L’intelligenza artificiale non è una bolla speculativa, ma l’inizio di un nuovo ciclo tecnologico destinato a espandersi nei prossimi anni. È questa la posizione espressa da Simon Lin, presidente del produttore taiwanese di elettronica Wistron - partner industriale di Nvidia - secondo cui la domanda legata all’AI continuerà a crescere in modo significativo anche nel 2026.
Parlando a Taipei, Lin ha sottolineato come l'intelligenza artificiale stia diventando trasversale a tutti i settori economici: non più un fenomeno concentrato sulle big tech, ma un’infrastruttura tecnologica destinata a permeare l’intera economia. Proprio per questo, Lin ha affermato, “segnerà una nuova era”. Gli ordini dell’azienda risultano solidi già fino al 2027, con una crescita attesa quest’anno superiore a quella registrata nel 2025. Vediamo i dettagli.
AI, la domanda è solida: l’espansione produttiva e i piani di Nvidia
La visibilità sulla domanda si riflette anche negli investimenti industriali. Wistron sta completando nuovi impianti negli USA destinati alla produzione per Nvidia, con l’avvio della produzione di massa previsto nella prima metà del 2026. Parte della capacità produttiva sarà utilizzata per sostenere il piano del gruppo statunitense di costruire server per un valore che potrebbe toccare i 500 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni.
Il progetto rientra nella strategia annunciata da Nvidia di sviluppare supercomputer negli Stati Uniti: stabilimenti in Texas verranno realizzati in collaborazione con Foxconn a Houston e con Wistron a Dallas. Il progressivo reshoring della produzione segnala come l’AI stia assumendo anche una dimensione geopolitica e industriale, oltre che tecnologica.
Tra entusiasmo industriale e timori sociali
Mentre l’industria dei semiconduttori vede nell’AI una fase di espansione strutturale, sul piano sociale cresce la preoccupazione per l’impatto sul lavoro. Già al World Economic Forum, la direttrice del FMI Kristalina Georgieva aveva parlato di uno “tsunami” destinato a colpire i mercati occupazionali, con circa il 40% dei posti globali potenzialmente interessati - quota che sale al 60% nelle economie avanzate.
Diversi leader del settore tech prevedono effetti concreti già nel breve periodo, soprattutto sui ruoli junior e d’ingresso, mentre alcune stime indicano fino a 92 milioni di posti eliminati entro il 2030, compensati però dalla possibile creazione di circa 170 milioni di nuove professioni.
Una trasformazione più che boom temporaneo
Il contrasto tra le dichiarazioni di Wistron e i timori emersi di recente a Davos evidenzia la natura della fase attuale: non un boom ciclico, ma una trasformazione sistemica. Dal lato industriale, l’intelligenza artificiale appare come una piattaforma di crescita pluriennale con investimenti massicci e visibilità sugli ordini, mentre dal lato sociale, richiederà una rapida riconversione delle competenze.