Criptovalute: come gli americani aggirano divieti scambi offshore | Investire.biz
Kimura Trading

Criptovalute: come gli americani aggirano divieti scambi offshore

Secondo un rapporto di Inca Digital, gli investitori americani riescono a iscriversi in account offshore degli Exchange eludendo i divieti. Ecco nel dettaglio come fanno

Gli investitori americani hanno trovato il modo per aggirare i divieti di scambio di criptovalute offshore. A rivelarlo è un rapporto inchiesta pubblicato da Inca Digital, una società di elaborazione dati al servizio della Commodity Futures Trading Commission che regolamenta i prodotti derivati aventi come sottostante le valute digitali.

L'obiettivo da parte dei mercati offshore è quello di evitare le regole restrittive imposte dal CFTC che riguardano soprattutto la protezione degli investitori, la manipolazione del mercato e le norme contro il riciclaggio di denaro. Le Borse fuori confine gestiscono decine di miliardi di dollari in questo modo, utilizzando principalmente strumenti che operano in leva come i derivati.

 

Criptovalute: come gli americani aggirano i controlli offshore

Le conclusioni a cui è arrivata l'azienda di ricerca sono state rese possibili dall'esame degli account Twitter dei trader di criptovalute. Gli utenti pubblicavano tweet evidenziando gli screenshot dei guadagni generati attraverso conti offshore e in tutto sono stati scoperti 372 soggetti americani dei 2.000 account esaminati. Questa potrebbe essere solo la punta di un iceberg, perché non tutti i trader rendono pubblica la loro attività in criptovalute tramite il social network.

Ma come facevano gli utenti ad aggirare i controlli in fase di apertura di un account? Semplice, attraverso l'utilizzo di reti private virtuali, che permettono di mascherare il Paese di origine di un utente Internet. In certe situazioni l'Exchange offshore richiedeva solamente nome, e-mail e Paese di residenza, senza che vi fosse l'obbligo di fornire alcun documento per confermare la propria identità, almeno fino a un limite di prelevamento. È chiaro quindi che in questi casi bastava mentire sullo Stato di residenza e il gioco era fatto.

 

Conti crypto offshore: gli Exchange coinvolti

Gli Exchange "incriminati" nello studio sono 7: Binance, Bitfinex, BitMEX, Bybit, FTX, Huobi e OKEx. Il maggior numero di utenti americani individuati era iscritto a FTX, che ha sede principale a Hong Kong e ha raccolto ben 900 milioni di dollari da investitori come SoftBank e Sequoia Capital.

Il broker ha affermato di aver rafforzato le sue procedure per bloccare gli iscritti provenienti dagli Stati Uniti e di aver già rimosso gli utenti sospetti. In base alle dichiarazioni dell'Amministratore Delegato dell'azienda, Sam Bankman-Fried, molte delle persone identificate come americane da Inca non erano tali e in tutto quelle reali corrispondono allo 0,01% del volume complessivo degli scambi dell'Exchange. Ad ogni modo, FTX e Inca hanno stipulato un accordo alla fine di giugno con il quale tramite la tecnologia della società di dati si è in grado di rilevare dei casi del genere per il futuro.

Nella stessa direzione si sono mossi anche gli altri broker. Ad esempio Binance, Bitfinex, Bybit e OKEx hanno tutti quanti affermato che i clienti statunitensi che erano iscritti nelle loro piattaforme offshore sono stati bloccati. In particolare, BitMEX è finita nel mirino della CFTC l'anno scorso, allorché è stata citata in giudizio per diverse violazioni normative, come ad esempio l'esecuzione di una piattaforma di trading non registrata. Nella causa però il Regolatore ha accusato l'azienda di aver concesso depositi di Bitcoin per oltre 11 miliardi di dollari, collegati a 85 mila account statunitensi.

 

Ogni opinione espressa in questi commenti è unicamente quella del suo autore, identificato tramite nickname collegato alla sua registrazione e di cui si assume ogni responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dalla pubblicazione del materiale inviato. L'utente, inviando un commento, dichiara e garantisce di tenere Investire.biz manlevata e indenne da ogni eventuale effetto pregiudizievole e/o azione che dovesse essere promossa da terzi con riferimento al materiale divulgato e/o pubblicato.

0 - Commenti