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Banche al test più duro dal 2009, le prospettive per le italiane

Il 2021 sarà un anno pieno di difficoltà per le banche italiane, a causa delle incertezze sul futuro della pandemia e dell'economia. Vediamo insieme tutti i rischi

La crisi finanziaria che dovranno affrontare le banche nel prossimo futuro sarà una sfida estremamente impegnativa. La pandemia di Covid-19 è entrata feroce dentro i bilanci degli istituti di credito facendo emergere delle crepe che fino ad oggi si pensava di addomesticare. Le chiusure delle attività produttive e la difficoltà finanziaria di famiglie ed aziende nel regolarizzare i prestiti bancari hanno riprodotto il circolo vizioso dei crediti in sofferenza.

Questo ha generato una revisione del rating generale da parte delle agenzie specializzate che per ora si è tradotta solo nel 23% dei casi in veri e propri downgrade, mentre per il 77% delle situazioni si è passati a un outlook negativo. Lo scenario è il più duro da quando scoppiò la crisi dei mutui subprime, avendo al riguardo delle similitudini pericolose. Tuttavia la capacità di resistere allo stress è migliore rispetto al 2009.

All'epoca arrivò una tempesta finanziaria di immani proporzioni che colse tutto il sistema bancario impreparato. Oggi le banche sono meglio capitalizzate e meno indebitate, grazie anche a quella crisi che impose regole e parametri più severi per prevenire l'impatto di un nuovo tsunami. A questo va aggiunta la presenza costante delle Banche centrali sempre foriere di quella liquidità che ha reso i mercati finanziari più stabili.

 

Banche: 4 grandi rischi per il 2021

I rischi di un inasprimento della situazione sono sempre all'orizzonte e le prospettive per il futuro non sono troppo rassicuranti. In un report di S&P Global Ratings viene evidenziato come il 2021 sarà l'anno più duro per tutto il settore bancario, il quale potrà essere sottoposto a 4 rischi chiave:

  • Il Covid-19 sarà ancora presente e minaccioso. L'idea di base è quella di un vaccino che riesca a coprire gran parte della popolazione mondiale e che quindi accompagni la ripresa economica. In tal caso il rating delle banche e la qualità del credito dovrebbero rimanere costanti. Se però lo scenario sarà quello di una pandemia perdurante, con una crisi sanitaria e una ripresa economica vacillante, a quel punto le conseguenze per il credito potrebbero essere nefaste;
  • Le misure di sostegno monetario e fiscale vengono meno. Finora il sistema ha retto proprio grazie all'enorme flusso di liquidità che Governi e banche centrali hanno iniettato nell'economia, favorendo il sistema del credito. Le risorse non sono infinite e se dovessero restringersi quando ancora la pandemia non è stata lasciata alle spalle, potrebbe essere un problema per gli istituti di credito. Tuttavia, è importante trovare un giusto equilibrio sulla massa di denaro da mettere in circolo. Infatti, l'eccesso di liquidità potrebbe significare troppo debito per famiglie e imprese non "mutuabili", con il rischio di surriscaldare l'economia e quindi di travolgere tutto il sistema del credito;
  • L'aumento di leva finanziaria e di default aziendali. La crisi economica ha messo in ginocchio interi settori produttivi che per rialzarsi hanno bisogno di accesso al credito sia tramite l'indebitamento sul mercato obbligazionario, sia tramite ricorso al prestito bancario. Le previsioni sono per una crescita del 103% del debito societario nel 2021, quindi l'effetto leva sul prestito potrebbe rivelarsi una bomba deflagrante, essendo che gli utili societari saranno messi sotto pressione.
  • L'arrivo di una crisi immobiliare. Per le banche è importante che vi sia una qualità degli assets a garanzia del credito. Finora il mercato immobiliare non ha destato preoccupazioni in quanto i prezzi si sono mantenuti relativamente alti. Il rischio però è che, con lo smartworking e i negozi che sono costretti a chiudere, si crei un problema di abbassamento dei prezzi degli immobili commerciali. Inoltre salari più bassi e disoccupazione crescente andranno a mettere inevitabilmente i mutuatari in una condizione di difficoltà nell'assolvere ai propri impegni con le rate del mutuo. Tutto questo per le banche non è molto rassicurante.

 

Banche: le prospettive per gli istituti italiani

In questo contesto le banche italiane ne escono abbastanza bene vuoi perché in questi ultimi anni hanno moltiplicato gli sforzi per irrobustire i bilanci, vuoi perché sono molto attive in operazioni di integrazione che tendono a creare delle sinergie di costo e a diluire il rischio dei crediti deteriorati. Lo conferma uno studio di Goldman Sachs, che mette in rilievo come la prospettiva di un vaccino e quindi della ripresa economica nel 2021 aumenti la probabilità di maggiori EPS degli istituti di credito nostrani. 

Quest'anno infatti le banche italiane hanno effettuato molti accantonamenti sulle perdite su crediti, cosa che dovrebbe ridursi l'anno venturo, incidendo in maniera positiva sulle aspettative di utile. La valutazione in Borsa delle maggiori banche del Paese poi non rispecchia i fondamentali, pertanto tutto il comparto è da ritenersi interessante.

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