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Proof of Work e Proof of Stake: cosa sono e differenze

05 giu 2021 - 15:00

Cos’è la Proof of Work? Che differenze ci sono con la Proof of Stake. Comprendiamo meglio il mondo delle criptovalute

Nell’ampio mondo delle criptovalute ci si imbatte spesso in alcuni termini come Proof of Work (PoW) e Proof of Stake (PoS) che appaiono particolarmente complicati da comprendere per chi si sta avvicinando per la prima volta a questo settore.

Sia il PoW che il PoS sono algoritmi vengono utilizzati per arrivare a ciò che viene definito nel mondo delle criptovalute come “consenso distribuito”. Vediamo dunque nel dettaglio cosa sono e quali sono le differenze tra Proof of Stake e Proof of Work e altre informazioni utili.

 

Proof Of Work: cos’è e come funziona

Il Proof of Work, o PoW, è un algoritmo che viene utilizzato da diverse criptovalute per raggiungere un accordo decentralizzato tra diversi nodi nel processo di aggiunta di un blocco specifico alla blockchain. Hashcash (SHA-256) è la funzione Proof of Work utilizzata dal Bitcoin. La criptovaluta obbliga i minatori a risolvere dei problemi matematici estremamente complessi e computazionalmente difficili per poter aggiungere blocchi alla blockchain.

Tale funzione produce un tipo di dati molto specifici che vengono utilizzati per verificare che sia stata eseguita una notevole quantità di lavoro, da qui il termine Proof of Work, ovvero “prova di lavoro”. Questo processo richiede molto tempo ed energia, ma è proprio tramite questo che i minatori sono ricompensati.

 

Proof Of Stake: cos’è e come funziona

Il Proof of Stake, o PoS, è un alternativa Proof of Work, un modo attraverso cui i nodi raggiungono un consenso. È stato proposto per la prima volta nel 2012 da un utente del forum Bitcointalk per risolvere il problema energetico relativo all’uso del PoW.

Molti studi oggi paragonano il costo dell’elettricità per la gestione e il funzionamento di un network Proof of Work come quello Bitcoin a quello di alimentazione di milioni di abitazioni negli USA. Il Proof of Stake, invece, utilizza molta meno energia ed è quindi molto più ecologico e sostenibile.

Nel modello di consenso Proof of Stake, il numero di token di valuta digitale detenuti da ciascun utente è una questione importante all’interno del sistema. Più grande è la partecipazione, ossia la quantità di token posseduti da un utente (stake), maggiori sono le probabilità che non si stia violando il sistema.

I blocchi della PoS non vengono estratti, ma coniati, a differenza dei blocchi della PoW. I partecipanti che possiedono una partecipazione significativa nei sistemi Proof of Stake vengono selezionati su base pseudocasuale per coniare i blocchi e aggiungerli alla blockchain.

Il processo di selezione entra in funzione dopo che il sistema ha analizzato diversi fattori al fine di garantire che siano selezionati solo gli individui con una quota maggiore, ma anche altri con una stake inferiore. Il Proof of Stake viene applicata generalmente alle criptovalute pre-minate, così da consentire all’utente di accedervi attraverso la partecipazione.

Ciò significa che l’offerta complessiva delle criptovalute PoS viene fissata sin dall’inizio e che non vi è alcun premio per la creazione dei blocchi, come avviene invece nella PoW. L’unico incentivo per i minatori in questo sistema è rappresentato dalle commissioni di transazione associate allo specifico blocco coniato.

 

Proof of Stake è la transizione verde delle criptovalute

Entrambe le metodologie possiedono vantaggi e svantaggi. Il Proof of Stake può essere certamente considerato il metodo di consenso più rispettoso dell’ambiente e più economico. Uno studio recente ha scoperto che la quantità totale di elettricità richiesta per mantenere funzionale la rete Bitcoin è più di quella utilizzata da oltre di 159 singoli Paesi.

Non solo questo è un male per l’ambiente, ma rallenta anche il tasso al quale le criptovalute possono aumentare la loro adozione nel mondo reale, dal momento che le bollette vengono pagate con valuta fiat. La Proof of Stake non ha bisogno di problemi molto complessi da risolvere, dunque i costi dell’elettricità per verificare le transazioni sono decisamente inferiori.

La rete Ethereum prevede di passare da Proof of Work a Proof of Stake alla fine dell’anno. Ad oggi, Bitcoin ed Ethereum rappresentano insieme circa il 90% del consumo annuale di elettricità di tutte le monete Proof of Work.

Vi è anche da dire che le blockchain Proof of Work creano involontariamente un sistema ingiusto che dà alle persone che acquistano dispositivi hardware più potenti una maggiore possibilità di aggiudicarsi la ricompensa del mining.

Nella Proof of Stake tutto ciò non succede. La PoS impedisce a gruppi di persone di unire le forze per dominare la rete solo per ottenere un profitto, chi invece contribuisce alla rete bloccando le proprie monete è invece ricompensato proporzionalmente all’importo investito.

 

Proof of Stake è il futuro

Sebbene il Proof of Stake non sia ancora particolarmente diffuso e non venga impiegato dalle principali blockchain esistenti, grazie alle sue potenzialità e ai vantaggi che comporta, si sta imponendo come metodo di consenso preferenziale.

La blockchain Ethereum che, esattamente come Bitcoin, funziona solo attraverso l’utilizzo di un sistema di consenso Proof of Work, sta lavorando a pieno regime allo sviluppo di un nuovo aggiornamento denominato Casper, che convertirà Ethereum in una blockchain Proof of Stake.

Questo vorrà dire che al termine della trasformazione il mining non farà più parte del network di Ethereum. Il passaggio a una blockchain PoS potrebbe dare a Ethereum un notevole vantaggio rispetto a Bitcoin, permettendole di godere di maggiore apprezzamento a livello internazionale, in quanto tecnologia “verde” e inoltre grazie alla possibile introduzione dell’utilizzo degli smart contract nella vita di tutte le persone, per l’esecuzione di operazioni in tempo reale.

 

 

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