Il recente rimbalzo delle azioni europee fa ben sperare gli investitori che le Borse del Vecchio Continente possano riprendere la marcia interrotta dalla guerra in Medio Oriente. Questo fine settimana potrebbe essere decisivo, con le trattative in corso tra le delegazioni americane e iraniane per porre fine al conflitto. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato più volte negli ultimi giorni che la guerra è ormai al capolinea e i mercati sembrano fiduciosi che non si ripeta il fallimento della scorsa settimana, quando i negoziati si sono arenati sull’arricchimento dell’uranio.
Tuttavia, è bene osservare come, mentre Wall Street ha aggiornato i suoi massimi storici, gli indici europei siano rimasti ancora al di sotto dei loro top. Gli osservatori finanziari ritengono che ciò sia dovuto al fatto che l’Europa è più dipendente rispetto agli Stati Uniti dalle questioni energetiche. Pertanto, finché non verrà definitivamente riaperto lo Stretto di Hormuz - Teheran ha fatto sapere che "dopo il cessate il fuoco in Libano Hormuz è completamente aperto" - e i prezzi del petrolio non scenderanno in modo definitivo, anche i rialzi delle azioni europee procederanno con il freno a mano tirato.
Inoltre, alcuni mettono in evidenza come la Borsa americana abbia ricevuto un impulso positivo dai titoli tecnologici, soprattutto grazie alle aspettative favorevoli sui risultati trimestrali in arrivo. La componente tech dei listini europei, invece, è molto più contenuta.
Azioni europee: rischio o prudenza?
È il caso di acquistare azioni europee in questo momento, dopo la recente risalita? Gli strategist di Morgan Stanley suggeriscono di mantenere una certa cautela, poiché è possibile che il rimbalzo si prenda una "pausa tattica". A loro giudizio, pur restando ottimisti nel medio termine, il rally ha già fatto molta strada, iniziando nei settori growth di qualità per poi estendersi agli altri.
La questione dello Stretto di Hormuz resta la più delicata. Il team guidato da Marina Zavolock si aspetta una risoluzione, ma avverte che "la riapertura potrebbe richiedere tempo". In questo contesto, la banca prevede un maggiore orientamento degli investitori verso i fondamentali delle aziende, con particolare attenzione ai settori difensivi.
Infine, sarà cruciale ciò che emergerà dalle trimestrali. Finora, i primi risultati sono stati altalenanti, con il settore del lusso che ha deluso le aspettative proprio a causa della guerra, che ha frenato gli acquisti dei clienti Mediorientali. Tuttavia, osserva Morgan Stanley, il consensus sugli utili continua a crescere anziché diminuire.
La banca ritiene inoltre che l’andamento del prezzo del petrolio sarà determinante per le dinamiche degli utili nei prossimi mesi. Secondo le sue stime, con il Brent a 90 dollari al barile, gli EPS europei crescerebbero di circa il 10%. Il 70% di tale crescita sarebbe trainato dal settore energetico, in modo analogo a quanto avvenuto nel 2022 dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina.