Wall Street: è davvero una bolla tech? | Investire.biz

Wall Street: è davvero una bolla tech?

30 giu 2026 - 15:10

30 giu 2026 - 15:12

Alcuni indicatori segnalano che è in corso una bolla dei titoli tecnologici a Wall Street simile a quella delle dot-com. Ma è proprio così? Vediamolo

Da diverso tempo, la comunità finanziaria è impegnata in un acceso dibattito sulle valutazioni dei titoli azionari a Wall Street. Quest'anno la Borsa americana ha aggiornato più volte i record storici, ma non sono pochi coloro che ritengono sia in corso una bolla dei titoli tecnologici simile a quella di fine anni '90.

Le vendite che negli ultimi tempi hanno colpito le società del settore dei chip e dell'intelligenza artificiale rappresentano un segnale eloquente dello scetticismo degli investitori nei confronti degli straordinari guadagni registrati da questi titoli. Quello dei chip è sempre stato un settore ciclico, nel quale alle fasi di grande espansione sono seguiti periodi, più o meno lunghi, di rallentamento. Per quanto riguarda l'intelligenza artificiale, esistono forti preoccupazioni per le ingenti spese sostenute dalle big tech e per i relativi ritorni economici.

A completare questo quadro generale, si stanno facendo sempre più concrete le possibilità che la Federal Reserve alzi i tassi di interesse per frenare le spirali inflazionistiche derivanti dall'aumento dei prezzi del petrolio.

 

Wall Street: indicatori da non sottovalutare

Alcuni indicatori accendono una spia che potrebbe essere imprudente ignorare, poiché fotografano una fragilità di fondo del mercato azionario.

Il BofA Global Research Bubble Risk, ad esempio, è uno di questi. L'indicatore elaborato dalla banca americana misura il livello di bolla raggiunto dal mercato attraverso l'assegnazione di un punteggio compreso tra 0 e 1, dove 1 indica una situazione di bolla estrema.

Attualmente, l'indice si attesta a 0,91 per il PHLX Semiconductor Sector e a 0,82 per il Technology Select Sector. Questo significa che il settore tecnologico, in particolare quello dei chip, presenta un rischio di bolla estremamente elevato.

Un altro segnale allarmante arriva dal Buffett Indicator, così chiamato in riferimento al leggendario investitore Warren Buffett. L'indicatore, che confronta la capitalizzazione totale del mercato azionario statunitense con il Prodotto Interno Lordo degli Stati Uniti, si è attestato al 218% nel primo trimestre, poco al di sotto del record del 219% registrato nel trimestre precedente. Questo significa che le valutazioni del mercato azionario statunitense hanno raggiunto livelli storicamente associati a importanti fasi di correzione.

"Osservando valutazioni, posizionamento e sentiment, tutte le misure di asimmetria e rischio stanno lampeggiando", ha dichiarato Oliver Shale, investment specialist per gli Stati Uniti presso la britannica Ruffer.

"Alcuni indicatori di valutazione hanno raggiunto livelli quasi record, mentre alcune misure del sentiment si trovano su livelli elevati. Questo non significa che la fine sia vicina, ma che si tratta di una configurazione fragile per qualsiasi mercato", ha aggiunto.

Anche i multipli di valutazione indicano livelli molto elevati rispetto alle medie storiche, eccezion fatta per il rapporto prezzo/utili, che resta il parametro più seguito a Wall Street. Il P/E non ha raggiunto i livelli estremi delle precedenti bolle speculative, anche grazie alla forte crescita degli utili. Tuttavia, Mark Spiegel, managing member e portfolio manager di Stanphyl Capital Partners, rimane scettico. "C'è un forte argomento a sostegno dell'idea che la 'E' di earnings in quei rapporti sia essa stessa una bolla non sostenibile", ha dichiarato.

 

 

BofA vede l'S&P 500 a 7.100 punti

BofA ha confermato il suo target di fine anno per l'S&P 500 a 7.100 punti. Si tratta di un livello inferiore del 4,5% rispetto all'ultima chiusura dell'indice a 7.440 punti.

L'istituto finanziario prevede un'inversione delle dinamiche di domanda e offerta a Wall Street rispetto allo scorso anno, con l'offerta destinata a prevalere. In particolare, stanno venendo meno alcuni dei fattori che finora hanno sostenuto le quotazioni della Borsa americana, ossia le politiche accomodanti della Federal Reserve, la crescita degli utili, l'aumento dei riacquisti azionari, gli afflussi di capitali da parte del governo e degli investitori e l'incremento delle operazioni di take-private.

In questo nuovo contesto, BofA predilige le azioni value a grande capitalizzazione, soprattutto quelle di società capaci di generare solidi flussi di cassa. Per quanto riguarda le aziende tecnologiche, la banca ritiene che le principali società abbiano visto "limitata la capacità di ridurre le spese senza perdere terreno nella competizione sull'intelligenza artificiale".

 

 

 

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