Osservando l'andamento dell'
EUR/USD si può tranquillamente sostenere che le previsioni fatte fino a poco tempo fa di una discesa immediata verso la parità possano essere archiviate. Almeno nel breve termine, ed a meno di eventi clamorosi, sembra difficile ipotizzare uno scenario di questa portata. Se non altro per i fattori positivi che vertono a favore della moneta unica e per i venti contrari che investono il biglietto verde.
I maxi-piani di spesa della Germania su difesa e infrastrutture, a cui potrebbero giungersi quelli dell'Unione Europea, potrebbero avere come effetto quello di
rilanciare l'economia dell'Eurozona e di allontanare la prospettiva di pesanti tagli ai tassi di interesse della
Banca Centrale Europea.
Sull'altra sponda dell'Atlantico, invece, la Federal Reserve potrebbe essere chiamata a intervenire per risollevare un'economia in recessione se, come si pensa, i dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovessero finire per indebolire l'economia USA. Una Fed più accomodante non farebbe il gioco del dollaro almeno quanto una BCE più restrittiva farebbe quello dell'euro.
EUR/USD: obiettivo 1,13 a fine 2025
Tra i pochi economisti che da inizio del 2025 prevedevano un rafforzamento dell'EUR/USD fino a 1,10 entro la fine dell'anno c'era Jason Schenker, gestore di Prestige Economics, società di ricerca e consulenza nel settore delle materie prime e dei mercati finanziari.
La sua previsione contrarian si basava in parte sui segnali di debolezza dell'economia statunitense. Ora Schenker ritiene che la coppia di valute salirà fino a 1,13 grazie all'impatto della guerra commerciale. "A causa delle incertezze delle politiche – e per effetto dell'aumento dell'incertezza tariffaria più in generale – la fiducia potrebbe venir meno", ha avvertito. "Sono più ribassista sul dollaro che sull'euro". Le sue previsioni dovrebbero allarmare i sostenitori della valuta americana, visti i precedenti di Schenker.
Dal 2011, Bloomberg News ha classificato l'analista come il previsore numero uno al mondo in 27 diverse categorie. Tra le sue profezie più di successo, ci fu quella lanciata ad agosto 2014, quando predisse che
l'euro sarebbe sceso sotto 1,20 rispetto al franco svizzero. All'epoca, la previsione fu molto azzardata e lasciò molte persone perplesse, perché l'allora governatore della Banca centrale svizzera
Thomas Jordan mise il tetto sul cambio proprio a 1,20. Si trattava di un livello che difendeva da tempo. In pochi davvero avrebbero scommesso su quanto poi successe il 15 gennaio 2015 (
EUR/CHF: il 15 gennaio 2015 fu il giorno del collasso), quando Jordan rimosse il peg facendo collassare l'
EUR/CHF.
Schenker basa le sue previsioni su metriche tradizionali come le variazioni della crescita, dell'inflazione e della disoccupazione. Ma si avvale della sua esperienza in geopolitica e nella sicurezza nazionale, in quanto fa parte del Center for Strategic and International Studies come Adjunt Fellow.