Chip shortage: Apple taglia la produzione dell'iPhone 13 | Investire.biz
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Chip shortage: Apple taglia la produzione dell'iPhone 13

L'azienda di Cupertino è stata costretta a ridurre di 10 milioni la produzione del nuovo modello di iPhone a causa della crisi dei semiconduttori. Vediamo i dettagli

Brutta notizia per gli investitori di Apple: la società ha ridotto gli obiettivi di produzione dell'iPhone 13 di 10 milioni di modelli nel 2021 a causa della carenza di chip. Cupertino aveva in programma di fornire in questo ultimo trimestre 90 milioni di unità, ma la quantità dovrà essere ridimensionata. Durante l'ultima seduta di Wall Street il titolo ne ha risentito perdendo lo 0,9% e anche nell'after hours ha continuato il calo con un altro -1,33%. Dall'inizio dell'anno le azioni sono ancora in rialzo del 6,6%.

 

Apple: ridotta la produzione di iPhone 13, ecco perché

La crisi dei semiconduttori continua a mordere, con anche le più grandi aziende costrette a tagliare la produzione. Apple è uno dei maggiori compratori di chip al mondo, assolutamente indispensabili per tutti i suoi prodotti, con un potere contrattuale enorme, ma ciò nonostante i suoi principali fornitori Broadcom e Texas Instruments non riescono a starle dietro.

Il chip shortage ha avuto un peso già nella tempistica di consegna. I modelli iPhone 13 Pro e iPhone 13 Pro Max sono entrati sul mercato nel mese di settembre, ma gli ordini non potranno essere evasi per circa un mese dal sito internet.

Gli ordini attuali quindi dovranno attendere la metà di novembre per la consegna. Una notizia che potrà essere vista anche in chiave positiva, dal momento che non sembrano a rischio le festività natalizie, dove si concentra la maggior parte del fatturato aziendale.

Il problema attuale è che molto dipende dal gigante cinese Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, di cui Apple è anche cliente diretto. In buona sostanza, Broadcom internalizza poco la produzione di chip e fa affidamento soprattutto a TSMC per la costruzione dei suoi prodotti. Allo stesso modo Texas Instruments si affida all'esterno, sebbene alcuni chip li produce con fabbriche proprie.

Questo comporta che è richiesto uno sforzo del numero uno al mondo dei semiconduttori sempre più impegnativo. Al riguardo TMSC ha elaborato un maxi-piano da 100 miliardi di dollari in 3 anni per aumentare la capacità produttiva, già sfruttata al 100% delle sue possibilità.

Nel frattempo però il problema rimane e dovrà essere affrontato, anche perché vi sono segni che il chip crunch sta peggiorando. Infatti Susuqehanna Financial Group rileva che i tempi di consegna nel settore sono arrivati a una media di 21,7 settimane, in aumento da 9 mesi consecutivamente.

 

Chip shortage: passi avanti non sufficienti

L'8 novembre vi sarà un appuntamento importante. Il Dipartimento del Commercio USA invierà un questionario ai produttori di chip di tutto il mondo per cercare di capire come intervenire per risolvere il problema. In termini pratici gli Stati Uniti hanno già in cantiere un piano da 52 miliardi di dollari per supportare la supply chain del Paese.

Tutto questo si associa alla crisi energetica proveniente dalla Cina e soprattutto alle misure che Pechino dovrà adottare per rimuovere i limiti all'alimentazione di energia. Un passo avanti è stato fatto con l'innalzamento dal 10% al 20% del tetto sugli aumenti tariffari da parte dei produttori, ma probabilmente non sarà ancora sufficiente. Le restrizioni ancora pesano, come dimostra la modifica del programma di produzione di TPK Holding, uno dei fornitori di Apple, a causa della stretta del Governo locale nella provincia cinese del Fujian.

 

 

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