Il quantum computing è uno dei temi tecnologici che più stanno attirando l’attenzione di investitori, aziende e governi. Per anni è rimasto confinato ai laboratori di ricerca, ma oggi si sta gradualmente avvicinando al mondo reale, compresa la finanza.
Non si è ancora davanti a una rivoluzione compiuta, tuttavia il settore sta entrando in una fase in cui iniziano a emergere i primi modelli di business concreti. Per questo motivo il 2026 viene considerato da molti analisti un anno chiave: non tanto per l’adozione di massa, quanto per il passaggio dalla promessa teorica alle prime applicazioni economiche tangibili.
Dai laboratori ai mercati finanziari: perché il quantum conta davvero
Per capire perché il quantum computing susciti tanto interesse bisogna partire da una differenza fondamentale rispetto ai computer tradizionali. Questi ultimi elaborano informazioni attraverso bit che possono assumere il valore 0 oppure 1; i computer quantistici utilizzano invece i qubit, che grazie ai principi della meccanica quantistica possono trovarsi in più stati contemporaneamente.
In teoria, ciò permette di affrontare problemi estremamente complessi in modo molto più efficiente rispetto all’informatica classica. Nel mondo della finanza le possibili applicazioni sono particolarmente affascinanti. L’ottimizzazione di portafoglio, la gestione del rischio, la simulazione di scenari di mercato e la ricerca di combinazioni efficienti tra migliaia di asset sono problemi che richiedono enormi capacità di calcolo.
Anche un miglioramento limitato nella velocità o nella qualità delle simulazioni potrebbe tradursi in vantaggi economici significativi per banche, assicurazioni, fondi e società di gestione. È importante però mantenere i piedi per terra. Nel 2026 i computer quantistici non sostituiranno quelli tradizionali e non esiste ancora una “quantum advantage” generalizzata nelle applicazioni finanziarie.
Oggi il valore economico del settore si concentra soprattutto sul modello Quantum-as-a-Service (QaaS): le aziende accedono a sistemi quantistici tramite il cloud e pagano per il tempo macchina e per i servizi associati. In parallelo stanno crescendo le applicazioni verticali ad alto valore, come chimica, materiali, logistica e ottimizzazione finanziaria, dove anche piccoli vantaggi computazionali possono avere impatti rilevanti.
Investire nel quantum computing: singoli titoli e strategie operative
Per un investitore il modo più diretto di esporsi al tema è acquistare azioni delle società che sviluppano hardware e software quantistico. Qui si entra però nel territorio più speculativo del settore. Tra i cosiddetti pure-play quantistici spicca IonQ, quotata al NYSE, che utilizza la tecnologia a ioni intrappolati, considerata una delle più promettenti per stabilità dei qubit e integrazione con le piattaforme cloud.
D-Wave Quantum è specializzata nel quantum annealing, già impiegato in alcuni problemi di ottimizzazione industriale. Rigetti Computing punta su un approccio full-stack che integra chip, sistemi e servizi cloud, mentre Quantum Computing Inc. concentra la ricerca su soluzioni fotoniche e sistemi operativi a temperatura ambiente.
Queste aziende condividono alcune caratteristiche tipiche dei settori emergenti: ricavi ancora limitati, forti investimenti in ricerca e sviluppo e notevole dipendenza dal mercato dei capitali. La volatilità dei titoli può essere estrema e gli annunci tecnologici spesso influenzano i prezzi molto più dei risultati economici effettivi.
Per questo motivo un approccio prudente suggerisce di destinare al comparto solo una piccola quota del portafoglio, ad esempio l’1-3%, con un orizzonte temporale di almeno tre-cinque anni e preferibilmente entrando dopo forti correzioni di mercato.
Un’alternativa più equilibrata consiste nel puntare sulle grandi società tecnologiche che stanno investendo massicciamente nel quantum ma che possiedono business già redditizi. IBM è oggi il player più avanzato sul piano industriale, con sistemi quantistici operativi e una roadmap definita.
Alphabet continua a essere leader nella ricerca sperimentale, Amazon sviluppa chip proprietari e integra il quantum nell’ecosistema AWS, Microsoft lavora sui qubit topologici, mentre Intel investe nei qubit su silicio e nella produzione sperimentale di chip. In questi casi il quantum rappresenta una possibile fonte di crescita futura e non una scommessa binaria sulla sopravvivenza dell’azienda.
ETF tematici: la via più razionale per molti investitori
L’incertezza tecnologica è forse il principale ostacolo per chi vorrebbe investire nel settore ma non si sente in grado di scegliere il vincitore finale. In questo contesto gli ETF tematici offrono un compromesso interessante tra partecipazione al trend e diversificazione.
Uno dei prodotti più noti è il Defiance Quantum ETF (QTUM), che combina società attive nel quantum computing con aziende legate all’intelligenza artificiale, ai semiconduttori avanzati e alle tecnologie abilitanti. Questo approccio riduce il rischio specifico legato a una singola impresa e permette di beneficiare dell’intero ecosistema tecnologico che ruota attorno al quantum.
Per molti investitori un ETF può rappresentare la scelta più razionale. Questo perché si evita di concentrare il rischio su una sola tecnologia, si ottiene una diversificazione immediata e si mantiene comunque esposizione a un trend potenzialmente molto importante nel prossimo decennio.
Anche in questo caso, tuttavia, è consigliabile un approccio graduale, privilegiando gli acquisti dopo fasi di correzione dei mercati tecnologici e mantenendo un peso contenuto all’interno del portafoglio complessivo.
Premesse e promesse
Il quantum computing non è ancora una rivoluzione compiuta, ma sta iniziando a trasformarsi in un mercato emergente con primi ricavi ricorrenti e modelli di business più definiti. La vera opportunità potrebbe manifestarsi nella seconda metà del decennio, quando le applicazioni commerciali diventeranno più mature.
Secondo alcune ricerche, il valore di mercato del quantum computing potrebbe decuplicarsi da qui alla fine del decennio, passando da circa 1 a 10 miliardi di euro. Gli studi vedono una grande crescita a partire dagli anni '30, quando la tecnologia comincia a diventare più matura. Le stime suggeriscono un valore del mercato fino a 170 miliardi di dollari entro il 2040 (previsioni di Boston Consulting Group).
Tuttavia, per chi investe oggi la parola chiave non dovrebbe essere entusiasmo, bensì disciplina: esposizione misurata, diversificazione e orizzonte di lungo periodo. In finanza, come nella fisica quantistica, la velocità conta; ma conta ancora di più la capacità di gestire l’incertezza.