A Wall StreetPayPal torna nel mirino dei venditori. Oggi il titolo perde circa il 12%, in area 54 dollari. A pesare il dietrofront di Stripe e Advent International, con le due aziende che hanno abbandonato il progetto di acquisizione. A luglio il consorzio aveva offerto 60,50 dollari per azione, oltre 53 miliardi complessivi e un premio di circa il 28% rispetto alla chiusura precedente alle indiscrezioni. Anche Block aveva preso parte alle discussioni iniziali, salvo poi sfilarsi prima dell’offerta formale. Il board di PayPal riteneva il prezzo insufficiente e sulle trattative pesavano anche ostacoli regolatori e di finanziamento.
PayPal: quanto valeva l’offerta di Stripe e Advent?
I 60,50 dollari implicavano una valutazione pari a circa 11 volte l’utile 2025, 1,6 volte i ricavi e circa 8 volte l’EBITDA: multipli tutt’altro che aggressivi per un gruppo con oltre 400 milioni di account attivi. Il confronto con Stripe è curioso: a febbraio la fintech privata è stata valutata 159 miliardi di dollari, circa tre volte quanto i potenziali compratori erano disposti a riconoscere a PayPal.
Con il ritiro di Stripe e Advent International il mercato ha cancellato in poche ore il premio M&A. Solo poche ore fa l'azione della società veleggiava circa 1,50 dollari sopra il prezzo offerto dai compratori.
Con la flessione odierna, le quotazioni di PayPal sono tornate sui livelli di metà luglio. Livelli di prezzo che allargando la visione al lungo periodo ci riportano all'estate 2017. Senza considerare un orizzonte così esteso basti pensare che 5 anni fa, il 27 agosto 2021, Paypal valeva circa 276 dollari. In cinque anni il titolo in Borsa ha perso oltre l'80%. Dal massimo intraday di 310,16 dollari toccato nel luglio 2021 il drawdown supera l’83%.
PayPal: ricavi in crescita, Borsa in caduta
I fondamentali non raccontano però un’azienda in declino verticale. Tra il 2020 e il 2025 i ricavi sono passati da 21,45 a 33,17 miliardi di dollari, +54,6%. L’utile netto è salito da 4,20 a 5,23 miliardi, +24,5%, nonostante il crollo a 2,42 miliardi nel 2022. Anche i buyback hanno sostenuto l’EPS: le azioni diluite medie sono scese da circa 1,19 miliardi nel 2020 a 968 milioni nel 2025.
Il secondo trimestre 2026 ha confermato luci e ombre: ricavi +5% a 8,68 miliardi, TPV +10% a 486,4 miliardi e 439 milioni di account attivi, sostanzialmente stabili. Venmo cresce ancora a doppia cifra e Braintree accelera, mentre il branded checkout, il business più prezioso per marginalità e rapporto diretto con il consumatore, avanza appena del 2% a cambi costanti. Intanto il margine operativo non-GAAP è sceso dal 19,8% al 17,4%. È soprattutto qui che si concentra lo scetticismo di Wall Street.
Immagine realizzata con sistemi di AI
PayPal è sottovalutata rispetto ai concorrenti?
Nell’ultima fotografia disponibile, Forecaster.biz indicava per PayPal un P/E TTM di 11,6 volte, un P/S di 1,6 e un EV/EBITDA di circa 8 volte. Ancora più interessante il fair value medio calcolato dalla piattaforma, pari a 92,82 dollari contro una quotazione di 61,81 dollari nella snapshot precedente al sell-off. Con il titolo ora in area 54 dollari, il P/E forward scende indicativamente verso 10 volte.
Il confronto resta favorevole: Block tratta intorno a 18,5 volte gli utili forward, Adyen a circa 25, Visa a 26,5 e Mastercard a 28. Fiserv quota invece vicino a 7 volte. PayPal è quindi a sconto rispetto a molti peer, ma non è automaticamente “regalata”: i modelli di business, la qualità dei margini e i tassi di crescita sono differenti.
Perché il mercato continua a non fidarsi di PayPal
Il problema è soprattutto strategico. Apple Pay e Google Pay presidiano il wallet integrato nello smartphone; Stripe e Adyen contendono a PayPal l’infrastruttura dei merchant; Block, Cash App, Shopify e Amazon occupano altri punti del rapporto con consumatori e commercianti. Nel frattempo il checkout PayPal cresce lentamente, gli account attivi sono quasi fermi e una quota crescente dei volumi arriva da attività come Braintree, importanti per la scala ma meno redditizie del branded checkout.
Il CEO Enrique Lores ha reagito dividendo il gruppo in tre aree — Checkout Solutions & PayPal, Consumer Financial Services & Venmo, Payment Services & Crypto — e punta a 1,5 miliardi di risparmi lordi a regime. Le opzioni di crescita sono Venmo, BNPL, advertising, PYUSD e soprattutto l’agentic commerce: PayPal ha già accordi con OpenAI e Microsoft per portare pagamenti e checkout nelle esperienze AI.
La valutazione è bassa per una ragione, ma dopo il crollo di oggi il mercato sta prezzando molta sfiducia e quasi nessuna opzionalità M&A. Per uscire dalla lunga trappola iniziata nel 2021 serviranno due prove: ritorno a una crescita credibile del branded checkout e recupero strutturale dei margini. Se arriveranno, multipli vicini a 10 volte gli utili potrebbero risultare troppo penalizzanti. In caso contrario, PayPal resterà un titolo “cheap” che Wall Street non è ancora pronta a chiamare “value”.