Mercati: le Borse rimbalzano, le materie prime perdono terreno | Investire.biz

Mercati: le Borse rimbalzano, le materie prime perdono terreno

La guerra, l'inflazione, le materie prime alle stelle sono gli elementi che hanno guidato l'andamento dei mercati durante la scorsa settimana. Quali attese ora?

Nell'ottava di Borsa appena trascorsa si è assistito ad un calo di volatilità, con un sostanzioso rimbalzo dell'S&P 500 e dei mercati europei, con FTSE Mib ed EuroStoxx 50 che sono saliti di oltre il 5%. Queste ripartenze sono al momento da considerare come un movimento tecnico quasi dovuto dopo i pesanti cali delle ultime settimane. 

Oltre alle notizie del conflitto tra Russia e Ucraina, gli investitori guardano ad altri fattori di più lungo termine come quelli relativi ad una futura recessione causata dalla contrazione dei consumi e ad una politica monetaria improntata ai rialzi dei tassi. Questi elementi non incoraggiano una crescita delle azioni e molti operatori evidenziano come la fase ascendente possa essere conclusa. 

 

Materie prime: valori ancora elevati nonostante i ribassi

Le principali materie prime hanno registrato decise discese: il petrolio Brent ha ceduto il 4% a 109 dollari al barile, mentre l'oro ha segnato una flessione del 3% portandosi a 1.920 dollari l'oncia. Questi valori restano ancora elevati: il detto "mala tempora currunt" (ci aspettano tempi duri), riassume bene la situazione del consumatore e delle aziende europee. La parola recessione inizia a circolare insistente seppur, per ora, pronunciata a bassa voce.

 

Mercato obbligazionario: curva dei rendimenti pronta all'inversione?

Per il mercato obbligazionario, la settimana si è conclusa in linea con le attese degli analisti, che si attendevano un rialzo dei tassi di 25 punti base da parte della Fed. L'istituto centrale ha fatto sapere che entro la fine dell'anno verrà incrementato il costo del denaro per altre sei volte, senza specificarne l'entità. 

Il compito delle Bance centrali è difficile: devono infatti abbassare l'indice dei prezzi al consumo senza affondare la crescuta con interventi troppo violenti. Intanto, il rendimento del titolo di Stato USA a 10 anni è al 2,15%, mentre il BTp italiano si avvicina al 2%: troppo poco considerando che i rendimenti reali sono negativi a causa dell'inflazione al 5% in Europa e all'8% in USA. Intanto, la curva dei rendimenti prelude ad una possibile inversione, che spesso è seguita da un ripiegamento del ciclo economico entro l'anno successivo. 

 

Mercato valutario: dollaro USA resta in trend rialzista

L'EUR/USD ha chiuso la settimana confermando la forza del dollaro. Questo fatto è spinto da due elementi: il primo è relativo ai rialzi dei tassi da parte della Fed, mentre il secondo riguarda un'escalation del conflitto militare in atto.  Solo le prissime ottave potranno dare indicazioni di segno opposto, per ora bisogna seguire il trend che è rialzista sul biglietto verde.

 

Franco Bandelli -   www.finanzairriverente.com



 

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