Per anni la guida autonoma è sembrata una tecnologia destinata a rimanere confinata ai laboratori di ricerca o alle sperimentazioni su strada. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale, dei sensori e della capacità di elaborazione dei dati ha reso i veicoli autonomi sempre più affidabili. Ciò che mancava era un tassello fondamentale: una normativa condivisa che definisse quando e come queste auto possano circolare in sicurezza.
Dopo molti anni di incertezza, a giugno 2026 è arrivato un passo molto importante dalle Nazioni Unite. Il Forum mondiale per l'armonizzazione dei regolamenti sui veicoli (WP.29) dell'UNECE ha approvato il primo regolamento internazionale dedicato ai sistemi di guida completamente autonoma, aprendo così a una nuova fase per l'intero settore automobilistico.
Per molti osservatori il 2026 rappresenta quindi l'"anno zero" della guida autonoma, perché per la prima volta esiste un quadro normativo che consente ai costruttori di progettare, omologare e commercializzare veicoli senza conducente seguendo regole comuni a livello internazionale.
Guida autonoma: il regolamento ONU segna un punto di svolta
Il regolamento in questione ha introdotto una novità importante che riguarda i cosiddetti Automated Driving Systems (ADS). Si tratta di sistemi di guida autonoma di Livello 4 secondo la classificazione SAE. Un veicolo di Livello 4 è in grado di gestire autonomamente tutte le operazioni di guida all'interno di uno specifico contesto operativo, senza richiedere l'intervento del conducente. Ciò significa che, in determinate condizioni, il veicolo può accelerare, frenare, sterzare e prendere decisioni in autonomia.
Per ottenere l'omologazione, tuttavia, il regolamento stabilisce criteri molto rigorosi. In sostanza, i costruttori dovranno dimostrare che il livello di sicurezza sia almeno pari a quello rappresentato da un guidatore esperto. Come è possibile dimostrarlo? Occorrerà una serie di test su strada, oltre a simulazioni virtuali e verifiche approfondite su una quantità importante di scenari differenti. Ogni azienda dovrà dotarsi di un sistema certificato di gestione della sicurezza.
In pratica, tale sistema dovrà accompagnare il veicolo lungo il suo intero ciclo di vita, dalla progettazione a tutti gli aggiornamenti software successivi alla vendita. Tutti gli eventi saranno registrati attraverso l'installazione di un sistema in grado di memorizzare le informazioni durante la guida autonoma. In questo modo, potranno essere ricostruiti eventuali incidenti, verificato il comportamento del software ed eventualmente migliorati gli algoritmi una volta raccolti i dati sul campo.
Il regolamento prevede anche il monitoraggio obbligatorio in maniera costante delle prestazioni dei veicoli anche dopo la loro commercializzazione. Ciò serve per individuare con tempestività ogni anomalia riscontrata in modo da intervenire aggiornando il software.
Guida autonoma: perché serviva una normativa internazionale
Fino ad oggi uno dei principali ostacoli allo sviluppo della guida autonoma era rappresentato proprio dall'assenza di regole condivise. Ogni singolo Paese si affidava a proprie sperimentazioni e a normative nazionali. Questo creava un quadro frammentato rendendo difficile una vera pianificazione di lungo periodo per i costruttori di veicoli a guida autonoma. Se una casa automobilistica deve sviluppare un veicolo destinato a mercati con regole differenti automaticamente dovrà realizzare un progetto più complesso, con la conseguenza che i tempi si allungano e i costi aumentano.
Armonizzando la normativa, il regolamento ONU cerca di ovviare a questo problema. La sua approvazione coinvolge alcuni dei principali mercati automobilistici mondiali, tra cui l'Unione Europea, il Giappone, il Regno Unito, la Corea del Sud e altri Paesi aderenti all'accordo UNECE. Stati Uniti e Cina seguono percorsi normativi autonomi sotto certi aspetti, ma hanno contribuito allo sviluppo degli standard internazionali.
Tutto ciò significa che le case automobilistiche e i fornitori di componenti hanno la strada più libera per accelerare con gli investimenti, progettando sistemi basati su requisiti condivisi che consentono di ottenere l'omologazione. Una maggiore certezza normativa favorisce naturalmente tutto l'indotto, incluse le imprese che sviluppano chip, sensori lidar, radar, telecamere e dispositivi di intelligenza artificiale.
Alcune criticità
Il regolamento ONU non elimina però tutte le criticità. Alcune questioni fondamentali sulle quali bisogna ancora lavorare rimangono aperte, come la responsabilità legale in caso di incidente, la protezione dei dati personali, la cybersecurity e la gestione degli aggiornamenti software.
Inoltre, l'adozione su larga scala della guida autonoma richiederà investimenti significativi nelle infrastrutture digitali e nella connettività stradale, affinché i veicoli possano operare in condizioni di massima sicurezza. Per questo motivo, il nuovo regolamento rappresenta un punto di partenza e non di arrivo: il suo successo dipenderà dalla capacità di governi, autorità di regolamentazione e costruttori di collaborare per affrontare le sfide ancora irrisolte.