Consolidamento bancario: fusioni, partecipazioni e prossimi target | Investire.biz

Consolidamento bancario: fusioni, partecipazioni e prossimi target

18 ago 2026 - 10:30

18 ago 2026 - 10:31

Il risiko bancario europeo accelera tra fusioni, partecipazioni incrociate e nuovi target, con UniCredit-Commerzbank al centro di una partita decisiva

Il consolidamento bancario europeo sta entrando in una fase decisamente movimentata. Dopo anni nei quali le grandi banche hanno preferito rafforzare i bilanci, distribuire capitale agli azionisti e crescere soprattutto per vie interne, oggi la parola d'ordine sembra essere tornata a essere "aggregazione".

E non è un caso che il fenomeno stia assumendo dimensioni particolarmente evidenti in Italia e Germania, due dei mercati europei dove il sistema bancario rimane ancora relativamente frammentato. Sullo sfondo c'è una domanda molto semplice: l'Europa può finalmente creare grandi banche veramente transnazionali, capaci di competere con i colossi americani?

La risposta potrebbe arrivare dalla partita UniCredit-Commerzbank, ma intanto in Italia si sta formando una rete sempre più intricata di offerte, partecipazioni e possibili combinazioni che coinvolge Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco BPM, Crédit Agricole e BPER.

 

UniCredit-Commerzbank: la partita che può cambiare il volto delle banche europee

La vicenda più importante rimane quella tra UniCredit e Commerzbank. Il gruppo guidato da Andrea Orcel ha ormai costruito una partecipazione di quasi il 48% nella banca tedesca attraverso la propria offerta pubblica di scambio da circa 43 miliardi di euro. Il dato più interessante delle ultime settimane, però, non riguarda tanto la quota raggiunta quanto l'atteggiamento delle autorità.

Secondo un documento interno della Banca centrale europeo riportato da Reuters il 12 agosto, Francoforte è orientata a non opporsi all'operazione. La BCE non avrebbe individuato motivi sufficienti per bloccare l'acquisizione, anche se considera l'integrazione "complessa e di lunga durata" e mantiene diverse perplessità sulla governance e sui rapporti con le autorità tedesche. La decisione definitiva dovrebbe arrivare tra settembre e ottobre.

È un passaggio tutt'altro che secondario. L'opposizione politica tedesca non è infatti completamente scomparsa, mentre BaFin ha espresso preoccupazioni sul comportamento di UniCredit durante la costruzione della partecipazione, definendolo in alcuni passaggi aggressivo e poco trasparente. Il problema, quindi, non è soltanto finanziario. UniCredit deve convincere una parte del sistema tedesco che l'operazione non significherà semplicemente lo smantellamento di Commerzbank e il trasferimento delle decisioni a Milano.

Al tempo stesso, però, il clima sembra meno rigido rispetto all'inizio. All'interno di Commerzbank si è aperto uno spazio per un confronto con UniCredit. Quindi, anche la discussione sulla possibilità di creare valore attraverso una combinazione è diventata più concreta. Se l'operazione dovesse andare avanti, sarebbe il più grande merger bancario europeo dai tempi della crisi finanziaria globale e soprattutto rappresenterebbe un precedente importantissimo per future operazioni transfrontaliere.

 

In Italia il risiko passa da MPS, Banco BPM e Crédit Agricole

Se UniCredit guarda alla Germania, il fronte italiano è altrettanto caldo. La partita principale è quella tra Intesa Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena. Intesa ha messo sul tavolo un'offerta da circa 36 miliardi di euro e MPS sta studiando le possibili contromosse.

La banca senese arriva alla partita in condizioni decisamente migliori rispetto al passato: nel secondo trimestre ha realizzato un utile netto di 610 milioni di euro, superiore alle attese, e ha portato la previsione di utile ante imposte 2026 sopra i 3,6 miliardi.

Il management, guidato da Luigi Lovaglio, non sembra quindi intenzionato ad arrendersi senza combattere. Il problema principale dell'offerta di Intesa è che prevede la cessione di circa metà della rete di filiali MPS, insieme ad altri asset, a Unipol, per consentirne successivamente l'integrazione in BPER. Lovaglio sostiene che uno smembramento della rete commerciale finirebbe per distruggere valore.

