Il coronavirus affonda le borse: è caccia ai beni rifugio

  • I casi di contagio continuano ad aumentare, gli investitori preferiscono correre ai ripari;
  • L'oro supera quota 1.580, il calo della domanda di carburante danneggia il petrolio;
  • Vittoria in Emilia del centrosinistra, il governo si ricompatta e il BTP è stabile.

Le borse nel panico

Un avvio di settimana all'insegna delle vendite in Asia con l'indice Nikkei che perde il 2%, mentre restano chiuse le borse di Cina, Hong Kong e Corea del Sud per via delle festività. Le infezioni continuano a moltiplicarsi e al momento si sono registrati 80 decessi e circa 2.700 casi di contagio, ma la sensazione è che le autorità cinesi stiano almeno in parte coprendo i dati effettivi che secondo alcuni rilevano un numero maggiore. Intanto è stato prolungato il periodo vacanziero del Capodanno lunare fino a 2 febbraio con le scuole che rimarranno chiuse per più tempo, mentre Hong Kong vieterà l'ingresso a tutte le persone che hanno visitato nelle ultime due settimane la provincia di Hubei.
La situazione, insomma, desta più di una preoccupazione destabilizzando le borse con gli operatori che preferiscono proteggersi dal rischio di fronte ad un'ondata speculativa la quale, facendo leva sul panico generale, potrebbe travolgere tutto e tutti. L'impatto sull'economia sarebbe infatti notevole, in quanto già i consumi a Pechino stanno subendo un duro colpo che potrebbe causare uno shock molto simile a quello dei dazi che ha frenato uno dei principali motori dell'economia mondiale.

Balzo dell'oro, mentre il petrolio si inabissa

Il panic selling sui mercati azionari spinge gli investitori a rifugiarsi nel metallo giallo che supera i record degli ultimi anni a 1.580 e vede obiettivi di maggiore portata. Se raggiungerà i top del 2011 sarà da vedere perché tutto dipende da quanto la bomba del coronavirus si riesca a disinnescarla, nel caso in cui la tensione dovesse prolungarsi ancora per parecchio tempo la corsa all'oro potrebbe continuare spedita, con la differenza che nel 2011 si creò una vera e propria bolla, qui la cosa avrebbe maggiore elementi di sostanza come contrapposizione forse ad una bolla costruita artificialmente sull'azionario.
Perdite diffuse sul petrolio, Brent e Wti calano entrambi del 2% con il primo che si porta sotto i 60 dollari al barile, esattamente a 59,40, il secondo al minimo da tre mesi a questa parte, cioè a 53 dollari. La limitazione dei viaggi di beni e persone comporta una contrazione di domanda di carburante nei trasporti, danneggiando soprattutto quei paesi come il Giappone che esportano molto. Dall'altro lato, però, la riduzione del costo del greggio, abbassando la spesa di carburante, compensa la riduzione di domanda favorendo lo yen che si rinforza sempre quando calano le quotazioni dell'oro nero. In tal caso la valuta nipponica è avvantaggiata soprattutto dal fatto che, essendo un bene rifugio, il clima si è molto appesantito.

Le elezioni regionali potrebbero portare stabilità sul BTP

Fallita la spallata al governatore uscente Bonaccini, il governo teoricamente potrebbe trovare un pò di ossigeno nonostante il tracollo dei 5stelle sia in Emilia che in Calabria. Se quest'ultimo fatto non alimenterà nuove polemiche nella maggioranza, i nostri titoli che negli ultimi tempi hanno vissuto qualche momento di tensione potrebbero stabilizzarsi intorno alla quotazione attuale di 140 punti di spread con i bond tedeschi. Scommettere sui BTP, in questa fase storica, potrebbe essere un'idea di trading solo nel breve, in quanto la spaccatura che comunque è già in corso tra i partiti che sostengono il governo non dà, a meno che non venga sanata, garanzie di stabilità nel lungo termine e quindi la cautela in tal caso è un qualcosa da non sottovalutare.

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