Le azioni Adobe hanno subito una nuova battuta d’arresto a Wall Street, cedendo oltre il 5% e proseguendo il calo avviato a fine dicembre scorso. Il titolo è zavorrato dal deterioramento del sentiment degli analisti e dal riaccendersi delle pressioni competitive nel software creativo. Vediamo tutti i dettagli e la possibile strategia operativa.
Adobe: la minaccia di Apple Creator Studio
Il contesto competitivo si è ulteriormente intensificato con l’ingresso diretto di Apple nel segmento delle suite creative in abbonamento. Il gruppo di Cupertino ha annunciato il lancio di “Apple Creator Studio”, un pacchetto da 12,99 dollari al mese che riunisce applicazioni come Final Cut Pro, Logic Pro e Pixelmator Pro, con debutto previsto sull’App Store il 28 gennaio.
Il prezzo risulta nettamente inferiore ai 69,99 dollari mensili richiesti per il piano Creative Cloud Pro di Adobe, rafforzando i timori di una pressione al ribasso sul pricing, soprattutto nella fascia entry-level del mercato.
Pur non essendo un’alternativa diretta all’intero ecosistema Adobe, la proposta di Apple appare particolarmente competitiva per creator indipendenti, studenti e utenti con esigenze di base, grazie anche a forti sconti per il settore education.
Questo elemento contribuisce ad alimentare il dibattito sul possibile spostamento del settore verso modelli di prezzo più flessibili o basati sull’utilizzo, piuttosto che su licenze “per postazione”.
Adobe: pesa il downgrade di Oppenheimer
A pesare sul titolo è stato anche il downgrade di Oppenheimer, che ha abbassato il giudizio su Adobe a “Perform” da “Outperform”, rimuovendo anche il target price. Secondo l’analista Brian Schwartz, l’ascesa dell’AI generativa sta minando uno dei pilastri storici del modello di business di Adobe: l’abbonamento per utente.
La Gen AI, infatti, accelera la produzione di contenuti riducendo al contempo la crescita dei prezzi e della base abbonati, rendendo più complesso sostenere nel tempo la redditività del software tradizionale. Nonostante il downgrade, Oppenheimer ha sottolineato che il titolo appare a valutazioni contenute e potrebbe offrire opportunità interessanti nel medio periodo.
Tuttavia, la banca d’investimento ha avvertito che le prospettive per il settore delle applicazioni software nel 2026 restano sfidanti, dopo diversi anni di sottoperformance rispetto agli indici azionari più ampi. Vediamo ora il quadro grafico e la possibile strategia.
Azioni Adobe: analisi tecnica e strategie operative

Le azioni Adobe hanno raggiunto i minimi di novembre 2025, proseguendo il movimento negativo iniziato dopo il test della resistenza statica in area 362 dollari. Eventuali segnali di ripresa nell’area compresa tra i livelli orizzontali a 310 e 322 dollari potrebbero permettere l’implementazione di strategie long di brevissimo respiro contro il trend sottostante.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una potenziale fase di lateralità fino a fine mese, seguita da una possibile fase rialzista fino a metà febbraio, prima di un eventuale nuovo storno.


Il tool “Projection” della piattaforma Forecaster, con scadenza a un mese, evidenzia – nello scenario “best match” e “long”, rispettivamente le linee blu e verde, un possibile rialzo che potrebbe portare i prezzi in area 335-356 dollari (PREVEDERE I MERCATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: la nuova funzionalità di Forecaster Terminal).

Si potrebbero dunque valutare strategie long in caso di segnali di forza in area 310-320 dollari. In tal caso, il primo obiettivo di profitto di breve termine potrebbe essere posto in area 340 dollari e un secondo target in prossimità della resistenza a 362 dollari.
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