Lo scetticismo da parte di Donald Trump sulla proposta di pace presentata dall'Iran ha contribuito a non sostenere le Borse europee, con i principali indici che hanno chiuso le contrattazioni con il segno negativo.
Sul sentiment degli operatori hanno pesato anche i nuovi rialzi dei prezzi del petrolio, dopo la decisione degli Emirati Arabi Uniti di lasciare l'Opec e l'Opec+ a partire dal prossimo 1° maggio.
In questo contesto non sorprendono le vendite presenti a Wall Street che, in attesa delle trimestrali provenienti da Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta, vede l'S&P 500 e il Nasdaq transitare al giro di boa in discesa dello 0,75 % e dell'1,4 %.
Con il Dax e il Cac 40 che hanno terminato la seconda seduta della settimana in discesa dello 0,28% e 0,17%, stupisce ancora una volta la forza relativa del FTSE Mib, con l'indice italiano che ha chiuso le contrattzioni in guadagno dello 0,77% a 48.040,27 punti.
Dal punto di vista operativo la tenuta dei 48 mila punti dovrebbe favorire una continuazione degli acquisti, con prossimi obiettivi i 48.250-48.300 punti e a seguire i 48.500-48.600 punti. Al contrario segnali di rinnovata debolezza si avrebbero con la violazione dei minimi intraday toccati la scorsa settimana a 47.324 punti
Tra le azioni che a Wall Street stanno segnando una performance decisamente negativa troviamo Oracle, in scia ai deludenti dati provenienti da OpenAI che rappresenta il suo principale cliente. Andiamo a leggere i numeri.
OpenAI manca i suoi obiettivi di crescita
Aumentando le preoccupazioni sulla capacità di sostenere gli enormi investimenti stanziati per l'intelligenza artificiale, il Wall Street Journal ha comunicato che OpenAI avrebbe mancato gli obiettivi di crescita sugli utenti e sui ricavi.
La società guidata da Sam Altaman prossima all'Ipo a Wall Street, non starebbe quindi correndo così veloce rispetto a quelle ambizioni comunicate dal suo fondatore.
Nel dettaglio i numeri più deludenti riguardano ChatGPT, che non avrebbe raggiunto il traguardo interno di un miliardo di utenti attivi settimanali. Un obiettivo questo considerato importante dagli investitori per misurare la forza commerciale della piattaforma.
Il rallentamento non riguarderebbe però solo gli utenti, in quanto OpenAI avrebbe mancato anche i target riguardanti i ricavi. A pesare sarebbe stata sia la crescita di Gemini di Google, capace di erodere quote di mercato, che l’avanzata di Anthropic in segmenti strategici come la programmazione e le soluzioni per le imprese.
Sullo sfondo resta anche il problema dell’abbandono degli abbonati, un segnale che mette pressione a un modello di business costruito su volumi enormi e crescita costante.
I dati citati nel rapporto del WSJ mostrano come la quota di traffico web per AI generativa di ChatGPT è scesa dall'86,7% di un anno prima al 64,5% di gennaio 2026, mentre Gemini è salita dal 5,7% al 21,5%.
Ricordiamo che nel corso degli anni il suo numero uno, Sam Altman, ha sostenuto che il principale limite allo sviluppo di OpenAI fosse la scarsità di capacità nei data center. Da qui la campagna aggressiva con cui l'azienda si è assicurata quanta più potenza possibile, anche con impegni futuri giganteschi.
A questo riguardo la direttrice finanziaria di OpenAi, Sarah Friar, avrebbe espresso preoccupazioni sulla capacità dell'azienda di rispettare i futuri contratti di calcolo se il fatturato non dovesse crescere abbastanza rapidamente. Anche il Cda avrebbe iniziato a esaminare con maggiore attenzione gli accordi sui data center, mettendo sotto osservazione la strategia espansiva dell’amministratore delegato.
Uno degli accordi più importanti è stato siglato lo scorso10 settembre proprio con Oracle, per acquistare 300 miliardi di dollari in potenza di calcolo in circa 5 anni. L'accordo avrà inizio nel 2027, durerà cinque anni e richiederà 4,5 gigawatt di capacità energetica, paragonabile all’elettricità prodotta da più di 2 dighe di Hoover o alla quantità consumata da circa 4 milioni di persone.
Oracle: analisi tecnica e strategie operative
Andiamo ora a scoprire come stanno reagendo le azioni Oracle sulla Borsa statunitense. Nonostante il recupero dai minimi intraday è una prima parte di giornata all'insegna delle vendite per il titolo Oracle che, con una perdita del 4,5%, passa di mano in area 165 dollari.
Con un'impostazione di fondo al ribasso, la violazione dei minimi odierni situati a 162,06 dollari dovrebbe spingere il titolo a chiudere il gap-up lasciato aperto lo scorso 14 aprile a 155,91 dollari.
L'eventuale perdita di questi sostegni, dove troviamo l'indicatore daily del Supertrend, farebbe proseguire le vendite verso i 145 dollari e a seguire i minimi degli ultimi 12 mesi posti a 134,57 dollari.
Fondamentale sarà la tenuta di queste ultime aree per evitare che le quotazioni possano spingersi verso il botton degli ultimi due anni situati sui 118 dollari.
Al contrario il ritorno delle azioni sopra le prime resistenze di breve periodo situate a 175 dollari, dovrebbero spingere i corsi a mettere sotto pressione i massimi della passata ottava in area 189 dollari.
Il superamento di tali livelli riattiverebbe il trend rialzista partito lo scorso 10 aprile, con prossimi obiettivi i 200 dollari e successivamente i top del 2026 situati sui 208 dollari, dove transita la media mobile di lungo periodo.
Nel caso in cui anche le aree appena menzionate dovessero essere messe alle spalle, si avrebbe un ulteriore rafforzamento del quadro grafico. I prossimi target sarebbero situati sui 225 dollari e a seguire la soglia dei 250 dollari.
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