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Gigafactory Tesla: cos'è e come funziona la fabbrica del futuro

Cos’è la Gigafactory di Tesla? A cosa serve? Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla fabbrica del futuro progettata dal miliardario sudafricano Elon Musk

Che cosa è la Gigafactory di Tesla? Si tratta di uno dei tanti progetti ambiziosi di Elon Musk dopo quello di trasportare l’umanità su Marte: una gigantesca fabbrica tra le più grandi del mondo in cui Tesla fabbricherà 500mila batterie ogni anno.

In un documentario del 2026 sulla salvaguardia dell’ambiente intitolato “Punto di non ritorno – Before the Flood”, il miliardario Elon Musk, intervistato da Leonardo DiCaprio, ha spiegato per la prima volta spiegato cos’è la Gigafactory e in questo articolo spiegheremo l’ambizioso progetto di Tesla Motors completamente a impatto zero e dalle proporzioni gigantesche.

Musk ha rivelato che per soddisfare le esigenze del pianeta servirebbero 100 stabilimenti come la Gigafactory e ha approfittato per lanciare un appello ai principali governi del mondo e alle altre case automobilistiche affinché Tesla non sia l’unica azienda attiva su più fronti per le energie rinnovabili. Il genio sudafricano ha anche proposto che venga creata una tassa per velocizzare la transizione da combustibili fossili a energie rinnovabili.

 

Gigafactory Tesla: cosa sono e dove si trovano

Si ritiene che Musk abbia coniato per la prima volta il termine "Gigafactory" nel novembre 2013, quando ha detto agli investitori, durante il commento ai risultati del terzo trimestre della società, che "ci sarà bisogno di essere una sorta di giga factory" per gestire l'imminente volume di produzione del veicolo Model 3.

Musk ha continuato dicendo che l'output avrebbe dovuto essere "qualcosa che è paragonabile a tutta la produzione di ioni di litio nel mondo in una fabbrica". La parola deriva dal prefisso "giga-", che è usato per indicare una misurazione che è stata moltiplicata per un miliardo. Si ritiene che "Giga" derivi dalla parola greca "gigas", che significa "gigante". In breve, Musk sta dicendo che vuole una fabbrica davvero enorme.

L’obiettivo della Gigafactory è quello di ridurre i costi di produzione delle batterie Tesla, da quelle utili per l’energia domestica fino a quelle utilizzate sulle automobili. Secondo i calcoli di Elon Musk con 100 Gigafactory distribuite per tutto il mondo si avrebbe la copertura totale di energia sostenibile da ogni parte del pianeta. Questo fa capire cos’è la Gigafactory e di che proporzioni è il progetto di Tesla. Attualmente sono presenti quattro Gigafactories nel mondo:

 

Gigafactory 1: Questo è quello che Musk stava descrivendo nel 2013. Si trova a est di Sparks, una città del Nevada.

Gigafactory 2: Questa è la struttura del pannello solare dell'azienda che è operativa dal 2014. A partire da febbraio 2017, Tesla ha iniziato a chiamarlo "Gigafactory 2". Si trova a Buffalo, New York.

Gigafactory 3: la costruzione è iniziata nel gennaio 2019. Si trova nella zona industriale Lingang di Shanghai, la prima Gigafactory situata al di fuori degli Stati Uniti.

Gigafactory 4: alle porte di Berlino è al momento il maggior progetto industriale d’Europa ed il via operativo è previsto per il prossimo luglio.

 

Se c’è uno stabilimento che svolge un ruolo chiave nell’ambizioso piano di espansione di Tesla, è quello del Nevada. La Gigafactory con sede nel cosiddetto Silver State, infatti, è stata la prima ad essere ampliata e aggiornata proprio per permettere a Tesla di avere un numero sufficiente di batterie di fronte ai crescenti volumi di vendita.

Quando Tesla annunciò la costruzione dell’impianto disse che sarebbe stato in grado di produrre 105 GWh di celle all’anno che, una volta a pieno regime, avrebbe potuto raggiungere una capacità produttiva di 150 GWh all’anno. Questo sarebbe successo grazie ad un fine lavoro di affinamento di procedure e processi che avrebbe garantito una produttività da record.

Già adesso, con la produzione avviata per un solo 30% del massimo potenziale, è stato riferito che si producono 13 milioni di celle agli ioni di litio ogni giorno. Che stando a semplici calcoli significa che già oggi l’impianto è capace di produrre 80 GWh all’anno. Immaginatevi cosa potrà fare una volta terminati i lavori.

 

Gigafactory in Europa: alle porte di Berlino un progetto da 5,8 miliardi di euro

La Gigafactory di Tesla alle porte di Berlino è al momento il maggior progetto industriale d’Europa ed il via operativo è previsto per il prossimo luglio. Manca pochissimo, dunque. Eppure, Tesla ha sempre mantenuto un certo riserbo nel comunicare in dettaglio le cifre degli investimenti.

Sin dall’annuncio della scelta di Grünheide quale sede dell’impianto, la Casa californiana non ha mai fornito indicazioni precise sull’ammontare degli investimenti: nei documenti presentati alle autorità per ottenere le relative autorizzazioni sono state infatti inserite solo delle stime preliminari.

A seguito di una richiesta del programma "Frontal 21” dell’emittente televisiva tedesca Zdf, il Ministero dell’Economia del Brandeburgo ha rivelato le cifre messe in campo dal costruttore californiano. L’intero progetto, comprensivo anche dello stabilimento per la produzione di batterie destinato a ricevere aiuti pubblici nel quadro di un programma di sostegno europeo, movimenta risorse per un totale di 5,8 miliardi di euro.

