Dopo un avvio d’anno particolarmente difficile, il 2025 delle azioni Tesla si sta chiudendo con un cambio di passo deciso. Il titolo ha toccato un nuovo massimo storico a Wall Street, superando i record segnati quasi esattamente un anno fa e riportando la capitalizzazione di mercato a circa 1.630 miliardi di dollari.
Un risultato che sorprende se messo a confronto con l’andamento ancora debole delle vendite di veicoli elettrici, ma che trova spiegazione in una combinazione di fattori finanziari, tecnologici e narrativi. Vediamo quello che c’è da sapere.
Azioni Tesla: il catalizzatore robotaxi e la scommessa sull’autonomia
Il principale catalizzatore del rally recente è legato alle aspettative sul progetto robotaxi. Le dichiarazioni di Elon Musk sui test di veicoli completamente autonomi ad Austin, condotti senza conducenti né supervisori a bordo, hanno riacceso l’entusiasmo degli investitori.
Per il mercato, questi sviluppi rappresentano un segnale che Tesla potrebbe finalmente avvicinarsi alla realizzazione di una promessa storica: trasformare l’attuale parco auto elettrico in una flotta di robotaxi tramite aggiornamenti software.
Anche se il servizio non è ancora disponibile su larga scala e permangono interrogativi rilevanti sul fronte della sicurezza e della regolamentazione, l’idea di un modello di business ad alta marginalità continua a sostenere le valutazioni.
Tesla nel 2025: dal crollo iniziale al cambio di sentiment
Il recupero delle azioni Tesla è ancora più significativo se si considera il contesto di partenza. Nel primo trimestre dell’anno Tesla aveva registrato un crollo del 36%, il peggior risultato trimestrale dal 2022, complice il rallentamento della domanda globale di EV e un crescente impatto reputazionale legato alle prese di posizione politiche di Musk.
Le tensioni hanno alimentato una reazione negativa dei consumatori, riflettendosi su un calo del 13% delle consegne e su una contrazione del 20% dei ricavi automotive nel primo trimestre, seguita da un’ulteriore flessione nel secondo.
La svolta è arrivata nella seconda metà dell’anno. Nel Q3, grazie anche alla corsa agli acquisti negli USA prima della scadenza di un credito d’imposta federale, Tesla ha riportato una crescita dei ricavi del 12%, innescando un rialzo delle azioni Tesla di circa il 40% nel periodo. Questo rimbalzo ha contribuito a ricostruire la fiducia degli investitori, nonostante il venir meno degli incentivi fiscali e una concorrenza sempre più aggressiva, soprattutto in Cina e in Europa.
Le criticità restano: vendite sotto pressione e concorrenza in aumento
Sul fronte industriale, però, le criticità restano. Le versioni più economiche di Model 3 e Model Y lanciate in autunno non hanno ancora prodotto un’inversione di tendenza nelle vendite negli Stati Uniti e in Europa.
Anzi, nel mercato USA sembrano aver in parte eroso la domanda dei modelli di fascia più alta, con le vendite scese a novembre ai minimi degli ultimi quattro anni. A questo si aggiunge la pressione competitiva di produttori come BYD e Xiaomi in Cina e di Volkswagen in Europa.
Mizuho punta sul titolo con progressi su Full Self-Driving (FSD)
Nonostante ciò, diversi analisti continuano a puntare sul titolo. Mizuho, ad esempio, ha recentemente alzato il suo prezzo obiettivo sulle azioni Tesla a 530 dollari, confermando una raccomandazione positiva.
Alla base della revisione vi sono i progressi percepiti nella tecnologia Full Self-Driving (Supervised), che secondo la banca giapponese potrebbero accelerare l’espansione del servizio robotaxi ad Austin, San Francisco e, potenzialmente, ridurre in anticipo la necessità di supervisori umani a bordo.