Le azioni Boeing sono le preferite di Bernstein nel settore aerospaziale e della difesa per il 2026. Gli analisti della banca tedesca hanno alzato il loro obiettivo di prezzo da 277 a 298 dollari per azione, confidando che l’azienda intraprenda per diversi anni una ripresa sostenuta. Il target price è superiore di oltre il 20% rispetto alle quotazioni attuali alla Borsa di New York. Il team guidato da Douglas Harned è convinto che, da qui al 2030, la domanda di velivoli supererà l’offerta e che Boeing si trovi in una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza.
Gli analisti sottolineano come la produzione dei jet 737 e 787 stia aumentando in modo significativo, con un livello di 42 aerei al mese per i primi e di 8 aerei al mese per i secondi. Di questi velivoli, Bernstein stima che entro la fine del decennio Boeing avrà consegnato solo la metà degli ordini arretrati, senza considerare quelli futuri. Tuttavia, prevede un miglioramento dei margini aziendali e del cash flow, messi sotto pressione dalle maggiori spese in conto capitale legate all’espansione degli impianti.
Per l’anno in corso, gli esperti prevedono un free cash flow di “pochi miliardi”, che dovrebbe comunque contribuire a stabilizzare il sentiment del mercato dopo l’impatto negativo dell’esborso di 700 milioni di dollari per il patteggiamento con il Dipartimento di Giustizia relativo ai due incidenti mortali dei 737 MAX che hanno causato 346 morti tra il 2018 e il 2019. Gli analisti pronosticano un netto miglioramento negli anni successivi, grazie alla riduzione delle scorte e all’aumento dei tassi di produzione, con il free cash flow destinato a superare gli 11 miliardi di dollari nel 2028.
Il 2025, comunque, ha segnato un punto di svolta per il costruttore americano, che per la prima volta in sette anni ha superato il rivale Airbus negli ordini di nuovi aeromobili. Si tratta di un segnale importante in merito alla ritrovata fiducia del mercato dopo un periodo difficile.
Boeing e la difesa
Negli ultimi anni la divisione difesa di Boeing ha speso molto più di quanto incassasse, soprattutto a causa di costi extra e problemi su alcuni programmi militari, mettendo sotto pressione il flusso di cassa. Secondo gli analisti di Bernstein, però, la fase più difficile è ormai alle spalle. La vittoria della gara militare per lo sviluppo e/o la produzione dell’aereo da combattimento F-47 per le Forze armate statunitensi dovrebbe portare nuovi ordini e ricavi stabili, consentendo alla divisione di tornare a generare più cassa di quanta ne spenda a partire dal 2027.
Il miglioramento atteso non riguarda solo il programma F-47. Bernstein evidenzia come Boeing stia progressivamente risolvendo le criticità operative che avevano penalizzato contratti chiave, introducendo una maggiore disciplina sui costi e una gestione più rigorosa dei rischi nei programmi a prezzo fisso.
Inoltre, l’aumento delle tensioni geopolitiche globali e il rafforzamento dei budget militari negli Stati Uniti e nei Paesi alleati creano un contesto favorevole a nuove commesse nel lungo periodo. In questo scenario, la divisione difesa potrebbe tornare a rappresentare un pilastro di stabilità per il gruppo, affiancando la ripresa dell’aviazione commerciale.