Il trimestre appena concluso ha consacrato la Borsa di Milano come regina d'Europa. L'indice FTSE Mib ha chiuso i tre mesi compresi tra aprile e giugno con un balzo del 16,64%, a fronte di un rialzo di circa il 10% dello Stoxx 600.
Il contesto è stato particolarmente sfidante, caratterizzato dalle tensioni geopolitiche legate alla guerra in Medio Oriente, sebbene attenuate dal raggiungimento di una tregua di 60 giorni, in attesa di un accordo di pace definitivo tra Stati Uniti e Iran.
Negli ultimi mesi gli investitori hanno dovuto fare i conti anche con le vendite che hanno colpito i titoli tecnologici, alimentando l'ipotesi che il settore possa trovarsi in una fase di bolla speculativa.
Piazza Affari, tuttavia, ha trovato nuova forza grazie al riaccendersi del risiko bancario, che ha coinvolto i principali istituti di credito del Paese. Intesa Sanpaolo e Banco BPM hanno tentato di conquistare Banca MPS, poco dopo l'operazione con cui l'istituto senese aveva acquisito Mediobanca. Tutto ciò ha avuto un impatto particolarmente rilevante sulle quotazioni, dal momento che il settore finanziario rappresenta quasi il 50% della capitalizzazione del mercato italiano.
Borsa di Milano: ecco i vincitori
Alla luce del peso dei titoli finanziari negli indici di Piazza Affari, non sorprende che tra le migliori performance figurino diverse banche. All'interno del comparto spicca BFF Bank, che nel secondo trimestre ha registrato un rialzo del 113,61%.
Le azioni della banca hanno messo a segno un rimbalzo straordinario dopo il tracollo dei mesi precedenti, provocato dagli accertamenti ispettivi della Banca d'Italia, che ha affiancato il management nel processo di risanamento del business del factoring. Il miglioramento dei conti e i rumor relativi alla possibile cessione degli asset a Banco BPM e Amco hanno contribuito al recupero del titolo.
Al di fuori del settore bancario, un'altra società che si è distinta per gli elevati rendimenti a Piazza Affari è stata Salvatore Ferragamo, attiva nel comparto del lusso. Il titolo è salito di circa il 58% nel secondo trimestre, grazie al miglioramento delle aspettative sulle vendite del gruppo e all'avvio, da maggio, di un programma di riacquisto di azioni proprie per un controvalore di 53 milioni di euro.
La maglia rosa di migliore performer spetta, tuttavia, a Technoprobe, azienda specializzata nella produzione di componenti per i semiconduttori destinati anche alle applicazioni di intelligenza artificiale. L'entusiasmo degli investitori si basa sulle grandi potenzialità della società in un contesto di domanda in costante crescita dell'hardware necessario allo sviluppo dell'AI.
Technoprobe produce principalmente probe card, ossia interfacce elettromeccaniche utilizzate per testare i chip prima che vengano assemblati nei dispositivi finali. L'azienda lombarda rappresenta uno dei casi più interessanti della Borsa italiana degli ultimi anni, perché si trova all'incrocio di tre dinamiche molto favorevoli: il boom globale dei semiconduttori legati all'intelligenza artificiale, una posizione tecnologica altamente specializzata e difficilmente replicabile e una struttura finanziaria eccezionalmente solida. Il mercato l'ha premiata con un rialzo del titolo pari al 144,4% nel trimestre.
I perdenti
Il settore della difesa è stato tra quelli che hanno sofferto maggiormente, nonostante le tensioni geopolitiche restino ancora molto elevate. La tregua in Iran e i primi segnali di una possibile evoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina verso una soluzione negoziata hanno spinto molti investitori a prendere profitto dopo il forte rally dei mesi precedenti.
Fincantieri, costruttore di navi militari e sistemi per la difesa, ha perso il 23,93% nel secondo trimestre e ora quota a un valore inferiore di quasi due terzi rispetto ai massimi registrati nell'ottobre scorso. Anche Leonardo, leader italiano del settore della difesa, è stato colpito dalle vendite, cedendo oltre il 18% nel periodo.
Nel comparto automobilistico è da segnalare anche il ribasso del 17,88% di Stellantis, nonostante nel primo trimestre siano emersi segnali di miglioramento dei conti. L'azienda continua però a risentire del calo delle vendite e il mercato ritiene che i tempi per una piena ripresa saranno più lunghi del previsto.
La maglia nera di Piazza Affari è però da assegnare a Banca Ifis, un'anomalia apparente, considerando che il settore finanziario è stato il migliore del trimestre. Le azioni dell'istituto hanno perso il 35,03% nel periodo, portando il calo al 54,15% rispetto al picco registrato nel febbraio 2026.
A penalizzare il titolo sono state soprattutto le vendite scattate il 26 giugno, all'indomani dell'annuncio di un profit warning per il 2026, accompagnato dalla cessione dell'attività legata ai crediti deteriorati e dalla comunicazione di accantonamenti straordinari per ulteriori 70 milioni di euro.