante per gli investitori. Goldman Sachs Research stima che il mercato mondiale dei robotaxi possa raggiungere 415 miliardi di dollari nel 2035, con una flotta commerciale destinata a salire da circa 7.000 veicoli nel 2025 a circa 6 milioni dieci anni più tardi. Per gli operatori verticalmente integrati i margini lordi potrebbero attestarsi tra il 30% e il 50%, creando un profit pool globale vicino ai 150 miliardi di dollari.
Le stime restano però estremamente variabili. BCG, ad esempio, vede nello scenario base poco più di un milione di robotaxi nel 2035 e circa 120.000 mezzi in Europa, mentre nello scenario più favorevole la flotta globale potrebbe arrivare a 3 milioni.
La direzione però appare chiara: dopo anni di promesse, la guida autonoma sta entrando nella fase commerciale. Londra rappresenta un altro tassello. La vera battaglia ora non è più soltanto capire se i robotaxi funzioneranno, ma chi controllerà le corse, i dati e soprattutto i margini di un mercato che potrebbe valere centinaia di miliardi di dollari.