Nelle ultime settimane il mercato obbligazionario americano ha fornito indicazioni che non possono essere trascurate, tanto per i policy maker USA che per l'intera pletora degli investitori.
Dopo il rialzo di 25 punti base deciso dalla Fed a settembre, la curva dei Treasury si è spostata verso l’alto: il 2 anni viaggia poco sotto il 4,8%, il 10 anni oltre il 5,2% e il 30 anni vicino al 5,7%. Il tratto 2-10 anni è tornato positivo, ma lo steepening arriva con rendimenti lunghi molto elevati e un premio crescente per detenere debito USA.
Un grande lupo di Wall Street come Ray Dalio ha rilanciato in questi giorni il rischio di una crisi del debito americano entro pochi anni. Il 7 ottobre il Treasury trentennale ha toccato il 5,704%, massimo da 24 anni, mentre il decennale è risalito oltre il 5,30%. Insomma, un quadro che oltre a mettere sotto pressione l'amministrazione Trump costringe anche i grandi detentori di debito USA a seguire da vicino l'evoluzione di questa partita. Tra questi Bank of America.
Bank of America e il peso di 500 miliardi di titoli HTM
Per Bank of America il tema è particolarmente sensibile per le dimensioni del portafoglio obbligazionario. Al 30 giugno 2026 il gruppo deteneva complessivamente 871,7 miliardi di dollari di debt securities. Di questi, 365,8 miliardi erano titoli contabilizzati al fair value e quindi appartenenti alla parte più flessibile del portafoglio. All’interno di questa voce, 350,9 miliardi erano Available-For-Sale (AFS), strumenti che la banca può vendere in funzione delle esigenze di liquidità, della gestione del rischio o dei movimenti dei tassi. Il loro valore di mercato a fine giugno era pari a 348,5 miliardi. Altri 14,9 miliardi erano invece costituiti da titoli contabilizzati direttamente al fair value.
La voce più grande, quella potenzialmente più pericolosa, è invece rappresentata dai 505,8 miliardi di dollari di titoli Held-to-Maturity. Se invece che al prezzo di carico BofA valutasse questi asset a valore di mercato, il loro ammontare scenderebbe a circa 423,7 miliardi di euro. La minusvalenza latente sarebbe dunque superiore agli 82 miliardi di dollari. quasi 2,8 volte gli utili totali realizzati lo scorso anno.
I nodi del portafoglio HTM
Il nodo è il rendimento e la durata di questi attivi. L’HTM di Bank of America rende mediamente appena l’1,94%, contro il 3,90% dei titoli contabilizzati al fair value. Ben 383,8 miliardi degli HTM hanno scadenza contrattuale superiore a dieci anni. Finché i titoli vengono portati a scadenza la perdita non viene realizzata, ma il capitale resta immobilizzato in strumenti che rendono molto meno dei nuovi Treasury.
Sugli MBS emerge inoltre l’extension risk: tassi sui mutui più elevati riducono i rifinanziamenti, rallentano i pre-payment e possono allungare la vita effettiva dei titoli proprio mentre i rendimenti salgono. Condizioni più restrittive possono anche aumentare le difficoltà di rimborso dei debitori e il rischio di credito complessivo della banca. Sugli agency MBS, tuttavia, capitale e interessi beneficiano della garanzia di Fannie Mae e Freddie Mac.
Tassi più alti non sono comunque automaticamente negativi per il margine d’interesse. BofA stima che uno shock parallelo di +100 punti base alla curva aumenterebbe il net interest income di circa 1 miliardo nei successivi 12 mesi. Nel secondo trimestre il NII è cresciuto del 9% a 16 miliardi, con ricavi per 31,6 miliardi e utile netto di 9,1 miliardi. Il rischio nasce dal mix tra maggiore costo della raccolta, pressione sui depositi, minore domanda di credito e capitale bloccato in titoli a basso rendimento.
Su Forecaster.biz il titolo tratta intorno a 12 volte gli utili trailing, con dividend yield poco sopra il 2%. Il consenso resta positivo, ma diversi target sono stati tagliati: UBS ha rivisto al ribasso il target price da 70 a 67 dollari, Goldman Sachs da 76 a 66 e JP Morgan da 68 a 62 dollari. I risultati del terzo trimestre sono attesi il 14 ottobre. Nel giro di pochi giorni il mercato inizierà a mettere più a fuoco l'attuale situazione.
Azioni Bank of America: trendline al test, può partire il rimbalzo?
Dal punto di vista grafico il deterioramento è evidente. Bank of America ha segnato il massimo storico a 65,22 dollari il 17 agosto e da allora ha corretto con decisione, mentre il rendimento del Treasury decennale accelerava verso nuovi massimi pluriennali. La sovrapposizione non dimostra causalità, ma segnala quanto il tema tassi sia entrato nel prezzo.
Sul weekly chart le quotazioni stanno testando la trendline rialzista costruita sui minimi di aprile 2025 e marzo 2026. È un supporto importante e, dopo il forte ribasso, può favorire un rimbalzo tecnico. Il primo segnale di reazione arriverebbe con il recupero di 55,70-56 dollari: sopra questa fascia il movimento potrebbe estendersi verso 58,50 e successivamente 61-63 dollari.
Proprio 61-63 dollari è però la fascia decisiva per lo scenario opposto. Un ritorno in quest’area senza un miglioramento del quadro sui rendimenti USA potrebbe offrire un punto interessante per strategie short o per coprire posizioni già presenti sul titolo. La logica sarebbe sfruttare un rimbalzo tecnico all’interno di una struttura ancora debole, con primi obiettivi verso 58,50 e 55,70 dollari.
Sul fronte ribassista, la perdita di 52,40 dollari aumenterebbe il rischio di estensione verso 50,35-50,65 dollari. Al contrario, una tenuta della trendline settimanale accompagnata dal recupero stabile di 58,50 renderebbe più credibile il ritorno verso 61-63. Reuters individua proprio 52,40 e 50,35-50,65 dollari come successive aree tecniche di supporto, mentre un recupero sopra 58,50 indebolirebbe l’attuale struttura ribassista.
Bank of America: strategie Long e Short con i Turbo su Scalable
I Turbo Certificate negoziabili su Scalable permettono di costruire strategie sia Long sia Short su Bank of America. In caso di conferma del supporto e recupero di 58,50 dollari, i Turbo Long possono seguire un’estensione verso 61-63 dollari. Viceversa, un rigetto di quella fascia o una rottura di 52,40 può aprire spazio a Turbo Short, anche con finalità di copertura. La scelta del knock-out deve essere coerente con il livello di invalidazione tecnica: maggiore è la leva, minore è la distanza dal knock-out e maggiore è il rischio di perdita totale del capitale investito.
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