Il dollaro USA è sulla buona strada per registrare il maggior rialzo settimanale dallo scorso ottobre. Il Dollar Index è salito di circa 1,20 punti percentuali da lunedì, spinto da una serie di venti favorevoli.
I verbali della Federal Reserve di mercoledì scorso hanno messo in evidenza che i membri del FOMC sono poco inclini a tagliare i tassi di interesse, facendo capire che il prossimo presidente Kevin Warsh - che a maggio sostituirà Jerome Powell - avrà vita dura se intende attuare una politica monetaria accomodante. Anzi, alcuni responsabili politici sono propensi a un aumento del costo del denaro qualora le preoccupazioni inflazionistiche dovessero intensificarsi.
Gli ultimi dati economici degli Stati Uniti hanno mostrato lo scenario di un'economia in salute. Questo è un aspetto che la Fed inevitabilmente terrà in considerazione, prendendo coscienza del fatto che non è urgente un abbassamento imminente dei tassi per rilanciare l’economia.
A dare slancio al dollaro USA negli ultimi giorni sono stati anche i venti di guerra che soffiano nel Golfo Persico, con gli Stati Uniti pronti ad attaccare l’Iran, come minacciato dal presidente Trump. Quando le tensioni di natura geopolitica aumentano, il dollaro è sempre considerato un bene rifugio. "I mercati stanno spostandosi verso una maggiore probabilità di un confronto tra Stati Uniti e Iran", ha dichiarato Richard Cochinos, strategist valutario di RBC Capital Markets. "La pressione al rialzo sul petrolio impedisce all’euro e allo yen giapponese di essere percepiti come beni rifugio, così è il dollaro a colmare quel vuoto".
Dollaro USA: analogie con il primo mandato di Trump
La dinamica del dollaro USA durante l’attuale mandato di Trump alla Casa Bianca è molto simile a quella del primo mandato 2016-2020. Allora, dopo l’elezione del leader repubblicano nel novembre 2016, il Dollar Index iniziò a salire fino a raggiungere un picco nel gennaio 2017 a 103,82; da lì partì una discesa che lo spinse fino a un minimo di 88,15 nel febbraio 2018. La successiva ripresa fu poi stroncata dall’avvento del Covid-19 nel marzo 2020, prima di una nuova cavalcata.
Anche stavolta il biglietto verde è salito immediatamente con l’affermazione di Trump alle presidenziali di novembre 2024, per poi iniziare un calvario inasprito dalle politiche commerciali del tycoon legate ai dazi.
Cosa aspettarsi?
Seguendo la statistica appena descritta, ci si potrebbe aspettare un nuovo rally del dollaro americano. Tuttavia, gli osservatori finanziari sono divisi sulla questione. Da un lato, la persistente forza dei dati economici statunitensi potrebbe spingere gli investitori ribassisti a chiudere le loro posizioni, alimentando ulteriormente la corsa della valuta a stelle e strisce. Dall’altro lato, i dati della Commodity Futures Trading Commission evidenziano che la scorsa settimana gli operatori speculativi hanno aumentato le scommesse ribassiste sul dollaro, portandole al livello più alto dal mese di giugno.
Jane Foley, responsabile della strategia valutaria di Rabobank, è ottimista. "Anche se il mercato potrebbe non essere pronto a costruire posizioni lunghe consistenti sul dollaro, vediamo il potenziale per ulteriori ricoperture di posizioni corte se i dati USA continueranno a sorprendere al rialzo", ha detto.
Di parere opposto è invece Nathan Thooft, senior portfolio manager di Manulife Investment Management, secondo cui "il biglietto verde è destinato a indebolirsi ulteriormente nel tempo" a causa di un "trend secolare di lungo periodo al ribasso", sebbene "ci saranno orizzonti temporali più brevi in cui mostrerà forza".