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EUR/CHF: il 15 gennaio 2015 fu il giorno del collasso

A sorpresa il Governatore della SNB Jordan rimosse il peg 1,20 su EUR/CHF e il Forex visse una delle giornate più drammatiche della storia del trading. Ecco come andò

Quella che stiamo per raccontare forse è la storia del peggior cigno nero che il mercato del trading sul Forex abbia mai visto. Il 15 gennaio del 2015 andò in scena un'esemplificazione di come in un attimo vengono rotti tutti gli equilibri e tutte le credenze che i trader sistematicamente si costruiscono. A quel punto tutte le certezze lasciano il posto al caos, dove ognuno si sente disorientato e smarrito di fronte all'assurdo.

 

15 gennaio 2015: una decisione che parte da lontano

Tutto cominciò il 6 settembre 2011 quando il Governatore della Swiss National Bank, Philipp Hildebrand annunciò il peg 1,20 per il cross EUR/CHF. In quel periodo sui mercati finanziari c'era tempesta. Era esplosa la crisi del debito dei PIIGS, gli USA provavano ad uscire dalla drammatica situazione dei mutui subprime che portò al fallimento della Lehman Brothers, ma erano ancora in piena crisi di crescita e occupazione. Gli indici azionari colavano rovinosamente a picco.

In un contesto di tale fattura, gli investitori si direzionavano tutti nella valuta rifugio per eccellenza, ossia il Franco svizzero. Tutto questo comportava un danno considerevole per l'economia elvetica perché l'enorme richiesta di franchi, rafforzando la valuta, andava a colpire duramente l'export su cui le imprese svizzere reggevano i loro profitti.

Ecco allora che il Governatore della Banca centrale svizzera fissò un limite al di sotto del quale l'istituto avrebbe costituito una diga per evitare la rivalutazione del Franco svizzero. E questo limite, nel cambio con l'Euro, fu stabilito a 1,20.

 

15 gennaio 2015: il problema Draghi

Per 4 anni il cross non scese mai al di sotto di tale soglia e ciò rappresentava una sorta di garanzia per gli operatori, i quali piazzavano ordini long in prossimità di quei livelli, certi della sorveglianza di Berna. Nel frattempo però accadde un fatto importante. Nel 2014 Mario Draghi annunciò il Quantitative Easing e l'Euro cominciò a perdere valore contro tutte le principali valute. 

Nei confronti del Franco la pressione del mercato era molto forte, ma il cambio EUR/CHF traccheggiava nei paraggi di 1,20 senza sfondare al ribasso. La ragione era molto semplice: ogni giorno dagli uffici della SNB partivano ordini in acquisto di Euro e di vendita di Franchi in quantità torrenziali per fare da contraltare alla massa enorme di denaro che il mercato metteva sulla valuta elvetica.

 

15 gennaio 2015: come mandare il mercato al collasso

Una settimana prima del disastro, nella riunione ufficiale del Consiglio dell'SNB il Governatore Thomas Jordan, succeduto a Hildebrand il 18 aprile 2012, dichiarò senza dare adito a ipotesi fantasiose che la Banca Centrale avrebbe assicurato il floor Eur/Chf a 1,20 ancora per lungo tempo e avrebbe fatto tutto quello che era nelle sue possibilità per arginare la spinta al ribasso del mercato.

Tra gli operatori, nonostante serpeggiasse il dubbio che la cosa potesse non reggere visto il linguaggio esplicito del mercato, in pochi si sarebbero mai messi contro una Banca centrale. Quel giorno del 15 gennaio 2015 però, alle ore 10:30 a mercati aperti, Jordan annunciò la rimozione del floor.

Ciò che accadde fu di una violenza indicibile. Il cross EUR/CHF in pochi minuti crollò del 40% effettuando un volo pindarico. Ci fu uno slippage di 4000 punti da 1,20 a 0,80. Gli stops che i trader avevano piazzato a ridosso di 1,20 e a protezione del capitale, furono scavalcati di netto.

I fornitori di liquidità non davano prezzi e i broker non poterono chiudere le posizioni in stop. I sistemi di automazione, che bloccano normalmente le esecuzioni in situazioni del genere, andarono in tilt. Le piattaforme di trading impazzirono. Alcuni providers applicavano spread di 6000 pips, tipo 0,2-0,8.

I conti dei vari traders andarono in rosso perché i broker non riuscirono a mandarli in margin call. Molti clienti non poterono coprire le perdite, che dovettero essere accollate dai broker. Il broker numero 1, FXCM, subì una perdita di 225 milioni di euro e fu salvato da una società finanziaria con un prestito molto oneroso. Alpari dichiarò il default. Altri ancora persero in ordine sparso dai 5 ai 60 milioni di euro. Un bagno di sangue.

 

15 gennaio 2015: un triste epilogo

Ci furono polemiche, accuse e indignazione verso il comportamento irresponsabile della Swiss National Bank e del suo Governatore. Ancora oggi Thomas Jordan giustifica quella mossa scellerata come necessaria e inevitabile. L'effetto che produsse fu però quello di una bomba sui mercati la cui detonazione ancora riecheggia tra gli operatori.

Nei corridoi di palazzo circolò poi voce che qualche giorno prima Jordan avesse avvertito Ben Bernanke, allora Presidente della Federal Reserve, di quello che aveva intenzione di fare. E che costui si fosse attivato ad informare le grosse banche d'affari americane. Ma questa è solo dietrologia, destinata a languire come le macerie di quel giorno.

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