L’operazione “Epic Fury” avviata dall’amministrazione Trump contro l’Iran ha spostato il baricentro del rischio energetico sul gas naturale. Dopo l’uccisione della Guida Suprema iraniana e la chiusura dello Stretto di Hormuz, il mercato del GNL è entrato in una fase di stress acuto. Vediamo cosa sta succedendo e le prospettive sulla materia prima.
Crisi Medio Oriente, Qatar: colpito il più grande hub mondiale del GNL
Il punto di rottura è arrivato dal Qatar. QatarEnergy ha annunciato la cessazione della produzione di GNL e prodotti associati dopo che due droni iraniani hanno colpito gli impianti nelle città industriali di Ras Laffan e Mesaieed. Nessuna vittima, ma lo stop riguarda il più grande polo mondiale di liquefazione.
Ras Laffan rappresenta il cuore dell’export qatariota, in un Paese che copre circa il 20–25% del commercio globale di GNL e svolge un ruolo chiave per l’approvvigionamento di Europa e Asia. Un’interruzione prolungata riduce drasticamente l’offerta spot disponibile e comprime la flessibilità del sistema globale del gas.
TTF europeo in rally e traffico quasi paralizzato
Il benchmark europeo Title Transfer Facility (TTF) è balzato oltre il 39%, superando i 44 euro/MWh e toccando picchi intraday vicino a 49 euro. Il movimento incorpora un premio geopolitico elevato, legato sia allo stop produttivo in Qatar sia al blocco dei flussi marittimi.
Secondo fonti di mercato, il traffico attraverso Hormuz si è di fatto fermato dopo che Teheran ha dichiarato che avrebbe colpito qualsiasi nave in transito, mentre Washington ha sostenuto che lo Stretto non sarebbe formalmente chiuso. In ogni caso, molti armatori hanno sospeso volontariamente le operazioni.
Intanto, le tariffe di trasporto sono esplose: i noli per metaniere LNG nell’Atlantico sono saliti oltre 61.000 dollari al giorno (+43% in una sola seduta), nel Pacifico i rate hanno superato i 41.000 dollari (+45%). Gli analisti stimano possibili livelli oltre 100.000 dollari/giorno in caso di ulteriore stretta sull’offerta di navi. Sul petrolio, i costi di trasporto VLCC Medio Oriente-Cina hanno superato i 400.000 dollari al giorno.
Crisi in Medio Oriente: verso escalation regionale e rischio sistemico
La crisi rischia di allargarsi ulteriormente. Una fonte vicina a Riad ha avvertito che un attacco diretto iraniano contro Saudi Aramco provocherebbe una risposta militare contro le infrastrutture petrolifere iraniane. Un coinvolgimento diretto dell’Arabia Saudita amplierebbe il conflitto alle principali arterie energetiche del Golfo.
A differenza del petrolio, mercato attualmente in surplus e con capacità inutilizzata OPEC+ superiore a 4 milioni di barili/giorno, il gas naturale presenta una rigidità strutturale maggiore: richiede infrastrutture di liquefazione e rigassificazione, flotta specializzata e tempi tecnici lunghi per riallocare i flussi.
Se il blocco qatariota e le restrizioni a Hormuz dovessero protrarsi, il rischio è quello di una nuova crisi energetica globale, con impatti immediati su inflazione, bollette e competitività industriale europea.
Al CME, Natural Gas in rialzo di oltre il 6%
Negli Stati Uniti i future sul gas naturale hanno registrato un balzo di oltre il 6%, riflettendo timori sull’equilibrio energetico globale. Pur essendo oggi uno dei principali esportatori di GNL, gli USA potrebbero dover compensare eventuali carenze qatariote verso l’Europa, con effetti di tightening sull’offerta domestica e maggiore volatilità dei prezzi interni.
Negli Stati Uniti, la dinamica è diversa rispetto a Europa e Asia, grazie alla prevalenza di reti di pipeline e scorte interne. Tuttavia, il rallentamento delle forniture dal Qatar potrebbe incrementare la domanda di esportazioni di LNG statunitense verso i mercati internazionali, comprimendo l’offerta domestica e aumentando la volatilità dei prezzi interni.
Le scorte di gas naturale americano, aggiornate al 20 febbraio, ammontavano a 2.018 miliardi di piedi cubi, in calo di 52 Bcf rispetto alla settimana precedente ma ancora superiori del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025 e quasi in linea con la media a 5 anni.
La prossima lettura sarà pubblicata giovedì 5 marzo, e gli operatori seguiranno con attenzione l’andamento delle consegne di LNG, lo stato dei traffici nello Stretto di Hormuz e le eventuali notizie di ripristino della produzione in Qatar.
Secondo l’U.S. Energy Information Administration, la produzione di gas secco negli Stati Uniti dovrebbe mantenersi stabile a circa 109,97 Bcf al giorno nel 2026, livello sufficiente a contenere eventuali picchi di prezzo se le condizioni meteorologiche rimarranno miti e le scorte non saranno compromesse.
Materie prime, Natural Gas: cosa dice il Forecaster

Le quotazioni del Natural Gas (NG) hanno ripreso forza nelle ultime sedute, dopo il test dell’area di supporto intorno i 2,77 dollari. Nel breve, la struttura tecnica rimane negativa dai massimi segnati a fine gennaio in area 4,33 dollari.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase negativa fino a fine marzo, seguita da una ripartenza al rialzo che potrebbe estendersi fino alla fine della seconda decade di giugno.


Il tool “Projection” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a un mese, evidenzia – nello scenario “best match” (linea blu) e “short” (linea rossa) – un iniziale rialzo fino ad area 3,22-3,36 dollari, seguito da un movimento negativo che potrebbe portare i prezzi in area 2,48-2,56 dollari (PREVEDERE I MERCATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: la nuova funzionalità di Forecaster Terminal).

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