Crac Greensill: ecco i rischi per Deutsche Bank e Commerzbank | Investire.biz
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Crac Greensill: ecco i rischi per Deutsche Bank e Commerzbank

La bufera che si è abbattuta sulla banca anglo-australiana ha creato un effetto domino per molti istituti di credito coinvolti. Vediamo chi sono e che cosa rischiano

L'ennesimo disastro finanziario che ha coinvolto la Germania e la sua Autorità di regolamentazione, la Bafin, rischia di allargarsi a macchia d'olio coinvolgendo il sistema bancario tedesco. Il mancato rinnovo delle garanzie assicurative su 4,6 miliardi di prestiti ha fatto finire in Tribunale i libri contabili di Greensill Bank, controllata tedesca di Greensill Capital, iniziando così la procedura d'insolvenza.

Le accuse verso la Bafin sono state ancora una volta perentorie: l'ente di vigilanza tedesco si è mosso con colpevole ritardo di fronte a una situazione che ora rischia di sfuggire di mano. La magistratura di Brema martedì scorso ha incaricato Michael Frege, l'avvocato che aveva gestito la liquidazione della Lehman Brothers, al ruolo di curatore fallimentare per occuparsi di un buco di 3 miliardi di euro e risarcire i creditori.

Fino ai conti del valore di 100 mila euro i clienti dell'istituto bancario sono garantiti dallo Stato tedesco, per il resto dovrà intervenire l'associazione delle banche tedesche.

 

Crac Greensill: DB e Commerzbank nei guai

Qui nascono i primi mal di pancia, perché chi sarà soprattutto chiamato a rispondere prende il nome di Deutsche Bank e Commerzbank, le quali dovranno contribuire complessivamente con 500 miliardi di euro per ripianare i conti di Greensill. Seppure i due colossi tedeschi non hanno un'esposizione diretta verso la società anglo-australiana, Deutsche Bank aveva già segnalato l'aumento dei contributi ai fondi assicurativi sui depositi come un rischio chiave nel suo rapporto annuale rilasciato la scorsa settimana.

Attualmente Greensill Bank ha 3 miliardi di depositi assicurati, dei quali 1 miliardo coperto dal fondo obbligatorio e 2 miliardi da un fondo volontario. In base ai dati rilasciati dall'Autorità bancaria europea, il fondo assicurativo obbligatorio globale constava di 3 miliardi alla fine del 2019, quindi presumibilmente un terzo di esso dovrà essere utilizzato solo per il pagamento della Greensill.

Quanto i depositanti potranno effettivamente recuperare dipende molto dal fondo volontario. In questo gioca un ruolo fondamentale l'assicuratore del commercio Tokyo Marine Holdings; a seconda della cifra che intenderà coprire si saprà il destino dei clienti della banca. Ad ogni modo la tempistica di rimborso non sarà di certo breve e potrebbero anche trascorrere dai 5 ai 10 anni prima che i creditori vengano interamente soddisfatti.

 

Crac Greensill: chi sono le altre banche coinvolte

Se Deutsche Bank e Commerzbank saranno chiamate a intervenire attraverso il fondo assicurativo, altre grandi banche internazionali sono coinvolte direttamente nella vicenda in quanto hanno investito denaro con finanziamenti all'istituto fondato da Lex Greensill.

Una di queste è il colosso giapponese SoftBank che, attraverso il fondo tecnologico Vision Fund, aveva investito 1,5 miliardi di dollari nel 2019. Sebbene abbia rifiutato di commentare, la banca con sede a Tokyo si aspetta di perdere praticamente tutto il capitale impiegato.

Un altro istituto di credito finito nei guai in questa faccenda è la banca svizzera Credit Suisse. Il mese scorso quest'ultima aveva concesso un prestito di 140 milioni di dollari durante un aumento di capitale pianificato. Di questo denaro, 50 milioni sono già stati rimborsati dal liquidatore fallimentare, ma ne rimangono ancora in ballo 90 milioni e le speranza di poterle recuperare si affievoliscono ogni minuto che passa.

L'insolvenza di Greensill ha comunque creato un terremoto all'interno della banca di Zurigo. Tre persone sono state sospese da incarichi istituzionali, mentre è notizia di questa mattina che il comparto Asset Management dell'ente bancario ha cambiato dirigente, con il responsabile Eric Varvel che verrà sostituito da Ulrich Körner, già alla guida della stessa sezione nel quinquennio che va dal 2014 al 2019. Questo è stato fatto per frenare una possibile emorragia di clienti i quali, per effetto di una perdita di fiducia nei confronti della propria banca, potrebbero "esodare" verso altri istituti.

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