La fabbrica tedesca, la prima della Tesla in Europa, è previsto entri in funzione a luglio anche se al momento mancano le autorizzazioni definitive e in particolare la valutazione di impatto ambientale. 

Il progetto ha ottenuto un via libera temporaneo, che in Germania consente a qualsiasi investitore di avviare i lavori di costruzione di un impianto a proprio rischio, e finora non sembra subire ritardi a dispetto di alcune indiscrezioni della stampa tedesca. Di certo non mancano continue e crescenti polemiche sull’impatto di uno stabilimento con una capacità produttiva di mezzo milione di veicoli l’anno.

Tesla sta affrontando da mesi l’opposizione di associazioni ambientaliste e di comitati cittadini non solo per le attività di disboscamento di un’area verde o per i danni causati a fauna e flora locali, ma anche per le conseguenze sulle falde acquifere. Diverse organizzazioni, infatti, temono un eccessivo uso di acqua a fini produttivi con conseguenti restrizioni per le forniture alle abitazioni della zona.

Musk ha negato possibili problemi idrici: “Fondamentalmente non siamo in una regione molto secca. Gli alberi non crescerebbero se non ci fosse l’acqua”. In ogni caso il consumo sarà rilevante. La stessa Tesla ha quantificato in 1,4 milioni di metri cubi l’anno il fabbisogno dell’impianto a pieno regime.

In sostanza la Gigafactory avrà i consumi idrici di una città di 40 mila abitanti. Ovviamente non è detto che l’impianto raggiunga il massimo del suo fabbisogno anche perché, per alleviare i timori, l’azienda ha implementato una serie di soluzioni che porteranno a ridurre i consumi del 30%.

Tuttavia, c’è anche da dire che la Tesla è arrivata a prevedere, in caso di un'ulteriore espansione delle strutture nel corso del tempo, un fabbisogno di 3,6 milioni di metri cubi, pari al 30% dei volumi idrici dell’intera area.

Le polemiche, peraltro, non sono destinate a scomparire da un giorno all’altro: poche settimane fa alcuni comitati di cittadini hanno inviato una lettera all’Ufficio statale per l’ambiente per chiedere informazioni sulla gestione dell’acqua piovana e sulle infiltrazioni dei terreni. Del resto numerosi abitati della zona utilizzano pozzi artesiani e temono di subire una diminuzione delle disponibilità e un inquinamento delle falde.

In ogni caso, per la Tesla, il problema principale sarebbe rappresentato dalle difficoltà di coprire alcune posizioni di spicco all'interno della fabbrica in costruzione a Grünheide, a pochi chilometri dalla capitale tedesca.

L'Handelsblatt parla di circa 350 posizioni ancora vacanti, per un terzo circa relative a incarichi manageriali o comunque di forte specializzazione nel campo dell'informatica e delle batterie. In molti casi, si tratta di posizioni aperte da almeno un anno e non ancora chiuse, nonostante il grande interesse per Tesla, soprattutto tra i lavoratori più giovani.

 

Non solo Tesla: Volkswagen realizzerà 6 Gigafactory in Europa entro il 2030

Anche Volkswagen accelera nella transizione energetica in vista della futura crescita della mobilità elettrica. Il gruppo tedesco ha annunciato infatti che, entro il 2030, realizzerà 6 Gigafactory in Europa, appellativo con cui oggi si chiamano i grandi impianti di produzione batterie. L’obiettivo della società è ridurre significativamente complessità e costi della tecnologia di storage per i veicoli elettrici.

Nonostante negli ultimi 10 anni la spesa media per un pacco batterie a ioni di litio si sia ridotto di oltre l’89%, questa voce pesa ancora fortemente sul totale. Accorciare il divario che attualmente esiste tra il prezzo delle auto elettriche e le possibilità economiche della maggior parte della popolazione, è un fattore chiave per il futuro del settore. Fattore su cui Volkswagen ha imperniato la propria roadmap tecnologica, presentata in occasione del suo primo Power Day. 

Durante l’evento a Herbert Diess, Presidente del Cda del Gruppo Volkswagen, ha annunciato che la casa automobilistica intende assicurarsi la fornitura di celle batteria oltre il 2025 e per farlo incrementerà la capacità produttiva a 240 GWh. “Insieme ai partner, intendiamo avere 6 Gigafatory in Europa garantendoci quindi la sicurezza dell’approvvigionamento” ha aggiunto Thomas Schmall, membro del Cda di Volkswagen.

Uno dei nuovi stabilimenti si troverà a Skellefteå, In Svezia, dove si concentrerà la produzione per il segmento celle premium. Un secondo è in programma nella città tedesca di Salzgitter. Entrambi saranno alimentati con fonti rinnovabili. Per le altre quattro gigafactory, invece, il gruppo sta ancora valutando potenziali siti e partnership.

Ma l’obiettivo non è solo essere in grado di rispondere alla futura domanda d’accumulo, ma anche farlo a costi minori. La casa automobilistica sta anche puntando ad espandere la rete di ricarica veloce. Insieme ai propri partner, Volkswagen intende rendere operativi circa 18.000 punti pubblici di ricarica rapida in Europa entro il 2025. Pari a circa un terzo della domanda totale prevista nel Vecchio Continente per lo stesso anno.

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