La guerra in Medio Oriente colpisce anche le auto di lusso: Ferrari ha sospeso la maggior parte delle spedizioni verso l’area. Lo evidenzia un comunicato della società, secondo cui la casa automobilistica sta monitorando attentamente gli sviluppi del conflitto e le potenziali implicazioni sul business. La reazione degli investitori è stata forte: le azioni Ferrari scivolano del 3,55% portandosi a 279,70 euro. In un contesto in cui il settore del lusso fatica a rialzarsi dopo un periodo difficile, il titolo RACE è in calo di oltre il 12% da inizio anno.
Il Medio Oriente rappresenta circa il 4,6% delle spedizioni globali di Ferrari, secondo il rapporto annuale della società; si tratta quindi di una quota relativamente contenuta rispetto al totale. Inoltre, storicamente il Cavallino ha mostrato una certa flessibilità nella gestione delle consegne grazie all’ampio portafoglio ordini, che consente, se necessario, di reindirizzare le spedizioni tra diverse regioni.
Azioni Ferrari: la cartina di tornasole di un settore in crisi?
La decisione di fermare le consegne in Medio Oriente è rappresentativa di come i produttori di auto di lusso stiano iniziando a pagare il prezzo dei rischi geopolitici. Frank-Steffen Walliser, Amministratore delegato di Bentley, controllata di Volkswagen, ha dichiarato questa settimana che non ci sono state modifiche nei volumi produttivi nonostante l’escalation della guerra USA-Iran.
Tuttavia, la domanda nella regione è diminuita e, come Ferrari, anche Bentley ha sospeso le spedizioni verso il Medio Oriente. "Al momento non registriamo impatti sul lato produttivo", ha affermato Walliser commentando i risultati annuali. "Ma è chiaro che, in questo momento, le persone in Medio Oriente hanno altre priorità piuttosto che acquistare una nuova Bentley".
Mansory, azienda tedesca specializzata nella personalizzazione di modelli di fascia alta di marchi come Rolls-Royce e Ferrari, ha dichiarato di non aver imposto uno stop generalizzato alle consegne verso il Medio Oriente, valutando invece le spedizioni caso per caso. Nel frattempo, i costi del trasporto aereo sono aumentati fino a tre o quattro volte rispetto alla norma, mentre le opzioni via mare restano limitate.
In questo contesto difficile, "il sentiment degli investitori sui titoli europei del lusso è ai livelli più bassi degli ultimi anni a causa del conflitto", hanno osservato gli analisti di UBS. La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che aziende come Porsche e Mercedes-Benz abbiano dovuto affrontare una domanda debole nel segmento lusso in un mercato chiave come la Cina.
In definitiva, la guerra e il rallentamento della domanda globale stanno mettendo sotto pressione l’intero comparto del lusso. La flessibilità operativa aiuta a contenere gli impatti nel breve periodo, ma le incognite restano elevate. Molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto e dalla capacità del settore di intercettare nuova domanda nei mercati chiave.