Il petrolio WTI è volato in area 75 dollari al barile, ai massimi da ottobre 2023, prima di ripiegare in area 73 dollari, in seguito all’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, membro di OPEC+, alimentando il timore di gravi interruzioni delle forniture energetiche in Medio Oriente.
Il mercato guarda con crescente preoccupazione alla chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo più importante al mondo per il commercio petrolifero. L’Iran, quarto produttore del cartello con circa 3 milioni di barili al giorno, controlla di fatto questo snodo strategico.
Petrolio: Stretto di Hormuz al centro del rischio sistemico
Attraverso lo Stretto di Hormuz transitano oltre 14 milioni di barili al giorno, circa un terzo delle esportazioni mondiali di greggio via mare. Gran parte di questi flussi è diretta verso economie asiatiche come Cina, India, Giappone e Corea del Sud, con Pechino che riceve da questa rotta circa metà delle proprie importazioni di petrolio.
Un’eventuale chiusura prolungata metterebbe a rischio anche il 20% del commercio globale di gas naturale liquefatto, in gran parte proveniente dal Qatar e potrebbe spingere i prezzi del greggio anche oltre i 100 dollari al barile.
OPEC+ aumenta la produzione, ma il mercato resta nervoso
Nel fine settimana, l’OPEC+ ha deciso di aumentare la produzione di 206.000 barili al giorno nel tentativo di compensare eventuali interruzioni legate al conflitto. L’incremento, il primo dalla fine del 2025, mira anche a rafforzare la quota di mercato del gruppo.
Tuttavia, l’efficacia della misura del Cartello dei produttori di greggio resta incerta: eventuali blocchi logistici o attacchi alle infrastrutture energetiche potrebbero limitarne l’impatto, mantenendo il mercato in deficit di offerta.
Materie prime, petrolio WTI: cosa dice il Forecaster

Le quotazioni del petrolio WTI sono volate in area 73 dollari al barile, dopo aver toccato area 75 dollari. I prezzi al momento transitano quindi in prossimità dell’area di resistenza compresa tra i livelli statici a 75,10 e 73,20 dollari. Al netto del recente balzo, il quadro tecnico di breve termine era già impostato al rialzo dai minimi segnati a metà dicembre scorso in area 55 dollari.
Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase di rialzo fino alla fine della settimana, seguita da una potenziale fase negativa che potrebbe estendersi fino alla fine della seconda decade di marzo.


Il tool “Projection” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a un mese, evidenzia – nello scenario “best match” (linea blu) - un rialzo fino in area 85-86 dollari al barile, mentre nello scenario “long” il modello stima un rialzo in area 81 dollari, prima di un eventuale storno (PREVEDERE I MERCATI CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: la nuova funzionalità di Forecaster Terminal).

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