Big Tech: la corsa all’AI frena i buyback e spaventa i mercati | Investire.biz

Big Tech: la corsa all’AI frena i buyback e spaventa i mercati

21 feb 2026 - 09:00

Le Big Tech riducono i buyback per finanziare investimenti record nell’intelligenza artificiale, mentre crescono i dubbi degli investitori sulla redditività

Le Big Tech stanno uscendo dalle grazie degli investitori, sempre più angosciati dal cambiamento del modello di business di queste aziende. Fino a oggi hanno portato avanti un paradigma difficilmente imitabile, ossia generare utili a profusione sostenendo poche spese. Allo stesso tempo, hanno creato free cash flow, ovvero la capacità di trasformare i profitti in liquidità, anno dopo anno.

L’intelligenza artificiale sta ribaltando la situazione. La corsa sfrenata verso la supremazia nella nuova tecnologia ha spinto i colossi tecnologici a investimenti fuori misura, nella speranza che in futuro tutto ciò si traduca in maggiori ricavi e profitti. Gli investitori hanno mostrato tutto il loro scetticismo dopo la pubblicazione dei conti trimestrali, bastonando pesantemente le azioni in Borsa.

Amazon e Microsoft sono state le più colpite, dopo l’annuncio di un aumento considerevole del capex per il 2026. Meta Platforms ha inizialmente guadagnato sui mercati azionari grazie a un’ottima guidance, ma ha poi cancellato tutti i rialzi. Anche Alphabet, designata come uno dei maggiori vincitori dell’AI per via dei ritorni economici già dimostrati, non è stata risparmiata dopo la trimestrale.

Alphabet, Microsoft, Amazon e Meta dovrebbero investire complessivamente oltre 700 miliardi di dollari nel 2026. "Nella storia del mondo, probabilmente nessuno è mai riuscito a guadagnare più denaro di queste società con modelli di business così poco asset-intensive", ha dichiarato Kim Forrest, Chief investment officer di Bokeh Capital Partners. "Stanno buttando tutto all’aria perché sono coinvolte in una sorta di corsa".

 

Big Tech: la liquidità non basta

Le Big Tech hanno accumulato così tanta liquidità che, per ora, anche le grandi spese sostenute e previste non destabilizzano la situazione finanziaria delle aziende. Alla fine del 2025, tutte e quattro le società sopra citate avevano oltre 80 miliardi di dollari in contanti o strumenti equivalenti, mentre Alphabet e Amazon superavano addirittura i 120 miliardi di dollari ciascuna. "La realtà è che, se qualcuno vuole attingere alla cassa o aumentare leggermente l’indebitamento, il denaro è disponibile", ha detto Robert Schiffman, senior credit analyst di Bloomberg Intelligence.

Tuttavia, l’andamento del free cash flow può rappresentare un campanello d’allarme. Secondo i dati raccolti da Bloomberg, il flusso di cassa libero di Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft scenderà a circa 96 miliardi di dollari quest’anno, ovvero il 64% in meno rispetto ai 270 miliardi di dollari del 2025. "Sebbene la generazione di free cash flow resti positiva nel complesso, la spesa continua per costruire i binari della GenAI sta diventando un tema centrale", ha scritto Julian Emanuel, Chief equity and quantitative strategist di Evercore ISI.

 

Addio ai buyback?

Gli investitori sono in apprensione non solo per il rischio che la spesa in AI possa compromettere la redditività delle aziende. C’è anche un altro aspetto che in questo momento desta preoccupazione: gli utili vengono trattenuti in azienda, riducendo lo spazio per i riacquisti di azioni proprie.

Per anni le Big Tech hanno effettuato massicci programmi di buyback, distribuendo in questo modo la liquidità prodotta agli investitori. I dati dell’ultimo trimestre sono però allarmanti: i quattro colossi citati hanno destinato ai riacquisti la cifra più bassa dal 2019. Nello specifico, Alphabet e Microsoft hanno riacquistato azioni per 11 miliardi di dollari, mentre Amazon e Meta sono rimaste ferme a zero. In realtà, Amazon non effettua buyback dal 2022 e ha da sempre ritenuto più opportuno reinvestire gli utili nella crescita del business piuttosto che distribuirli agli azionisti.

"C’è sicuramente il presupposto per un periodo prolungato di riduzione dei buyback", ha affermato Schiffman. "Non credo sia per mancanza di flessibilità finanziaria, ma piuttosto per individuare i migliori impieghi del capitale". Tuttavia, "se fossi un CFO, penserei che il mio unico obiettivo sia generare crescita e indirizzerei il capitale verso asset in grado di produrre flussi di cassa nel lungo periodo, piuttosto che mantenere una qualche forma di continuità nei buyback", ha concluso.

 

 

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