Alphabet torna sul mercato obbligazionario con una delle operazioni più ambiziose mai realizzate da una società tecnologica: una maxi-emissione multi-valuta da oltre 31 miliardi di dollari che include anche un rarissimo bond con scadenza a 100 anni.
L’iniziativa riflette la crescente necessità di capitale per sostenere la corsa globale all’AI e la trasformazione dei big tech in operatori sempre più infrastrutturali. Vediamo tutto quello che c’è da sapere.
Alphabet (Google): cosa sapere sulle obbligazioni
Il gruppo ha già collocato circa 20 miliardi di dollari di obbligazioni negli Stati Uniti, suddivise in diverse tranche con scadenze fino al 2066, attirando ordini superiori ai 100 miliardi di dollari.
Parallelamente ha lanciato un’emissione in sterline da 5,5 miliardi di pound, all’interno della quale compare la tranche secolare da 1 miliardo: un titolo con rendimento intorno al 6% e domanda quasi dieci volte superiore all’offerta. L’operazione proseguirà anche sul mercato dei franchi svizzeri.
Un bond a cento anni rappresenta un evento estremamente raro per il settore tecnologico: l’ultima emissione simile risaliva al 1997 con Motorola. Titoli di questo tipo sono normalmente appannaggio di governi o utility regolamentate, ossia emittenti caratterizzati da flussi di cassa molto prevedibili.
Il fatto che investitori istituzionali come assicurazioni e fondi pensione abbiano mostrato forte interesse indica la fiducia nella solidità finanziaria del gruppo e nella durata della domanda legata all’AI. La scelta di raccogliere debito in più valute risponde a diverse esigenze.
Da un lato consente di ampliare la base di investitori globali evitando pressioni eccessive sul mercato in dollari, dall’altro permette di ottimizzare il costo medio del capitale sfruttando tassi talvolta più bassi, come nel caso della sterlina. Inoltre l’emissione ultra-long consente di bloccare oggi il costo del finanziamento per decenni, riducendo il rischio di rifinanziamento futuro.
Big tech e AI: emissioni obbligazionarie a 400 miliardi nel 2026
Dietro l’operazione c’è soprattutto l’esplosione della spesa per l’intelligenza artificiale. Alphabet prevede investimenti superiori a 185 miliardi di dollari per data center, chip e sviluppo della piattaforma Gemini.
Il debito a lungo termine del gruppo è già salito a circa 46,5 miliardi, pur in presenza di oltre 125 miliardi di liquidità: segno che le big tech preferiscono preservare la cassa e sfruttare la leva finanziaria in una fase di massiccia espansione infrastrutturale.
Il fenomeno non riguarda solo Google. L’intero comparto dei cosiddetti hyperscaler sta aumentando il ricorso al mercato obbligazionario: le emissioni potrebbero arrivare a circa 400 miliardi nel 2026 e oltre 630 miliardi di dollari di investimenti complessivi nell’AI.
In questo contesto, il bond secolare diventa simbolo di un cambiamento strutturale: le aziende digitali non sono più soltanto piattaforme software ad asset leggeri, ma operatori industriali che costruiscono infrastrutture di lungo periodo.
Per gli investitori, tuttavia, la forte domanda non elimina i dubbi. I ritorni economici dell’AI non hanno ancora pienamente compensato l’enorme incremento di capex e alcune emissioni, compresa quella di Alphabet, presentano poche clausole di tutela.
Il mercato sta quindi implicitamente scommettendo che la crescita generata dall’IA durerà abbastanza a lungo da giustificare un impegno finanziario lungo 100 anni.