Poste Italiane: origine, storia e sviluppo della società | Investire.biz
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Poste Italiane: origine, storia e sviluppo della società

Poste Italiane oggi è più solo un ente che svolge servizi postali. E' una realtà radicata in vari settori: finanziario, assicurativo e telefonico. Vediamo la sua storia

Nata come azienda autonoma che svolgeva servizi postali e telegrafici per lo Stato in regime di monopolio, Poste Italiane nel tempo è diventata una società che gestisce i più avanzati servizi bancari e finanziari, attraverso varie tappe che l'hanno dapprima fatta diventare un ente pubblico economico e in seguito società per azioni. Fino al 30 aprile 2026 ha in affidamento il servizio postale su tutto il territorio nazionale.

 

Poste Italiane: origini

Poste Italiane fu fondata nel 1862, un anno dopo l'Unità d'Italia. Con la legge dello Stato n.604 del 5 maggio tutte le aziende che svolgevano servizi postali nei vari Regni furono accorpate sotto un'Amministrazione centrale, che stabilì una tariffa unica dei servizi che era valida in ogni parte del Paese.

Inizialmente questi ultimi consistevano in raccolta, smistamento, trasporto e distribuzione di pacchi, raccomandate, assicurate, ricevute di ritorno e vaglia postali. Nel 1875 furono istituite le Casse di Risparmio Postali che raccoglievano risparmi presso il pubblico e li indirizzavano alla Cassa Depositi e Prestiti. Verso la fine del secolo nacquero la spedizione in contrassegno e il servizio di recapito espresso.

 

Poste Italiane: tra le due guerre

La prima guerra mondiale segnò un'evoluzione delle Poste Italiane in quanto vennero migliorati i servizi di spedizione, attraverso la posta aerea. Nel 1917 nacque il conto corrente postale, che fu il genitore di quello che oggi è il servizio BancoPosta. Subito dopo furono introdotti gli assegni postali e l'azienda cominciò ad aprire uffici anche all'estero. Nel 1924 furono create le prime obbligazioni emesse dalla Cassa Depositi e Prestiti, ossia i buoni fruttiferi postali, che riscossero un grande successo tra il pubblico dei risparmiatori.

Negli anni Poste Italiane era passata sotto il controllo di vari Ministeri: da quello dei Lavori Pubblici al Ministero delle Poste e Telegrafi, a quello delle Comunicazioni, fino a quando nel 1925 tutte le attività finirono sotto il controllo della nuova Azienda Autonoma delle Poste e dei Telegrafi, di appartenenza dello stesso Ministero.

 

Poste Italiane: 50 anni di evoluzione

Dopo il secondo conflitto mondiale, le Poste incrementarono i servizi finanziari e bancari, soprattutto in tema di riscossione dei pagamenti per conto dello Stato. In questo rappresentarono via via un concorrente sempre più agguerrito per tutto il sistema bancario. Negli anni '50 la RAI utilizzò la rete postale per trasmettere le trasmissioni televisive. Nel 1967 nacque il Codice di Avviamento Postale, favorendo in questo modo un maggiore automatismo nel sistema di consegna.

Grazie a una gamma sempre più fornita di servizi, il personale delle poste crebbe in maniera considerevole negli anni '70 e '80, al punto che si conta che nel 1986 il costo della sola forza lavoro equivaleva a circa il 93% delle entrate totali. Questo significava che il bilancio dell'azienda era costantemente in rosso e la criticità del deficit era avvalorata da un'improduttività per addetto che incideva sulla qualità dei servizi.

 

Poste Italiane: gli anni '90 e la trasformazione in S.p.A.

Il problema dell'inefficienza dei servizi postali italiani, soprattutto rispetto alle altre poste europee, fu affrontato dalle Autorità governative con il decreto legge n. 487 del 1º dicembre 1993, convertito dalla legge n. 71 del 29 gennaio 1994, con cui Poste Italiane da azienda autonoma divenne ente pubblico economico.

Gli obiettivi erano fondamentalmente quelli di migliorare l'efficienza produttiva e risanare il bilancio aziendale costantemente in deficit. Purtroppo il costo alto del personale rappresentava il principale fattore di perdita e da più parti giungevano pressioni perché si intervenisse in tal senso.

Il 30 gennaio 1997 il Presidente del Consiglio dei Ministri, Romano Prodi, emanò una direttiva con cui assegnava a Poste Italiane il compito di raggiungere il pareggio di bilancio attraverso l'incremento del 25% del volume del traffico postale e mediante l'aumento dei servizi svolti per la Pubblica Amministrazione.

L'obiettivo era quello di salvaguardare i posti di lavoro, evitando licenziamenti. Questa eventualità negativa fu solo rinviata. Il 28 febbraio 1998 Poste Italiane si trasformò in S.p.A. e Corrado Passera fu nominato Amministratore Delegato dal Governo Prodi. Appena insediatosi, Passera mise in piedi un piano industriale quadriennale che prevedeva il taglio di 22.000 unità lavorative, scatenando la furia dei Sindacati.

 

Poste Italiane: nuovo millennio e quotazione in Borsa

Nel 2002 Corrado Passera fu sostituito nel ruolo da Massimo Sarmi, che fu nominato altre tre volte: nel 2005, nel 2008 e nel 2011. Con Sarmi al comando la società puntò sull'innovazione tecnologica e sull'ampliamento dei prodotti e dei servizi.

Grazie alla nuova policy, il bilancio dell'azienda conseguì un utile per la prima volta nella sua storia e così fu per i successivi 10 anni. Nel frattempo crebbero sempre più i servizi finanziari dell'azienda. Nel 2003 è stata introdotta la prima carte prepagata, Postepay. Il successo soprattutto tra il pubblico più giovane fu eccezionale, al punto che diventò la carta di debito più utilizzata in Europa.

In seguito Poste Italiane si è specializzata nell'offerta di altri prodotti finanziari come mutui, prestiti personali, fondi comuni d'investimento, etf che costituiscono un'alternativa valida alle forme più tradizionali di impiego del risparmio, come libretti e buoni postali fruttiferi.

La società controllata dallo Stato non si è fermata qui. Nel comparto assicurativo ha aumentato la gamma di prodotti con Poste Vita, mentre con PosteMobile ha rappresentato la prima azienda postale al mondo a inserirsi come compagnia nella telefonia mobile.

Il 27 ottobre 2015 Poste italiane è sbarcata in Borsa, con un flottante di circa il 35% del capitale al prezzo IPO di 6,75 euro per azione. Il resto delle azioni è rimasto in mano al Ministero dell'Economia e delle Finanze per il 35% e a Cassa Depositi e Prestiti per il 29,3%. Dal 21 dicembre 2015 la società fa parte dell'indice FTSE Mib.

Oggi Poste Italiane S.p.A. consta di 5 Divisioni così raggruppate: Corrispondenza, Logistica e Pacchi, Bancoposta, Filatelia e Rete Territoriale. Ha inoltre 132 filiali, 12.845 uffici postali, 7.249 sportelli automatici, 2.117 uffici di recapito, 18 collegamenti aerei al giorno e 33.000 veicoli.

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1 - Commento

Fabio Di fiore

Fabio Di fiore - 14 novembre 12:16 Rispondi