Da oggi al Nasdaq Global Select Market cominceranno a essere negoziate le azioni di Beyond Meat al valore modificato dopo il reverse split annunciato l'11 agosto dalla società che produce carne vegetale. All'apertura del mercato ci sarà sempre il simbolo esistente "BYND", ma un nuovo numero CUSIP, 08862E307.
In relazione alla divisione inversa, ogni 30 azioni ordinarie saranno raggruppate in un'unica azione, con il prezzo che verrà ovviamente adeguato. L'operazione non ha effetto sul valore nominale e la quota percentuale di proprietà di ciascun azionista, così come il potere di voto, rimarrà invariata.
La società ha comunicato anche che chi possiede un numero di azioni non divisibile per 30 non perderà la frazione e non riceverà denaro contante, ma verrà effettuato un arrotondamento per eccesso. A titolo di esempio, se prima del reverse split si possedevano 17 azioni a 0,4 dollari ciascuna, per un valore di 6,80 dollari, dopo la conversione 1:30, teoricamente si avrebbero 0,5667 azioni.
Con l'arrotondamento si riceverebbe 1 azione intera a un prezzo di 12 dollari. La differenza tra 12 e 6,80 dollari, pari a 5,20 dollari, sarebbe un beneficio per l'azionista generato proprio dall'arrotondamento. Ciò compensa il mancato vantaggio delle liquidazioni in contanti, come avviene normalmente nei reverse split.
Tuttavia, nel caso di Beyond Meat, il beneficio vale soprattutto per chi possiede poche azioni. Infatti, quanto più ci si avvicina a un multiplo di 30, tanto minore risulta il beneficio percentuale.
Beyond Meat: perché è stato deciso il reverse split
La società americana ha pensato di effettuare il reverse split per ritrovare il prezzo minimo di offerta che le consentisse di mantenere la quotazione al Nasdaq Global Select Market.
"Riteniamo che la divisione inversa delle azioni sia un passo importante per mantenere la nostra quotazione al Nasdaq e per posizionare meglio le nostre azioni per la partecipazione a lungo termine degli investitori", ha dichiarato Ethan Brown, presidente e amministratore delegato di Beyond Meat, in occasione dell'annuncio di questa settimana.
La regola chiave è la cosiddetta Minimum Bid Price Rule. In pratica, il titolo deve mantenere un prezzo denaro ("bid price") di almeno 1 dollaro per azione per continuare a essere quotato. Il problema scatta quando tale prezzo resta sotto la soglia in chiusura per 30 giorni lavorativi consecutivi.
In tal caso, il Nasdaq considera la società non conforme e invia una "deficiency notice", ossia un avviso di non conformità. Da quella data, la società ha tempo 180 giorni per tornare in regola. Per farlo, le azioni devono chiudere ad almeno 1 dollaro per un minimo di 10 giorni lavorativi consecutivi. Tuttavia, il Nasdaq può chiedere un periodo più lungo qualora ritenga che il superamento della soglia non sia sufficientemente stabile.
Il titolo Beyond Meat staziona da oltre 3 mesi sotto la quota di 1 dollaro e ha chiuso l'ultima seduta a 0,407 dollari. Per questo ha deciso di attuare il reverse split. C'è però l'eventualità che il titolo torni in seguito sotto 1 dollaro e ci resti per altri 30 giorni consecutivi. A quel punto, il Nasdaq può avviare una nuova procedura che può portare al delisting.
Dal 2024 le regole sono state inasprite al riguardo, proprio per scoraggiare reverse split ripetuti. Il delisting, però, non è immediato, in quanto c'è una finestra temporale in cui le azioni continuano a essere negoziate e la decisione del Nasdaq può essere impugnata dalla società.
È importante, infine, precisare che la regola di 1 dollaro riguarda il mantenimento della quotazione, ma non i requisiti di prezzo per essere ammessi inizialmente alla Borsa, i quali sono almeno di 4 dollari per azione. In pratica, una volta iniziati gli scambi, il titolo non deve scendere al di sotto di 1 dollaro per il periodo indicato.
Andamento delle azioni
Il mercato ha reagito male alla decisione di Beyond Meat di effettuare un reverse split, con il titolo che è crollato del 21,73% dopo l'annuncio, sprofondando ai minimi storici. L'azienda si è quotata al Nasdaq il 2 maggio 2019 con un prezzo IPO di 25 dollari per azione, fissato il giorno precedente al limite superiore della forchetta indicativa di collocamento.
Il debutto fu uno dei più eclatanti di quell'anno, con il titolo che aprì a circa 46 dollari e chiuse la prima seduta a 65,75 dollari, registrando un rialzo di oltre il 160% rispetto al prezzo IPO. Per avere un'idea dell'euforia di allora, il massimo storico fu raggiunto pochi mesi dopo, nel luglio 2019, sopra i 230 dollari per azione (prezzi pre-reverse split).
Con il recente reverse split 1:30, il prezzo IPO equivalente su base attuale sarebbe teoricamente circa 750 dollari, utile solo come confronto storico. In pratica, gli azionisti della società hanno perso quasi interamente il loro investimento se hanno tenuto il titolo dall'inizio fino ad ora.
Quali sono i problemi di Beyond Meat
Il crollo di Beyond Meat non è dovuto a un singolo fattore, ma è il risultato di una crisi che si è trascinata per diversi anni e che oggi mette il management davanti a una vera e propria operazione di turnaround.
Uno dei più grossi problemi che l'azienda ha dovuto affrontare è l'indebolimento del mercato della carne vegetale. La domanda si è raffreddata dopo l'entusiasmo pre-pandemico, con i consumatori diventati più sensibili al prezzo e, nel contempo, meno convinti dei benefici sulla salute e nutrizionali della carne vegetale.
In secondo luogo, è aumentata la concorrenza, non soltanto sul fronte del comparto in cui opera Beyond Meat, ma anche con le alternative come carne convenzionale e private label. La stessa società ha segnalato una maggiore pressione competitiva e cambiamenti nei gusti e nella percezione dei consumatori.
Terzo, c'è una pressione sui margini, in quanto il calo della domanda automaticamente pone un problema sui prezzi più alti di Beyond Meat, la cui riduzione, però, peggiora la redditività.
Un altro punto dolente molto importante riguarda i conti aziendali. Lo scorso anno i ricavi sono crollati quasi del 16% e l'azienda ha registrato un cash flow operativo negativo per quasi 145 milioni di dollari e una perdita netta di circa 160 milioni.
In pratica, l'azienda vende meno e continua a bruciare liquidità. Tra l'altro, ha dovuto ristrutturare il debito in maniera pesante, allungando le scadenze ed emettendo oltre 317 milioni di nuove azioni che hanno creato diluizione per gli azionisti esistenti.
Il management sta cercando di ridimensionare l'azienda avviando una ristrutturazione operativa. In termini pratici, sta cercando di eliminare i prodotti meno redditizi, di ridurre i costi, di rivedere la strategia sui prezzi e di concentrarsi sui mercati con maggiore potenziale, uscendo nel contempo da quelli meno redditizi.
Questo mese, la direzione aziendale ha indicato un outlook sul terzo trimestre 2026 migliore delle aspettative, contando sulla tenuta della domanda internazionale che compenserebbe la debolezza del mercato statunitense. È molto incerto, ancora, che ciò possa bastare per rilanciare le azioni in Borsa.