Oggi, prima dell’apertura di Wall Street, JP Morgan Chase, Goldman Sachs e Wells Fargo pubblicano i conti trimestrali. Le tre banche USA arrivano all’appuntamento con le azioni in calo nell’ultimo mese, rispettivamente di circa il 7%, il 14% e il 9%, nonostante a luglio avessero presentato conti molto forti.
Nello stesso periodo è cambiato lo scenario dei tassi: a settembre la Federal Reserve li ha alzati al 3,75-4,00%. Probabilmente non l'ultima mossa in questa direzione per il 2026, almeno stando ai verbali dell'ultimo meeting. Un contesto ove peraltro nelle ultime settimane abbiamo visto una netta crescita dei rendimenti dei T-Note a stelle e strisce.
I modelli di business delle tre banche reagiscono in modo diverso. JP Morgan unisce prestiti, carte di credito e banca d’affari; Goldman Sachs dipende soprattutto da trading e grandi operazioni societarie; Wells Fargo da depositi e prestiti a famiglie e imprese.
Trimestrali banche USA: gli istituti possono ripetere i conti di luglio?
Nel secondo trimestre JP Morgan Chase ha registrato un utile di 16,9 miliardi di dollari al netto delle voci straordinarie, pari a 6,14 dollari per azione. L’utile netto contabile è stato di 21,2 miliardi, gonfiato dalla plusvalenza sulle azioni Visa. Goldman Sachs ha riportato ricavi netti di 20,34 miliardi, in crescita del 39%, trainati dal trading azionario a 7,42 miliardi. Wells Fargo ha chiuso con un utile netto di 6,41 miliardi, in crescita del 17% su base annua, grazie soprattutto alle commissioni.
Le attese per il terzo trimestre restano alte. Il 15 settembre Doug Petno, co-presidente di JP Morgan, ha indicato una crescita delle commissioni di investment banking e dei ricavi da trading “a percentuali medio-alte a doppia cifra” rispetto a un anno prima. Ha però anche avvertito che, per chi lavora nel settore da molto tempo, il contesto sembra “troppo buono”.
Tutte e tre le banche hanno aumentato il dividendo trimestrale: JP Morgan a 1,65 dollari dal pagamento del 31 ottobre, Goldman Sachs a 5 dollari, Wells Fargo a 0,50 dollari.
Cosa cambia per le banche una Fed che alza i tassi?
Il margine di interesse è la differenza tra quanto una banca incassa su prestiti e titoli e quanto paga sui depositi. Quando i tassi salgono, i prestiti a tasso variabile rendono subito di più, mentre il costo dei depositi sale con più lentezza: nel frattempo il margine si allarga.
Il limite arriva quando i clienti spostano la liquidità verso alternative più remunerative, come i titoli di Stato a breve che rendono intorno al 4%, e la banca deve alzare i tassi sui depositi. È il motore principale di Wells Fargo e una parte importante di JP Morgan, molto meno di Goldman Sachs.
Tassi lunghi più alti hanno però anche un costo. Riducono il valore dei titoli di Stato già in portafoglio, aumentando le perdite non realizzate. Per Goldman Sachs pesano soprattutto perché rendono più caro il debito per le aziende, che potrebbero rinviare fusioni, acquisizioni e quotazioni in borsa, le operazioni da cui la banca ricava commissioni.
La solidità patrimoniale segna le differenze. Il coefficiente CET1, il capitale di migliore qualità in rapporto agli attivi ponderati per il rischio, è al 14,1% per JP Morgan, al 12,9% per Goldman Sachs e al 10,3% per Wells Fargo. Un cuscinetto più ampio lascia più spazio per assorbire un trimestre debole e per continuare con dividendi e riacquisti.
Banche Usa: valutazioni a confronto
Secondo i dati di Forecaster.biz, l’8 ottobre JP Morgan trattava a 330 dollari, circa l’8% sotto il fair value medio di 359,88 dollari calcolato dalla piattaforma con più modelli di valutazione. Lo sconto era di circa il 20% per Goldman Sachs e del 14% per Wells Fargo. Sugli utili degli ultimi dodici mesi, Goldman Sachs, in area 883 dollari, tratta a circa 13,4 volte, meno di JP Morgan a 14,2: il mercato paga di meno utili che dipendono di più dall’andamento dei mercati. Wells Fargo, in area 82 dollari, è la meno cara delle tre, a 11,7 volte.
Il Market Mood Meter di Forecaster.biz, l’indicatore che misura su una scala da -100 a +100 quanto un titolo è ipercomprato o ipervenduto, il 9 ottobre segnava un’area ipervenduta per tutte e tre: -69 per JP Morgan, -82 per Goldman Sachs e -75 per Wells Fargo. Indica che il ribasso dell’ultimo mese è stato ampio, non quale direzione prenderanno i titoli dopo i conti.
Cosa cambia per le altre banche Usa ed europee?
Il quadro del settore si completa in due giorni: martedì 13 ottobre pubblica i conti anche Citigroup, mercoledì 14 tocca a Bank of America e Morgan Stanley. I risultati diranno se il calo di settembre riguarda tutto il comparto o soprattutto le banche più legate ai mercati dei capitali.
In Italia UniCredit pubblica i conti del terzo trimestre il 22 ottobre e Intesa Sanpaolo il 30 ottobre. Nessuna delle due ha l’esposizione di Goldman Sachs al trading azionario americano, ma entrambe misurano il margine di interesse sugli stessi movimenti dei tassi.
Martedì si vedrà se il mercato ha fatto bene a scontare il rischio in anticipo o se il calo dell’ultimo mese è stato eccessivo.