Oggi PepsiCo, la società dietro Pepsi, Gatorade, Lay's e Doritos, pubblica, prima dell'apertura di Wall Street, i conti del terzo trimestre 2026. Gli analisti si attendono ricavi in area 25 miliardi di dollari e un utile per azione intorno a 2,30 dollari. Il titolo arriva all'appuntamento dopo aver perso circa il 10% da inizio anno, contro un S&P 500 salito di circa il 13%, e con tre banche d'affari che hanno recentemente tagliato il giudizio. Più dei numeri, conta capire se la ristrutturazione imposta dal fondo attivista Elliott Management sta già funzionando in Nord America.
Perché le azioni PepsiCo sono ferme ai minimi?
Il problema è nella divisione nordamericana. Nel secondo trimestre i ricavi di PepsiCo Foods North America, che comprende Frito-Lay e Quaker, sono scesi del 2% a 6,37 miliardi di dollari, mentre il margine operativo delle bevande in Nord America è calato di 90 punti base per il mix di prodotti e la debolezza dei canali di prossimità (bar, stazioni di servizio, minimarket). Il management ha parlato di una ripresa dei volumi nei salatini, ma il mercato non si è fidato: a settembre JP Morgan ha tagliato il giudizio da Overweight (sovrappesare, cioè comprare di più della media) a Neutral, abbassando il target price da 170 a 138 dollari, seguita da Deutsche Bank (138 dollari) e TD Cowen (133 dollari).
Non è la prima volta che i conti di PepsiCo deludono il prezzo più che i numeri in sé: un anno fa, il 9 ottobre 2025, il titolo era salito dell'8% in un giorno nonostante un utile netto crollato a 1,26 miliardi di dollari (da 3,08 miliardi) per svalutazioni sui marchi Rockstar e Be & Cheery, perché ricavi ed utile per azione rettificato avevano comunque battuto le stime.
Questa volta lo scenario è diverso: gli analisti di UBS, secondo l'AI Agent di Forecaster.biz, indicano un utile per azione di 2,28 dollari, leggermente sotto il consenso di mercato di 2,30 dollari.
Cosa chiede il fondo Elliott a PepsiCo?
A settembre 2025 il fondo attivista Elliott Management, fondato da Paul Singer, ha costruito una partecipazione da circa 4 miliardi di dollari in PepsiCo e ha chiesto un taglio del 20% dei prodotti venduti negli Stati Uniti, riduzioni di prezzo sui marchi principali e lo scorporo delle attività di imbottigliamento in Nord America. Elliott non siede nel Consiglio di amministrazione, ma PepsiCo si è impegnata comunque a un'espansione di almeno 100 punti base del margine operativo core nei prossimi tre anni fiscali.
La società ha già chiuso tre stabilimenti Frito-Lay, a Orlando, Rancho Cucamonga e Liberty, a novembre 2025, e prepara per fine anno rialzi di prezzo su Lay's e Doritos dopo i ribassi concessi in precedenza per rilanciare i volumi. È la stessa tensione che il mercato si appresta ad osservare: tagliare i costi senza spaventare i clienti che in Nord America hanno già mostrato di essere sensibili al prezzo.
Per chi segue il titolo soprattutto per la cedola, il punto di equilibrio è lo stesso: PepsiCo ha alzato il dividendo per 54 anni consecutivi, con un rendimento oggi vicino al 4,7%, e la ristrutturazione di Elliott punta a difendere proprio quella capacità di pagare, non a smantellarla.
PepsiCo perde terreno da Coca-Cola: quanto?
Il confronto con il concorrente storico aiuta a capire perché il mercato sia così severo con PepsiCo. Nel 2026 Coca-Cola è salita di circa il 25%, mentre PepsiCo ha perso circa il 10%: un divario di 35 punti percentuali tra due società dello stesso settore. Nel secondo trimestre la crescita organica di PepsiCo si è fermata al 2,4%, contro il 6% di Coca-Cola.
La differenza sta nel mix: Coca-Cola vende quasi solo bevande, un mercato dove ha saputo difendere meglio i prezzi, mentre più della metà dei ricavi di PepsiCo viene da snack come patatine e cereali, categorie dove il consumatore americano sta tagliando la spesa o si sta spostando su alternative percepite come più sane. È la stessa diversificazione che in altri momenti viene letta come un punto di forza a trasformarsi, in questa fase, in un freno in più.
Cosa dicono i dati di Forecaster.biz su PepsiCo?
Secondo i dati estratti il 5 ottobre dalla piattaforma Forecaster.biz, il Market Mood Meter di PepsiCo, l'indicatore proprietario che misura il sentiment da -100 (panico, vendite forzate) a +100 (euforia da acquisti), segna -65, in area di ipervenduto. Il prezzo risulta inferiore di circa il 31% al fair value medio calcolato dalla piattaforma, pari a 185,42 dollari, mentre il solo modello a flussi di cassa scontati indica un valore ancora più alto, 232,59 dollari.
Secondo l'analisi dell'AI Agent di Forecaster.biz, PepsiCo ottiene un punteggio qualitativo di 8 su 10, tra i più alti della categoria: pesano a favore il marchio, il potere di alzare i prezzi e un fatturato in crescita negli ultimi cinque anni, mentre pesano contro una spesa in marketing molto più alta di quella in ricerca e sviluppo e l'assenza di ricavi legati a contratti pluriennali. Lo stesso Agente riassume la tesi rialzista nei volumi globali in ripresa e nella valutazione compressa, e quella ribassista nella debolezza della domanda nordamericana e in un rapporto debito/patrimonio netto vicino a 2,4, che limita il margine di manovra tipico di una società difensiva.
Guardando alla stagionalità, negli ultimi 10 anni il titolo ha chiuso in rialzo nella finestra tra inizio ottobre e inizio novembre in 5 casi su 10, con un rendimento medio di circa 1,8 punti percentuali: un campione piccolo, che vale più come controllo di coerenza con la trimestrale che come previsione.
I conti diranno se la ripresa dei volumi rivendicata dal management è già nei numeri o se resta, per ora, solo nelle intenzioni.