Le azioni europee hanno invertito rotta e ora sono in forte rialzo, cancellando i cali di inizio seduta. Il ribaltamento è avvenuto dopo la notizia che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di aver posticipato di cinque giorni gli attacchi militari alle infrastrutture energetiche iraniane.
Da Milano a Francoforte, le Borse hanno messo il turbo perché gli investitori ora intravedono una via di uscita che, fino a questa mattina, non appariva nemmeno lontanamente. Tuttavia, l’entusiasmo potrebbe presto essere smorzato dal fatto che permane molta incertezza sulla fine della guerra tra USA e Iran, e i mercati tendono a reagire negativamente a situazioni di questo tipo.
"Finché non ci sarà chiarezza sulla durata e sull’entità del conflitto iraniano, i mercati azionari probabilmente rimarranno guidati dai titoli principali e soggetti a forti inversioni intragiornaliere", ha dichiarato Altaf Kassam, responsabile europeo della strategia e della ricerca negli investimenti presso State Street Global Advisors.
Guerra Iran: cosa ha detto Trump
Nel fine settimana, Trump aveva minacciato l’Iran di lanciare un attacco alle infrastrutture energetiche del Paese se, entro 48 ore, non fosse stato riaperto lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del petrolio e del gas scambiati a livello globale. L’ultimatum sarebbe scaduto questa sera.
A sua volta, l’Iran aveva dichiarato che, qualora gli USA avessero reso concreta la loro minaccia, Teheran avrebbe risposto con attacchi militari alle infrastrutture energetiche e agli impianti di desalinizzazione nel Golfo. L’elevata tensione aveva spinto gli investitori a correre ai ripari, liberandosi massicciamente delle azioni in portafoglio.
Oggi è arrivato il dietrofront del capo della Casa Bianca, che, in un post sulla sua piattaforma Truth Social, ha scritto di aver ordinato il rinvio di cinque giorni di qualsiasi attacco militare contro le centrali elettriche iraniane, grazie a conversazioni "MOLTO MOLTO BUONE E PRODUTTIVE" negli ultimi due giorni su una "RISOLUZIONE COMPLETA E TOTALE DELLE OSTILITÀ IN MEDIO ORIENTE". L’uso delle maiuscole è una delle tecniche utilizzate dal tycoon per cercare di rassicurare i mercati, facendo apparire una realtà con sviluppi positivi.
"Questa è certamente una notizia positiva per i mercati e stiamo assistendo alla corrispondente reazione", ha detto Geoff Yu, senior macro strategist presso Bank of New York Mellon Corp. "Supponendo che questo regga e che ci sia una strada verso una cessazione delle ostilità, possiamo aspettarci una stabilizzazione azionaria, la fine delle vendite dettate dal panico e, cosa cruciale, uno smantellamento di alcuni degli aumenti dei tassi molto aggressivi che sono stati applicati ai mercati nelle ultime sessioni".
Azioni europee: gli strategist restano ottimisti
La prospettiva di un aumento dell’inflazione e di un conseguente intervento della Banca centrale europea per alzare i tassi di interesse, nel caso in cui la guerra in Medio Oriente si prolunghi, resta una preoccupazione per gli investitori. Tuttavia, gli strategist di mercato rimangono nel complesso fiduciosi, aspettandosi un ritorno delle azioni europee verso i massimi storici.
Secondo un sondaggio realizzato da Bloomberg, i 16 strategist intervistati si aspettano, in media, che l’indice Stoxx Europe 600 chiuda l’anno circa l’11% sopra i livelli registrati venerdì scorso, a 635 punti. La più ottimista è HSBC Holdings, che vede un target a 670 punti, circa il 17% in più rispetto ai valori attuali. Tra i più pessimisti figurano TFS Derivatives e Bank of America, che prevedono un possibile calo del benchmark di circa il 2%.
"I drammatici eventi in Medio Oriente porteranno naturalmente a comportamenti ‘risk-off’ nel breve termine, ma su un orizzonte di 3, 6 o 12 mesi si dovrebbe sfruttare la debolezza per aumentare l’esposizione", ha affermato un team di JP Morgan Chase guidato da Mislav Matejka. "I conflitti militari sono imprevedibili, ma riteniamo improbabile che l’escalation duri a lungo e giudichiamo ancora costruttivo il contesto fondamentale".
Secondo gli strateghi di Goldman Sachs guidati da Sharon Bell, invece, "l’Europa resta relativamente conveniente rispetto agli Stati Uniti, ma non è più a buon mercato, offrendo un margine di sicurezza più limitato nel caso in cui i rischi geopolitici persistano o si intensifichino". In tale contesto, "continuiamo a prevedere una crescita degli utili per azione del 5% e del 7% nel 2026 e 2027, ben al di sotto del consensus (11% e 12%), ma comunque positiva secondo le nostre ipotesi".