SpaceX deve guardarsi dalla Cina. È quanto affermato dagli analisti di Morgan Stanley, secondo cui la competizione delle aziende cinesi potrebbe rappresentare una seria minaccia competitiva per il colosso spaziale statunitense nell'ambito del programma di razzi riutilizzabili.
La banca d'investimento ha citato il recupero, per la prima volta, del booster Long March 10B come una pietra miliare che segna un passo decisivo verso il riutilizzo sistematico dei razzi lanciati nello spazio da Pechino. Il sistema deve ancora essere collaudato, sottolineano gli esperti di Morgan Stanley, quindi è ancora presto per parlare di un'operatività vera e propria. Ciò non toglie che la strada sia ormai tracciata, mentre l'ambizione cinese nel settore spaziale commerciale risulta sempre più consistente.
Ad oggi, la China Aerospace Science and Technology Corp. (CASC) risulta essere la terza entità, dopo SpaceX e Blue Origin, a recuperare un booster di classe orbitale. Lo scorso anno, la Cina ha effettuato 90 lanci orbitali, all'interno di un programma che comprende missioni sostenute dallo Stato e con il coinvolgimento di aziende private come LandSpace, Galactic Energy e Space Pioneer. Questo si confronta con i 165 lanci effettuati dal razzo Falcon 9 di SpaceX.
La sfida competitiva di Pechino non si limita ai razzi riutilizzabili, hanno scritto gli analisti di Morgan Stanley. Le ambizioni spaziali si estendono alla creazione di 28.000 satelliti in orbita bassa terrestre, oltre a 190.000 satelliti non geostazionari. Non finisce qui, perché la Cina sta pianificando una rete di supercomputer orbitale costituita da 2.800 satelliti, denominata "Star Compute".
SpaceX: cosa significa la concorrenza cinese per le azioni
SpaceX ha debuttato a Wall Street il 12 giugno con una valutazione di 1.750 miliardi di dollari. Tuttavia, dopo l'entusiasmo iniziale, che aveva condotto le azioni a salire del 67% rispetto al prezzo IPO di 135 dollari nei primi tre giorni di scambi, si è registrata una brusca correzione che ha portato le quotazioni a 145 dollari.
Morgan Stanley, però, è fiduciosa sulle azioni della società guidata da Elon Musk, nonostante la crescente concorrenza nel business dei razzi riutilizzabili. A suo avviso, SpaceX rimane il leader globale nel settore, che comprende anche la connettività satellitare, sebbene i progressi della Cina non vadano sottovalutati. In ragione di tutto ciò, la banca mantiene il rating "overweight" sul titolo, con un prezzo obiettivo di 300 dollari.
Gli investitori stanno attualmente dibattendo se la valutazione attuale dell'azienda, pari a 1.910 miliardi di dollari secondo il mercato, sia attinente al suo valore effettivo. Occorre ricordare che, al momento, SpaceX non è una società redditizia. Nel 2025 ha chiuso con una perdita di 4,94 miliardi di dollari, in quanto gli investimenti effettuati nell'intelligenza artificiale e gli elevati costi dell'infrastruttura spaziale per il lancio dei razzi hanno compensato i profitti derivanti dall'unità di business legata a Starlink, la costellazione di satelliti che garantisce la connettività in tutto il mondo.
I detrattori di SpaceX fanno leva sul fatto che le stime dell'azienda riflettano solo ambizioni future non del tutto dimostrabili. Al contrario, gli investitori che acquistano le azioni credono nella progettualità aziendale, con il boom dell'intelligenza artificiale che, alla fine, porterà i ritorni economici sperati.