Ed è proprio qui che entra in scena BPER. Il gruppo modenese, già protagonista negli ultimi anni dell'acquisizione di Carige e di Popolare di Sondrio, potrebbe ricevere circa 635 filiali MPS e una parte consistente delle attività centrali.

Se il progetto andasse in porto, BPER diventerebbe tra i primi gruppi bancari italiani per alcuni parametri dimensionali, rafforzandosi soprattutto in Lombardia, Toscana e Veneto. La banca ha già rivisto al rialzo gli obiettivi per il 2028 e considera l'operazione strategicamente interessante, anche se il management ha sottolineato che è ancora presto per valutare esattamente l'impatto perché non è ancora definita la composizione della rete che verrebbe trasferita.

Nel frattempo Banco BPM ha preso una strada diversa. Dopo aver tentato senza successo di costruire un'operazione con MPS per contrastare l'offerta di Intesa, ha chiuso le trattative. Il motivo principale è stata l'opposizione di Crédit Agricole, che possiede il 29,3% di Piazza Meda e preferisce una combinazione tra la banca italiana e Crédit Agricole Italia.

Il CEO Giuseppe Castagna ha definito quest'ultima ipotesi una possibile operazione industrialmente molto solida, anche se al momento non esiste un accordo.

 

Consolidamento bancario: effetto domino dalle partecipazioni incrociate?

A rendere particolarmente interessante il risiko bancario italiano è l'intreccio delle partecipazioni incrociate. Qui non si ha più semplicemente una banca che compra un'altra banca, ma una catena di operazioni nella quale ogni movimento può condizionare quello successivo.

Crédit Agricole è contemporaneamente un grande azionista di Banco BPM e un potenziale partner industriale della stessa banca; Intesa vuole MPS; MPS, nel frattempo, possiede una partecipazione molto importante in Generali ereditata dall'acquisizione di Mediobanca; BPER potrebbe ricevere una parte della rete MPS; Unipol, principale azionista di BPER, avrebbe un ruolo centrale nel trasferimento degli asset. E persino il Tesoro italiano, che conserva ancora il 4,86% di MPS, ha deciso di muoversi con estrema cautela per non interferire con il processo di consolidamento.

Il punto è che il risiko non sembra destinato a fermarsi qui. Se Intesa riuscisse a conquistare MPS, si rafforzerebbe ulteriormente la posizione dei due grandi gruppi nazionali, Intesa e UniCredit, mentre BPER diventerebbe un consolidatore ancora più importante.

Se invece l'offerta su MPS incontrasse ostacoli, la banca senese potrebbe continuare a cercare alternative, facendo leva sulla propria solidità patrimoniale e sulla partecipazione in Generali. Banco BPM, dal canto suo, potrebbe tornare al centro dell'attenzione se il dialogo con Crédit Agricole Italia dovesse trasformarsi in qualcosa di concreto.

Resterebbe, in questo caso, da considerare la reazione del governo italiano, da sempre poco simpatizzante al matrimonio tra Banco BPM e Crédit Agricole per via di questioni legate all'appartenenza nazionale. Al riguardo, l'esecutivo potrebbe sempre far ricorso all'arma del golden power.

In ogni caso, il punto più interessante per gli investitori è che il consolidamento europeo non si limita a una questione di "chi compra chi". Le partecipazioni azionarie stanno diventando strumenti strategici per condizionare le future combinazioni, mentre le operazioni di fusione producono a loro volta nuovi possibili target.

Se UniCredit-Commerzbank dovesse superare l'ultimo ostacolo regolamentare, il segnale per tutto il settore sarebbe molto forte: le frontiere nazionali non sarebbero più una barriera invalicabile. A quel punto potrebbe aprirsi una nuova stagione di M&A, con le banche più redditizie e meglio capitalizzate alla ricerca di dimensioni maggiori e con i gruppi più piccoli costretti a scegliere se aggregarsi, vendere o diventare a loro volta consolidatori. Il vero risiko bancario europeo, insomma, potrebbe essere appena cominciato.

 

 

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