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Wall Street: dopo Jackson Hole storicamente si è comportata così

27 ago 2022 - 15:00

Una volta terminato il simposio annuale di Jackson Hole, gli investitori si domandano come reagiranno i mercati azionari. Ecco in proposito che cosa dice la storia

Il simposio di Jackson Hole sta giungendo al termine. Oggi si chiude la conferenza dei banchieri centrali le cui affermazioni sono passate in rassegna in questi giorni, nei quali sono emersi spunti interessanti. Tutta l'attenzione adesso è concentrata su come si muoverà Wall Street una volta terminato l'evento.
 
Se si fa un ricorso alla storia si può notare che dal 1978, nel mese successivo al primo giorno di riunione, i principali indici azionari americani sono stati mediamente in rialzo. I dati partono dal 1978 perché quello fu l'anno in cui si è svolto il primo incontro, sebbene la sede fosse Kansas City e non Jackson Hole. Nello specifico, da allora il DJIA in media ha guadagnato lo 0,3%, l'S&P 500 lo 0,5% e il NASDAQ Composite lo 0,9%.
 
 

Wall Street: cosa farà la Borsa USA dopo Jackson Hole?

Quest'anno come sarà? In realtà andrebbero fatte alcune considerazioni, essendo il 2022 un anno molto particolare. Innanzitutto, la situazione generale manifesta un'incertezza che poche altre volte si è vista, soprattutto in merito a tutta una serie di concause che hanno contribuito a mantenere un clima teso.
 
Nessuno si sarebbe mai aspettato che scoppiasse una guerra nell'Est Europa, soprattutto in considerazione degli effetti devastanti che ha generato, ovvero una crisi energetica e un'inflazione che non si conoscevano da 40 anni.
 
In questo contesto, la politica monetaria della Federal Reserve è divenuta giocoforza particolarmente aggressiva, dopo oltre un decennio di accomodamento monetario. A ciò si è accompagnato il ritorno del Covid-19 in Cina, che potrebbe far risvegliare focolai in qualsiasi momento e costringere nuovamente le Autorità governative a bloccare il Paese.
 
Inoltre, la perdurante crisi alla catena di approvvigionamento tiene le aziende sulla corda, determinando incertezza su quello che sarà il corso futuro dell'attività e dei risultati di bilancio delle aziende. Una seconda considerazione va fatta riguardo l'andamento negli ultimi mesi dei mercati azionari.
 
Dai minimi di giugno tutti i listini USA hanno registrato guadagni a due cifre, riscattandosi parzialmente da una prima metà dell'anno da incubo. Soprattutto i titoli tecnologici hanno ripreso a correre, essendo stati quelli che hanno sofferto di più l'aumento dei tassi d'interesse da parte della Fed.
 
Il punto è capire adesso se le azioni abbiano ancora benzina per procedere al rialzo, oppure se il break è finito e si riprende nuovamente con il sell-off. Sarà molto importante vedere come il mercato assorbe i messaggi di Jerome Powell che ha lanciato durante l'intervento a Jackson Hole e l'atteggiamento che assumerà di fronte al rischio.
 
Un terzo aspetto che non può essere trascurato riguarda il fatto che settembre è solitamente il mese peggiore dell'anno per il mercato azionario. Prendendo i dati dal 1928, l'S&P 500 in media è in calo dell'1%. Tuttavia, occorre dire che l'effetto settembre si è fatto sentire molto meno nell'ultimo decennio. Dal 2010 infatti vi è stato un rialzo medio delle azioni dello 0,7% in questo mese, sebbene nel 2020 e nel 2021 il principale indice azionario statunitense abbia perso mediamente il 4,3%.
 
In definitiva, mettendo insieme tutte queste considerazioni, è possibile che la storia possa essere alterata, con i mercati che magari seguiranno un andamento che forse potrebbe sorprendere gli investitori. Probabilmente le prime sedute post Jackson Hole tracceranno un percorso, perché a quel punto le Borse avranno metabolizzato quelle che saranno le reali intenzioni della Fed.
 

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