La "decapitazione" politica di Nicolás Maduro in Venezuela ha rischiato di destabilizzare le azioni petrolifere, vista l'importanza che riveste il Paese nel settore energetico. Anche se attualmente da Caracas arriva meno dell'1% del greggio estratto a livello globale, il Paese detiene circa il 17% delle riserve, pari a oltre 300 miliardi di barili.
Il cambio di regime in Venezuela potrebbe drasticamente cambiare le carte in tavola, riproponendo l'industria petrolifera locale, oscurata da anni di corruzione, mala gestione, sotto-investimenti, incendi e furti. Ristrutturare le infrastrutture del settore richiede decine di miliardi di investimenti e potrebbero volerci anni affinché le potenzialità della nazione siano pienamente sfruttate.
Molto dipenderà anche da quanto una nuova amministrazione sia disposta ad aprirsi ai capitali esteri. Attualmente, la produzione del petrolio è appannaggio della compagnia statale Petróleos de Venezuela S.A. (PDVSA), con Chevron come unica grande compagnia petrolifera veramente operativa nel Paese.
Azioni petrolifere: ecco dove investire
Nel 1997, la produzione venezuelana di petrolio aveva raggiunto un picco di 3,5 milioni di barili giornalieri, ma da allora è precipitata a circa 950 mila barili, di cui circa 550 mila esportati, secondo i dati di Lipow Oil Associates. Se si dovesse tornare ai fasti di un tempo, alcune aziende petrolifere potrebbero trarne vantaggio, con effetti positivi per le azioni in Borsa. Secondo gli analisti di Mizuho, sono tre i potenziali beneficiari.
Chevron
Chevron svolge attualmente un ruolo importante nella produzione petrolifera del Venezuela. L'azienda con sede a Houston controlla circa il 25% del greggio locale, impiegando circa 3.000 persone nel Paese ed esportando circa 150 mila barili al giorno di petrolio pesante verso le raffinerie della costa del Golfo degli Stati Uniti, ha affermato Lipow. La sua operatività è permessa dal governo americano attraverso una licenza speciale che consente all'azienda di essere esente dalle sanzioni USA.
Queste ultime sono state introdotte dalla Casa Bianca, che ha vietato l'accesso ai mercati venezuelani e le transazioni con PDVSA a causa delle violazioni dei diritti umani, della corruzione e dell’assenza di democrazia in Venezuela. Secondo Mizuho, il potenziale accesso ampliato alle riserve venezuelane potrebbe fornire vantaggi significativi alla major americana, sebbene i nuovi investimenti richiederebbero "tempo, capitale e garanzie di stabilità politica".
Valero Energy
Valero Energy è una delle maggiori società energetiche statunitensi, attiva soprattutto nella raffinazione del petrolio e nella produzione di carburanti. Oggi rappresenta il principale importatore di petrolio venezuelano, con una quota del 37% dell'import totale degli Stati Uniti dal Venezuela. Mizuho ritiene che l'azienda, con sede a San Antonio, Texas, potrebbe aumentare i margini di raffinazione grazie a una maggiore disponibilità della materia prima.
PBF Energy
PBF Energy è una compagnia statunitense con sede a Parsippany, nel New Jersey, attiva nella raffinazione del petrolio e nella distribuzione di prodotti petroliferi. Oggi rappresenta circa il 28% delle importazioni statunitensi dal Venezuela. Gli analisti di Mizuho vedono l'azienda ben posizionata per sfruttare un accesso più affidabile al petrolio greggio pesante, ben adatto alle sue operazioni di raffinazione.